Soldi, tasse, monete

IVA: AMICA O NEMICA?

Ricorderemo  il 2011 soprattutto come l’anno delle grandi manovre finanziarie, dei decreti  salva Italia, dell’introduzione dell’Imu, dell’aumento dell’Iva e della lotta all’evasione fiscale.
Ma cosa vogliono dire? Come incidono nella nostra vita quotidiana? Perché io devo pagare l’IVA e il mio vicino di casa imprenditore si “scarica” tutto? Che differenza c’è tra uno scontrino vero e uno falso?  Ma soprattutto a cosa sono destinati i soldi delle tasse che paghiamo?
Rispondere a tutte queste domande non è sicuramente impresa semplice. Facciamo quindi un passo indietro e iniziamo dal principio.
Partiamo dall’Iva, la grande “nemica”.
Sappiamo tutti che quest’anno è salita al 21% e che salirà ancora fino al 23% entro il mese di  ottobre, che ogni volta che chiediamo un preventivo è sempre esclusa e sembra creata solo per farci spendere di più. Cerchiamo allora di conoscerla meglio.
L’Italia è uno dei 63 paesi al mondo che ha deciso di adottare questo sistema impositivo. L’Unione Europe,a con la direttiva 112 del 2006, rende omogenea l’imposta e stabilisce che gli Stati Membri debbano fissare l’aliquota sul valore aggiunto fra un minimo del 15% e un massimo del 25% sul valore di merci, opere o servizi.
Iva è un acronimo che sta per Imposta sul Valore Aggiunto. In pratica è l’incremento di valore  che un determinato oggetto o servizio acquisisce grazie all’intervento dei cosiddetti “fattori produttivi”: il capitale investito o il lavoro necessario per trasformare la materia prima in prodotto finito. E’ per questo che è il consumatore finale a dover pagare l’iva, mentre chi produce il bene o il servizio è di fatto neutrale, in quanto “soggetto passivo d’imposta” nell’esercizio della sua impresa.
In pratica su ogni pacco di pasta che compro al supermercato non mi limito a pagare il valore di scambio commerciale della merce, ma  pago una tassa sul processo di trasformazione che le materie prime hanno subito fino ad arrivare sugli scaffali.
Come viene riscossa dall’erario ?
Di fatto il sistema si basa quasi totalmente su scontrini, ricevute fiscali e fatture. Ecco perché  questa  è una delle imposte più facili da evadere. Oggi, martedì 24 gennaio, è arrivata l’ulteriore conferma di questo fenomeno: i dati della Guardia di Finanza dicono che ammonta a  8 miliardi di euro l’iva evasa nel 2011 in Italia (in pratica una cifra pari a un terzo della manovra finanziaria 2011/2013).
Come possiamo contribuire affinché le cose cambino definitivamente?
Quante volte è capitato di comprare qualcosa e di non ricevere in cambio lo scontrino? O di riceverlo con l’importo o i dati identificativi dell’esercente sbagliati o totalmente mancanti? Ecco: questa piccola mancanza si chiama evasione fiscale. Oltre al danno per il consumatore finale c’è anche la beffa: il prezzo del bene pagato – la pizzetta, il caffè, la maglietta… – rimane comprensivo dell’iva (il barista che non emette scontrino non fa lo sconto sul caffè). Quindi il cliente paga il giusto, ma il commerciante guadagna di più, ovvero la sua percentuale di rincaro sul bene più la percentuale d’iva che non verserà nelle casse dell’erario danneggiando la collettività con ogni mancata emissione!
E se è il libero professionista – l’avvocato, il medico, l’idraulico o il muratore – a proporre lo “sconto”, o meglio, a proporre due prezzi ben distinti (con e senza iva), facendo ben intendere che se il pagamento avvenisse in contanti non sarebbe un problema non emettere fattura o ricevuta fiscale? Al cliente sembra di risparmiare dei soldi, peccato che abbia dato il via a un girone quasi infernale di evasione fiscale, evasione sul reddito dell’imprenditore, lavoro nero…
Inoltre qualsiasi cosa accada in seguito – il lavoro è stato svolto male, un danno fatto al vicino per il tubo non aggiustato a dovere – il contribuente finale non avrà una documentazione comprovante della prestazione richiesta. E a quel punto… come richiedere un eventuale rimborso, un risarcimento, o avvalersi dell’assicurazione per i danni causati? Dalla padella alla brace: se in questi casi si riesce per vie traverse a dimostrare il servizio ottenuto, la mancanza di regolare fattura fa passare automaticamente dalla parte dell’evasore. Insomma la fattura, lo scontrino, la ricevuta fiscale possono sembrare inutili, perfino indigesti, ma devono diventare i nostri migliori amici. Sono i mezzi con cui anche noi cittadini possiamo far cambiare le cose.
Per cambiare le cose ci vuole davvero poco. Basta chiamare il numero gratuito 117 della Guardia di Finanza, raccontando la propria storia.  Oppure si può scaricare Tassa-li: www.tassa.li un’applicazione per smartphone Apple e Android, per segnalare chi non emette scontrino, chi chiede un pagamento senza emettere fattura, e così via. L’obiettivo degli sviluppatori è fornire una mappa completa degli evasori italiani, garantendo l’anonimato ai segnalatori: stavolta per cambiare le cose basta davvero un click.

Vi è mai capitato di ricevere al supermercato, al bar o al ristorante uno scontrino “non fiscale”? Questo e tutta la normativa su scontrini e fatture nella prossima puntata di Tax and the City.

Lucy

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *