Commissione VIII durante i lavori

AMBIENTE E TERRITORIO: COSA CAMBIA CON IL NUOVO GOVERNO

“Penso a tutta la partita della green economy, allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla gestione intelligente del ciclo dei rifiuti, alla tutela e alla valorizzazione del nostro straordinario patrimonio ambientale”. Tante sono le idee che Chiara Braga, deputato parlamentare PD appartenente alla Commissione VIII Ambiente e Territorio, ha in mente per il 2012. Un anno iniziato forse non nel migliore dei modi. Il recente cambio di governo, la precaria stabilità politica e la crisi economica che continua a pesare sulle casse italiane e non solo, sicuramente non rendono facile il lavoro della Commissione. Braga ci racconta, quindi, che anno sarà quello che ci aspetta e quali sono gli obiettivi che la Commissione Ambiente e Territorio si è prefissata di raggiungere.

Il 2012 che anno sarà per la Commissione Ambiente e Territorio?
“Il 2012 si apre come un anno di grandi opportunità per il lavoro del Parlamento, e di conseguenza anche per la Commissione VIII della Camera, che si occupa di ambiente e territorio. I temi di cui ci occupiamo possono avere un ruolo decisivo nel concorrere al rilancio della nostra economia, in questa fase di grande difficoltà. Penso a tutta la partita della green economy, allo sviluppo delle energie rinnovabili, alla gestione intelligente del ciclo dei rifiuti, alla tutela e alla valorizzazione del nostro straordinario patrimonio ambientale. Di fronte a noi abbiamo poi problemi non più rinviabili, per la loro drammatica attualità. Mi riferisco in particolare al tema della difesa del suolo. Tutti noi abbiamo negli occhi le immagini, purtroppo sempre più frequenti, dei disastri derivanti dal dissesto idrogeologico, che toccano tutte le aree del nostro Paese e a cui rispondiamo sempre con misure ex post, di gestione dell’emergenza, anziché di prevenzione e riduzione del rischio. Su questi temi la nostra Commissione ha lavorato molto, anche negli anni scorsi, ma i risultati non sono stati soddisfacenti, sia a causa della mancanza di fondi, sia per una certa difficoltà di rapporto con il Governo. Credo invece che, paradossalmente, proprio in questo momento di scarsità di risorse pubbliche sia il momento di fare con coraggio un salto di qualità anche nelle politiche territoriali ed ambientali, imboccando senza riserve la strada dell’innovazione. In questo il contributo che può venire dalla Commissione Ambiente e Territorio sarà, mi auguro, all’altezza dell’obiettivo”.

Chiara Braga

Con il recente cambio di Governo, è cambiato qualcosa nei vostri progetti?
“Direi proprio di sì, anche se il nuovo Governo si è insediato da poco e c’è stato giusto il tempo solo per una prima audizione dei Ministri sulle linee programmatiche. Certo è che in questi ultimi anni il clima di forte contrapposizione politica ha spesso inciso negativamente sui rapporti tra Parlamento e Governo, rendendo molto difficile la concretizzazione di progetti di legge di iniziativa parlamentare in campo ambientale. Nel nuovo contesto che si è venuto a creare con il Governo Monti credo che siano margini più ampi per un’azione costruttiva, sfruttando al meglio una caratteristica che, a dire il vero, ha sempre contraddistinto positivamente la Commissione di cui  faccio parte: vale a dire la capacità di trovare posizioni condivise, al di là degli appartenenze di schieramento. In questi anni abbiamo scontato i limiti di un’interlocuzione non sempre facile con il Ministro dell’Ambiente. Mi auguro che ci sia un netto cambio di passo con il Ministro Clini e con i sottosegretari competenti, così come lasciano ben sperare i primi momenti di confronto fin qui avuti”.

Ci puoi parlare di un progetto che invece siete già riusciti a terminare con successo?
“Un risultato positivo che ha portato a compimento la Commissione VIII lo scorso anno è stata certamente la legge sul cosiddetto Sistema Casa-Qualità, relativa alla certificazione energetica degli edifici, sul modello del Sistema Casa-Clima diffuso da anni in Alto Adige. Si tratta sostanzialmente di una legge quadro, dovendo salvaguardare le competenze in materia di Regioni ed enti locali nel nostro ordinamento, ma che ha il merito di aver affermato a livello nazionale la centralità del risparmio e dell’efficienza energetica nella nuova produzione edilizia e nel recupero dell’esistente. Molti studi hanno dimostrato come il comparto edilizio sia uno dei settori dell’economia a più elevato impatto in termini di consumi energetici e di emissioni di gas ad effetto serra, sia in fase di produzione del patrimonio immobiliare, pubblico e privato, sia in fase di gestione e manutenzione. In particolare, il nostro Paese si colloca, purtroppo, ai primi posti per consumi energetici dovuti al riscaldamento invernale degli edifici e per le conseguenti emissioni inquinanti. È un primato poco prestigioso, soprattutto se consideriamo che, all’opposto, siamo fanalino di coda in Europa per l’utilizzo e la diffusione di materiali isolanti, che vanno proprio nell’ottica opposta. Secondo gli scenari costruiti dall’ENEA, per il conseguimento degli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di gas serra previsti per il 2020, con gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia – in questo ambito un ruolo importante lo svolge proprio il settore dell’edilizia – è possibile ottenere il 45 per cento delle riduzioni totali di CO2. Il 25 per cento si ottiene attraverso interventi nel settore residenziale e terziario. L’approvazione di questa legge, seppur con alcuni limiti come la mancanza di incentivi mirati per la diffusione di questo sistema di certificazione, che resta comunque volontario, ha senz’altro contribuito a  rafforzare la consapevolezza che da questo passaggio non si può sfuggire”.

Quali sono gli obiettivi che vi siete fissati da raggiungere entro la fine di quest’anno?
“Uno dei primi e più importanti obiettivi da perseguire credo che sia la stabilizzazione delle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici. I dati parlano chiaro: questa misura, da quando è stata introdotta, ha consentito di realizzare oltre un milione di interventi e di mobilitare nel Paese un volume di affari e di occupazione considerevole, anche in un periodo di crisi come quello che ha colpito l’edilizia in questi anni. Ma l’incertezza sulla proroga della misura, il cambiamento in corso d’opera delle modalità di accesso da parte dei contribuenti e delle imprese, finiscono per frenare queste grandi potenzialità. Penso poi che si debba arrivare con urgenza a formulare una proposta strutturale di finanziamento e riorganizzazione delle politiche di difesa del suolo, che mettano al primo posto il tema della prevenzione, sapendo che questo è possibile solo in uno stretto rapporto con il Governo e le Regioni. Infine, sul tavolo della Commissione circolano ormai da più legislature le diverse proposte per una nuova legge sul Governo del Territorio, di cui  il nostro Paese ha grande bisogno. Chissà mai che questa “strana” fase di fine legislatura possa consentire di arrivarne ad una!”

Le indagini di Urbano Creativo sui lavori delle Commissioni parlamentari non si fermano qui. Seguiteci e nelle prossime settimane altre novità dal Parlamento.

di Matteo Arnaboldi

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