L’ESPANSIONE URBANA

Circa un mese fa su www.urbanocreativo.it abbiamo aperto un dibattito sul tema della Pianificazione Urbana. Un approfondimento ritenuto necessario a seguito delle recenti calamità naturali che hanno colpito il nostro Paese. I cambiamenti climatici stanno infatti segnando profondamente il nostro territorio. E la pianificazione urbana diventa così un tema centrale per risolvere questo problema e per il futuro delle nostre città. Carlo Malgarotto, geologo e componente del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino del Magra, nella Liguria colpita dalle recenti alluvioni, ha dato il via al nostro approfondimento, analizzato le cause e la pericolosità dei recenti eventi climatici (leggi l’articolo). Il secondo intervento è stato invece quello dell’Onorevole Raffaella Mariani, capogruppo PD in Commissione Ambiente e Territorio, che ci ha mostrato la sua preoccupazione per la possibilità del ripetersi di disastri simili se non si porrà un freno al consumo di suolo (leggi l’articolo). Ora cercheremo di approfondire ulteriormente l’argomento, cercando di capire come le Amministrazioni si comportano a fronte di queste emergenze e, soprattutto, il perché delle loro scelte, grazie all’intervento del Senatore del PdL Alessio Butti, segretario alla Presidenza del Senato e membro dell’8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni).

In Italia negli ultimi anni i disastri naturali sono stati sempre più frequenti. Cosa sta accadendo? Perché le conseguenze sono così gravi ora?
“L’VIII Commissione Lavori Pubblici del Senato, di cui sono componente, non corrisponde all’omologa della Camera, cui compete anche la materia ambientale e di governo del territorio. Quindi non ho specifiche competenze in materia, ma mi limiterò ad alcune considerazioni generali, sperando che queste siano utili a rinfocolare il dibattito. E’ cosa nota che l’Italia è l’unico Paese europeo che si trova a dover far fronte, contemporaneamente, a molteplici rischi naturali, quali, principalmente, quello idro-geologico, sismico e vulcanico, ed effettivamente i disastri ambientali si stanno via via verificando con tempi di ritorno sempre più brevi. Negli ultimi anni sta venendo alla ribalta il problema dell’eccessiva espansione urbana e delle infrastrutture di trasporto che, assieme all’attività di estrazione dei materiali lapidei, sono causa di un mutamento paesaggistico e ambientale esteso.
E’ chiaro che fenomeni come l’erosione del terreno, l’impermeabilizzazione del suolo, la desertificazione, rendono più vulnerabili le zone maggiormente a rischio.
Il tema sicuramente non può esser messo all’ordine del giorno solo quando si verificano eventi calamitosi, ma  deve essere al centro di un’attenzione costante, che compete anche (e non da ultimo) agli enti locali”.

Alessio Butti

In queste ultime settimane il programma televisivo “Presa diretta” ha cominciato ad analizzare il sistema pianificatorio italiano, mettendo in evidenza alcune storture evidenti per chi se ne occupa da anni, ma che al pubblico probabilmente non erano così evidenti. Quali sono le basi per la pianificazione? Cosa dovremmo fare per il futuro?
“Il dato sul quale vorrei concentrare l’attenzione  è il seguente: recenti studi hanno dimostrato che in Italia l’urbanizzazione è assolutamente sganciata dalla demografia. In altre parole, esistono zone contraddistinte da decenni da stabilità demografica che, tuttavia, vedono un incremento costante del territorio urbanizzato. Intanto potrei dire che andrebbero fatti degli studi seri sull’assetto geologico del territorio ai fini della prevenzione del rischio idrogeologico e sismico e sul fenomeno della proliferazione edificatoria; in questo quadro, è chiaro che un particolare rilievo lo rivestirebbe l’aggiornamento dei registri catastali e la lotta all’abusivismo. Un’altra considerazione dettata dal buon senso riguarda la possibilità che le politiche di pianificazione territoriale e urbanistica tengano conto della “vocazione” dei suoli … E  non sempre le iniziative a favore delle energie alternative concorrono alla difesa del suolo e alla salvaguardia del paesaggio (vedi le pale eoliche che, quando sono installate su montagne composte da tufo e rocce sedimentarie che non sono in grado di sopportare simili interventi, comportano un rischio idrogeologico)”.

E’ innegabile che molte amministrazioni comunali concedano il permesso a costruire per poter “fare cassa”, attraverso gli oneri di urbanizzazione. Lo fanno perché i finanziamenti dallo stato sono sempre meno, perché il patto di stabilità incombe, per tanti motivi.  A farne le spese però è il territorio. Quali sono le possibili soluzioni?
“Vorrei che si considerasse anche il punto di vista degli amministratori locali i quali,in ogni caso, agiscono nell’ambito degli strumenti urbanistici di cui dispongono e, quindi, nell’ambito della legalità. Tutt’al più si può criticare, ove si verifichi, l’inopportunità di ulteriori concessioni edilizie allorché le previsioni sull’incremento della popolazione non si siano appurate. Poi se le imposte municipali più redditizie sono agganciate alla quantità di volumi edilizi, realisticamente non ci si può aspettare che, in tempi di crisi, i comuni non facciano ricorso a tali strumenti. Peraltro interventi di contenimento delle attività urbanistiche ed edilizie non possono non tener conto del fatto che l’industria italiana delle costruzioni è una delle poche che non è in declino e che, anzi, per molti anni è stata il settore trainante dell’economia italiana. Dal mio punto di vista, ritengo che dovrebbero rivedersi gli strumenti urbanistici nell’ottica della realtà del Paese, che passa da un periodo di euforia all’attuale periodo recessive”.

 

di Matteo Arnaboldi

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