CULTURA PARTECIPATIVA. L’ESEMPIO DI TRENTO

Incontri in partecipazione per la cultura. È Password, il progetto culturale che ha trasformato Trento in un’officina di idee con e per la cittadinanza lungo 12 incontri nella primavera 2012 con l’obiettivo, sul lungo periodo, di ripensare il Piano di Politica Culturale cittadino sviluppato nel 2003. Un vero e proprio momento di riflessione e “costruzione” della città e della sua cultura con i principali stakeholder del territorio, in incontri aperti al pubblico e trasmessi in streaming. I dialoghi, guidati dal prof. Paolo Dalla Sega dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, hanno spaziato dalla musica alle arti contemporanee, dagli audiovisivi alla performing art, dalle biblioteche alla scuola.
Cinque domande e temi di discussione mirati per una partecipazione costruttiva della cittadinanza che autonomamente riflette sulle tematiche proposte mentre “l’istituzione comunale rimane in ascolto e registra la discussione”, racconta il prof. Dalla Sega, per poi condividere i materiali elaborati “in rete e aperti a ulteriori approfondimenti e riflessioni a distanza della ‘città aperta’. Password come accesso, è evidente, ma anche come sinonimo di accensione, scatto, partenza di una nuova fase”, continua Dalla Sega. Nuova fase, nuovo modo di “partecipare” e “far partecipare”: “È proprio questo il senso degli incontri e dell’intera operazione Password: intraprendere un cammino di riprogettazione civica, partecipata e condivisa che segni il passaggio dalla pianificazione culturale, culture planning, al progettare culturalmente attraverso la cultura, culturally planning”, racconta Chiara Guerritore, esperta di comunicazione, che ha studiato a fondo il progetto.
Una rivoluzione che mette la cultura in testa alle priorità della città, dei suoi amministratori e cittadini. “La politica culturale di una città altro non è che la costruzione di una polis e in quanto tale è missione di tutti, interessa e appartiene a tutti e in questo senso va intesa come una progettualità non solo di contesto, ma anche e soprattutto di concerto, di relazione e di rete”, continua Chiara Guerritore. E proprio la cultura, nell’ottica di Password, è il terreno più fertile, in momento di crisi, per pensare a un progetto partecipato, “per condividere una condizione difficile costruendo comunicazione e consenso vero, perché basato su contenuti partecipati, attorno alle nuove scelte forti che questa epoca critica impone con tutta la sua forza”, afferma il prof. Dalla Sega.
Risultato dei dodici incontri oltre mille contributi dai quali sono emerse “domande nuove della cultura al Comune”, continua Dalla Sega, dove “si chiede il ‘software’ di servizi e consulenza, di formazione e comunicazione e non solo l’ ‘hardware’ di contributi e contenitori”.
Se i temi toccati hanno dato nuova linfa alla progettazione culturale e hanno fatto affiorare nuovi spunti di riflessione, l’aspetto partecipativo non è stato da meno: “La rigidità d’impianto, ad esempio il divieto di rispondere imposto ai politici, alla fine ha funzionato e costruito un nuovo clima di ascolto orizzontale inducendo la città della cultura, la città reale e non istituzionale, a prendere la parola e proporre idee, domande, questioni reali”, afferma Dalla Sega. Un punto di partenza interessante per la smart city e la gestione della città del futuro in un’ottica in cui “la rete, sfruttando la pluralità di approcci e di visioni che la caratterizzano, approderà ad una nuova rappresentazione della città che andrà perfettamente ad inserirsi nell’attuale trend di pensiero e di progetto sulla città intelligente, tra i cui parametri di valutazione spiccano la partecipazione e il senso di cittadinanza”, afferma Chiara Guerritore. Grazie al progetto Password “si è capito, nella pratica dell’incontro vero tra persone, che la smart city è davvero tale se proviene dal basso”, conclude Dalla Sega.

In copertina Trento © Teosaurio

 

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