la ricostruzione, pianificazione urbana

L’ITALIA CHE VERRA’

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono un tema assai delicato in Italia. Negli ultimi anni, infatti, il nostro Paese è stato colpito da diverse calamità naturali, ognuna delle quali ha segnato profondamente la geografia del territorio colpito. Che la causa sia stata semplicemente la natura o l’incompetenza dell’uomo non cambia il fatto che bisogna far fronte a questo problema e far si che in futuro non ci siano più gravi conseguenze per le città e per le persone che la abitano.
Ciò che è necessario oggi è creare un sistema di pianificazione urbana. Mentre le istituzioni sembrano ancora vacillare e incontrare difficoltà sull’argomento, i cittadini appaiono, invece, sempre più consapevoli che la pianificazione debba essere alla base di ogni progetto di costruzione o ri-costruzione delle città. Non è un caso che l’argomento sia stato ripreso anche in televisione dal programma Presa Diretta su RaiTre nelle ultime due settimane.

Per approfondire meglio la questione della Pianificazione Urbanistica in Italia cominciamo questa settimana un reportage di approfondimento sul tema, per chiarire cosa sta succedendo in Italia, cosa accadrà nel prossimo futuro, ma soprattutto, come dovrebbero andare le cose.
Il primo a parlare a Urbano Creativo è Carlo Malgarotto, geologo e componente del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del Magra, nella Liguria colpita dalle recenti alluvioni.

In poco più di una settimana sono stati ben tre i territori liguri a cedere sotto la spinta delle piogge. Cosa è accaduto quest’anno che non era accaduto prima? questo fenomeno può accadere nuovamente?
“Purtroppo non è accaduto solo quest’anno, ricordiamo gli eventi più recenti di Natale del 2009 e di quello del 2010, come anche il 14 agosto 2010 a Portovenere. Le condizioni metereologiche che si sviluppano attualmente con maggiore frequenza nel periodo autunnale, causano precipitazioni molto elevate in tempi estremamente brevi, che cadono su un territorio impreparato all’impatto.
Proprio le correnti occidentali, deviate dalla Corsica, fanno insistere questi cumulonembi sulla Liguria e l’alta Toscana con gli effetti visti.La ripetitività degli eventi è legata quindi al persistere di certe condizioni atmosferiche, ergo, ogni autunno c’è una elevata probabilità del ripetersi del fenomeno”.

Il post alluvione: quali sono stati i piani per la ricostruzione e la riurbanizzazione? come giudica queste iniziative?
“Non ci sono piani di riurbanizzazione, solamente si sta affrontando il tema del ripristino della viabilità e della messa in sicurezza, per quanto possibile, delle aree maggiormente colpite. Solo questi interventi hanno costi talmente elevati da non aver le risorse pubbliche necessarie.
Il mondo professionale, dopo il contributo volontario dato in emergenza,  e quello imprenditoriale si stanno impegnando insieme agli Enti per riuscire a trovare una soluzione”.

Una nota trasmissione di Rai Tre in particolare si è soffermata sui piani di ricostruzione del dopo alluvione: 
“Diciamo che non esistono dei piani di ricostruzione, semmai esistono delle concessioni edilizie già date ma con lavori non ancora terminati, alcune in aree inondate per cui (per queste ultime) si è reso necessario un approfondimento a seguito di una delibera di Regione Liguria che ha chiesto alle Autorità di Bacino, quella regionale (per le Cinque Terre) e quella interregionale del Fiume Magra (per Val di Vara e Aulla), di esprimere un parere squisitamente tecnico sulla compatibilità degli interventi con quanto accaduto, pareri espressi come richiesto a fine gennaio.

Per le future eventuali costruzioni, saranno condotti degli studi approfonditi su quanto accaduto e sulla possibilità del ripetersi, con probabile delimitazione di qualche area come non più edificabile.
La pianificazione territoriale parte proprio dai Piani di Bacino, che sono pianificazione sovraordinata (a piani regolatori comunali eccetera), il segreto sta proprio nel potenziare questi eccezionali sistemi di difesa del suolo e non relegandoli a “passacarte” per paura dei troppi vincoli al territorio”.

In queste ultime settimane il programma televisivo di approfondimento “Presa Diretta” ha cominciato ad analizzare il sistema pianificatorio italiano, mettendo in evidenza alcune storture evidenti per chi se ne occupa da anni, ma che al pubblico probabilmente non erano così evidenti. quali sono le basi per la pianificazione? cosa dovremmo fare per il futuro?
“Il problema attuale della pianificazione è una legislazione non chiara, c’è la necessità assoluta di una legge di governo del territorio organica, che assegni la filiera delle competenze, che detti le regole per la manutenzione del territorio (voce attualmente a zero nella stragrande maggioranza dei bilanci pubblici) e che dia degli strumenti di reale difesa del suolo. Solo su queste basi si potrà finalmente conoscere più approfonditamente il territorio, affrontando il problema con un approccio multidisciplinare che sappia cogliere la complessità delle dinamiche del sistema Terra.
L’attuale carenza di personale e di risorse dei servizi tecnici negli enti pubblici non facilita certo una buona pianificazione: manca completamente l’investimento nella prevenzione, che, ricordiamo, costa sempre almeno dieci volte meno dell’emergenza”.

E’ innegabile che molte amministrazioni comunali concedano il permesso a costruire per poter “fare cassa”, attraverso gli oneri di urbanizzazione. Lo fanno perchè i finanziamenti dallo stato sono sempre meno, perchè il patto di stabilità incombe, per tanti motivi. A farne le spese però è il territorio. Quali sono le possibili soluzioni?
“Al riguardo, qualche timido segnale di inversione di tendenza c’è, alcune amministrazioni comunali stanno ripensando i Piani Regolatori impedendo di fatto nuove costruzioni in buona parte del territorio; ci sono un paio di esempi proprio nella provincia della spezia. è altrettanto innegabile che i cordoni stretti dello Stato impongano agli enti locali scelte difficili, ma quanto costa avere un territorio devastato economicamente e socialmente da una alluvione e quanto costa invece prevenire con scelte di economia ambientalmente sostenibile? forse qualcuno se ne sta rendendo conto, e ci da speranza per il futuro, perché proprio la presa di coscienza di questo problema è la soluzione, imparare da quanto accaduto senza invocare sempre catastrofi e cominciare a convivere con le pericolosità, siano esse idrogeologiche, sismiche o vulcaniche, in Italia non ci manca niente. Da una parte abbiamo necessità di prevenzione tramite una corretta pianificazione territoriale, dall’altra abbiamo la necessità di piani di protezione civile partecipati”.

di Matteo Arnaboldi

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