MONDIALI: CHI PAGHERÀ LO SPETTACOLO?

Settimana scorsa abbiamo parlato dell’impronta green che il Brasile ha cercato di dare ai Mondiali di Calcio tra stadi che sfoggiano tecnologie d’avanguardia per soluzioni ecosostenibli e magliette cucite con nuovi materiali che riducono l’impatto della CO2.
Ma il fenomeno è complesso, e gli aspetti da valutare sono tanti.
I media, infatti, documentano le voci della protesta del popolo brasiliano che si innalzano nelle manifestazioni di questi giorni, spesso degenerate in scontri, in cui la gente urla che quello di cui il Brasile ha bisogno non è la coppa del mondo, ma educazione, salute e rispetto.
Questo evento, infatti, garantisce quella visibilità ideale per portare avanti le proprie rivendicazioni sociali.
Per indagare il fenomeno, abbiamo deciso di dare la parola a chi il Paese lo conosce da vicino per capire come questa gente sta vivendo i mondiali e, più in generale, avere un’opinione rispetto alle scelte del governo brasiliano intorno alle tematiche della sostenibilità.

Oggi ci risponde Nino, nato in Italia ma cresciuto in Brasile che conosce il mondo delle industrie multinazionali ma anche quello turistico-alberghiero.

Chi sei, di cosa ti occupi e qual è la tua storia legata al Brasile?
Il mio nome è Michele Lapiccirella, ma per tutti sono Nino. Sono nato in Italia, ma io vivo in Sud America da quando ero neonato: ho passato 4 anni in Paraguay e 57 in Brasile.
Ho lavorato molti anni con le industrie multinazionali, banche e una compagnia aerea. Ho lavorato in proprio nel commercio per 9 anni. Ora sto lavorando part-time come membro di una struttura turistico-alberghiera situata in zona collinare a Monte Verde (un quartiere del Comune di Camanducaia dello stato brasiliano di Minas Gerais, ndr), distante circa 180 miglia dalla città di San Paolo.
Da 3 anni e mezzo lavoro anche nell’agenzia di regolamentazione dello Stato di San Paolo, che ha per oggetto la regolamentazione e la supervisione delle questioni relative ai servizi igienici ed energia nello Stato di San Paolo. Sono un avvocato.

Il Brasile si è preparato ai mondiali attraverso interventi di riqualificazione energetica sugli edifici e le strutture…
Il Brasile investe in energia da molti anni. Principalmente nell’energia pulita. La maggior parte della energia elettrica brasiliana proviene da centrali idroelettriche, un’altra parte importante proviene dalla combustione della bagassa (la bagassa è un residuo di estrazione proveniente dalla lavorazione per frantumazione e spremitura della canna da zucchero)  e, più recentemente, si sta puntando sull’energia eolica. Circa il 3% dell’energia elettrica proviene da energia atomica e, gli ultimi due anni, a causa della prolungata siccità che interessa la regione sud-est del Brasile, gli impianti termoelettrici vengono alimentati per la maggior parte tramite gas naturale.

Pensi che questa svolta green sia positiva e porterà uno sviluppo duraturo anche per le città in generale?
Senza dubbio. Questo è l’impegno energetico del Brasile.

Quali sono gli interventi prioritari dal punto di vista delle infrastrutture in un Paese come il Brasile?
Gli investimenti in infrastrutture ferroviarie, fluviali, per l’energia solare ed eolica, per l’igiene e per ripulire fiumi inquinati situati vicino a grandi città. E soprattutto è necessario investire nell’educazione e nella salute.

Diverse città brasiliane sono state teatro di scontri e manifestazioni contro le cifre spese per ospitare questi mondiali…
E’ indubbio che all’interno dei budget a disposizione per questo grande evento siano finiti anche fondi per finanziare i partiti. La corruzione del resto è sempre esistita. Oggi è solo più evidente perché dal 1985 il Brasile ha un governo democratico. Prima di questa data vivevamo in una dittatura. Nel nostro Paese rimane ancora forte una pressione eccessiva dei sindacati legati al governo, presenti in maniera evidente anche nelle presidenze di Lula e Dilma.*

Come i Brasiliani percepiscono questo evento? Un’ occasione o come un business per pochi?
Opportunità per la visibilità del Paese al mondo. Si tratta di un business dove pochi guadagnano. Il conto sarà lasciato da pagare al popolo brasiliano.
Il paese ha speso per la costruzione di stadi costosissimi oltre 20 miliardi di dollari. Con la manifestazione dei mondiali si rientrerà solamente di circa 2 miliardi. Gli stadi sono stati costruiti in luoghi che non possono sostenere la loro esistenza.

Come un avvenimento di questa portata potrà davvero creare le basi di un futuro sostenibile e equo? Quali sono secondo te gli ingredienti per far si che ciò sia possibile?
La priorità deve essere data agli investimenti di base, nei settori che ho citato sopra. D’altra parte, 20 miliardi di dollari per un paese come il Brasile non è molto denaro. L’aspetto negativo è che questo denaro avrebbe potuto essere investito a beneficio della popolazione.
Poiché ciò che è fatto è fatto, il paese dovrebbe ottimizzare l’uso di questi stati per il beneficio della popolazione per varie altre attività culturali ed educative, e non solo per il calcio e per l’elite.

di Giulia Cattoni

In copertina: Monte Verde – MG – Brasil © Lelê Breveglieri

Note:
Luiz Inácio da Silva, soprannominato Lula, è un politico ed ex sindacalista brasiliano. Dilma Vana Rousseff Linhares è una politica ed economista brasiliana, membro del Partido dos Trabalhadores, attuale presidente eletta in carica dal gennaio 2011

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