GIOCHI D’ALTA SOCIETA’

Mi spiace, ma non può passare!

Scusi… Scusi se vuole fare foto deve fermarsi alle transenne: la zona Olimpica è off-limits.

No signora, anche i residenti non possono transitare in macchina.

Per motivi di sicurezza, l’area degli stadi rimarrà riservata, fino al termine dei Giochi, a coloro in possesso di biglietti.

Sentendo tutti questi “non si può”, “non si passa”, “non si fa” ripetuti senza sosta dagli agenti di sicurezza appostati cagnescamente all’entrata di ogni varco del Parco Olimpico, quasi non ci si crede. Non dovevano essere i Giochi di Londra, dei Londinesi e dei Britannici come avevano promesso? Non avevano ringraziato tutti, ma proprio tutti, quel 6 luglio di 7 anni fa, istituendo addirittura il “Thank you London, Thank you UK Day” e impegnandosi a far diventare le Olimpiadi un progetto per la comunità? Dove sono finite le responsabilità prese, quando lo stadio Olimpico, senza biglietto in mano, lo si può al massimo vedere da un chilometro di distanza? O quando, un quartiere intero, i suoi terreni e le sue comunità, sono state smembrate e date in pasto a privati, multinazionali e grandi marchi commerciali perché venissero sfruttati a piacimento?

Così si prepara la capitale inglese alle sue Olimpiadi. Divisa tra i pochissimi che le hanno organizzate e si godranno i ricavi, tra i fortunati che le gusteranno dal vivo, a un prezzo esorbitante, e tra la moltitudine che seguirà qualche gara via Sky.

Com’è cambiata Londra e come sono cambiati i suoi abitanti in vista delle Olimpiadi? Quest’ultimi sicuramente sono un po’ meno ricchi, visto che la spesa per questo mega-evento è lievitata dai 3 miliardi preventivati all’inizio, a ben 29, secondo i dati di Sky Sport. Miliardi che, rapidamente evaporati i capitali privati, ricadranno per intero sulle spalle dei contribuenti inglesi. E la città? Per alcuni è più sicura, ma provando a guardare da un altro punto di vista è solo “in guerra”.  Londra 2012, infatti, sarà la prima Olimpiade militarizzata.

Basta dare uno sguardo a qualche dato legato allo schieramento di forze. Come i 13.500 soldati inglesi (più di quanti stanziati in Afghanistan e Libia) che pattuglieranno la Greater London o le 13.000 guardie private, assunte e addestrate per “rassicurare” cittadinanza e spettatori. O ancora il migliaio di agenti speciali, segreti e non (Scotland Yard e FBI per fare due nomi) addetti a scandagliare, nei minimi particolari, tutte le possibili minacce. Per un totale di (stime al ribasso) 49.000 forze di sicurezza da schierare sul campo e nelle vicinanze.

Per non parlare dell’arsenale messo a disposizione da RAF e Royal Navy o l’effetto panopticon, o più volgarmente da “Grande Fratello”, causato dalle onnipresenti CCTV. Fino, giù giù, ai corsi gratuiti d’antiterrorismo offerti a rivenditori d’hot dog e “baracchinari” nella zona del Villaggio Olimpico. A guardare questi numeri è chiaro che le Olimpiadi saranno il più vasto schieramento di forze e mezzi militari dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ma perché arrivare a tutto questo? Perché Londra, più che città Olimpica, sarà città militarizzata, cinta in stato d’assedio (volontario) da una possibile minaccia non identificata?

Il Guardian, uno dei pochi “pool” inglesi d’intellettuali capaci di guardare oltre, ha spiegato, dalle sue pagine, che gli interessi economici dell’industria della sicurezza son diventati talmente rilevanti da influenzare le scelte dei governi e condizionare i comportamenti dei cittadini. Niente di  più vero. Ma per colpire il bersaglio, rimanendo nel generico, basterebbe considerare cosa son diventati i Giochi Olimpici negli ultimi decenni. Una parata di sponsor multinazionali, di atleti spremuti dai quali ottenere prestazioni sovrumane, di spettatori selezionati e/o disposti a pagare cifre esorbitanti per un turno di qualificazione di badminton (con tutto il rispetto per il badminton, é oggettivamente eccessivo spendere dai 20 ai 75£ per un preliminare) e di regole e sicurezza orwelliane.

Certo il ricordo del 7/7 (più che dell’11/9), giorno degli attentati del 2005, giorno successivo all’incoronazione a città Olimpica, é ancora vivo nella memoria dei londinesi. Però non é certamente un caso se il parere generale, riguardo ai Giochi, del Mr. Smith o Ms. Brown di turno, non sia così entusiasta riguardo alla propria partecipazione. Gli stessi sondaggi, condotti dalla BBC e pubblicati negli ultimi mesi, sono alquanto sconfortanti: interesse ai minimi storici, un’opinione negativa rivolta verso le esorbitanti spese compiute dal Governo e una diffidenza generale nei confronti dell’eredità che queste Olimpiadi lasceranno a Londra e all’Inghilterra tutta. Per non parlare del vero e proprio scollamento tra nord della nazione e area della capitale. In parole povere, a un disoccupato di Leeds, come a uno di Manchester, non ne andrà in tasca niente.

Magari, nei prossimi decenni si sprecheranno complimenti alle Olimpiadi londinesi e assurgeranno a standard per i futuri Giochi, come accade oggi con l’edizione di Sydney 2000. Ora come ora sembrano però indirizzate verso uno spettacolo per eletti, lontano dalla comunità che lo ospita e incapace di portarne benefici che non siano d’immagine o, ancor peggio, di facciata.

Forse sarà nel suo carattere elitario, e non rispetto alla ekecheiria, il vero richiamo ai Giochi Olimpici dell’Antichità. Alle cui celebrazioni potevano partecipare solo maschi, liberi e in grado di parlare greco.

di Marco Canepari

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