LA GUERRA DELLE ACCISE

Questo mese parliamo di un argomento ad alto tasso “d’infiammabilità”: le accise.
Iniziamo, come sempre, dal capire cosa sono, perché si pagano e poi cercheremo di scoprire, (“scoprire” nel vero senso della parola visto che i documenti che trattano l’argomento sono tanti e ognuno di essi fa riferimento ad altrettante norme, articoli ecc.) quanto ci costano e a cosa sono destinate le entrate derivanti dalle accise stesse.
Per accisa si intende un’ imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo.
L’imposta grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell’IVA che, come avevamo visto in un precedente articolo, incide sul valore aggiunto.
Le accise più importanti, e più tristemente note, sono quelle relative ai carburanti, ai prodotti energetici, all’energia elettrica, agli alcolici e ai tabacchi.
Le accise sulla benzina, come sappiamo, sono servite in parte a “ripagare” i debiti di guerra e a finanziare la ricostruzione e riqualificazione dei territori colpiti dai disastri ambientali dal 1935 ad oggi.

Per essere precisi per ogni litro di benzina acquistato il consumatore paga:

  • 1,90 lire (0,00103 euro) per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
  • 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
  • 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011.

Il totale si aggira sui 0,39 euro/litro, a cui va aggiunta l’IVA al 21%, per un risultato di 0,48 euro/litro.
Ma non è finita qui! Dal 1999, le Regioni infatti hanno la facoltà di imporre accise regionali sui carburanti che appunto variano da Regione a Regione.
In Italia, ogni giorno, vengono erogati circa 110 milioni di litri di carburante, e questo vuole dire che circa trentacinque miliardi di euro del bilancio statale annuale sono legati all’incasso delle accise sui carburanti.

E’ lecito continuare a pensare che parte di questi fondi continuino ad essere destinati alla guerra di Etiopia del 1935 o all’alluvione di Firenze del 1966? O è giusto pensare invece che quelle entrate vengano destinate ad un altro scopo?
A queste domande purtroppo ad oggi non si riesce a dare una risposta.

Se le accise sui carburanti sono famose e molto discusse, meno note sono invece quelle su tabacchi e prodotti alcolici.
Su questi ultimi si è discusso molto ultimamente a causa di una proposta delle Commissioni Affari Costituzionali e Attività Produttive della Camera, e di un emendamento del DL Semplificazioni che prevedeva l’innalzamento della Accise della birra e prodotti alcolici a copertura delle norme per la stabilizzazione del personale della scuola –  l’emendamento in questione prevedeva l’assunzione di circa 10 mila insegnanti, con relativa stabilizzazione per tre anni.
Aumento forse giustificato ma sicuramente non gradito né ai consumatori né ai produttori, così che il Governo si è visto costretto a fare un passo indietro e a rimandare l’emendamento alla I e X Commissione della Camera dove sarà modificato. Nella vana speranza che si riesca ad accontentare entrambe le parti!

Ma come vengono utilizzate gli introiti delle accise sui tabacchi o sull’energia elettrica?
Perché una volta inserita un’accisa, nonostante dovrebbe avere un valore di straordinarietà e di emergenza, poi difficilmente viene levata?
Chi è l’organo predisposto al controllo? E il cittadino come può controllare di anno in anno a cosa sono serviti i suoi soldi?
A tutte queste domande, rinvii e rimpalli permettendo risponderò nel prossimo articolo.

Lucy

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