SMART CITY EVENT: INTERVISTA A ANTHONY TOWNSEND

Anthony Townsend:“Le persone sono consapevoli del fatto che il percorso verso la smartness è ancora lungo”.  Il titolo del suo libro lo dice chiaramente. “SMART CITIES: dati, hackers civici e la ricerca di una nuova utopia”. In un’unica frase l’urbanista e direttore della ricerca presso l’Institute of the Future, Anthony Townsend, coglie il dilemma sulla città del futuro. Townsend, uno degli speaker di Amsterdam City Event 2014, ci racconta le sue visioni sulle città di domani.
Come Townsend scrive nel suo libro, le città in tutto il mondo cercano modi di utilizzare la tecnologia “come strumento per far fronte sia alle continue sfide che i governi si trovano a dover affrontare, sia ai problemi legati agli insediamenti umani, di una grandezza e complessità fino a questo momento inimmaginabili”.

Non si tratta di un compito semplice, ma secondo Townsend l’approccio top-down, quello utilizzato fino ad oggi dai governi e dall’industria, non funziona. Per Townsend, anche chi lavora nelle amministrazioni locali “è molto scettico nei confronti delle soluzioni offerte dai grandi attori”. Ora, in maniera più netta che nel passato, si è consapevoli del fatto che il percorso verso la città intelligente chiederà ancora tempo e che sarà costituito da molti piccoli passi invece che da pochi e grandi. E chi lavora nella pubblica amministrazione è certamente più consapevole del grande numero di piccoli attori sul mercato, con grandi soluzioni da offrire, e dal numero di progettualità che possono essere influenzate da azioni informali e gestite dai cittadini.

Anche la crisi ha aiutato in questo. “In realtà la crisi ha stimolato una prima ondata di progetti top-down per la smart city, e così le grandi aziende IT hanno abilmente sfruttato i fondi messi a disposizione dai governi nel periodo 2008-2010. Ma da quel momento i governi si sono trovati intrappolati in una situazione molto difficile dal punto di vista degli equilibri di bilancio. Da quel momento semplicemente non hanno più avuto i soldi per firmare grossi assegni alle grandi corporate per grandi soluzioni integrate. Hanno dovuto essere molto più cauti nella scelta delle forniture tecnologiche, un bene questo per le piccole imprese e per i progetti tecnologici rivolti ai cittadini, soluzioni che possiedono una prospettiva di più lunga durata”.

Una nuova sfida per il ‘nuovo’ Comune. “Penso che solo qualche anno fa nessuno si sarebbe aspettato che le amministrazioni locali avrebbero preso decisioni in questo frangente. Penso che molti si aspettassero che avrebbero continuato a reinvestire i propri soldi e a farsi concorrenza per vedere chi sarebbe stato in grado di ingaggiare IBM per ottenere un servizio il più agile e veloce possibile. Insomma, una sorta di versione tecnologica della concorrenza economica che si vede normalmente tra le municipalità. Questo è proprio quello che le persone che lavorano a IBM mi hanno detto di aspettarsi. Quello che poi in realtà è successo è che questi progetti sono molto più complessi, ci sono molti più stakeholder e obiettivi contrastanti rispetto a quello che tutti si sarebbero immaginati. È quindi diventato compito di alcuni attori locali quello di sistemare la situazione e fissare priorità per far fronte a risorse limitate e fare, di fatto, qualcosa”.

Townsend ha anche un consiglio da dare a tutti i partecipanti che provengono da diverse parti del mondo. “Credo che la sfida fondamentale in questo momento sia capire come le città pianificheranno il loro sviluppo urbano digitale e come questo sarà integrato con il mondo fisico, economico e sociale che sono plasmati dalle politiche di pianificazione. Alcune città in giro per il mondo lo stanno già facendo. In pratica stanno sviluppando e implementando soluzioni che hanno tutta l’aria di una piano strategico di sviluppo con la definizione di documenti utili alla strategia, policy, programmi e risorse finanziarie per i prossimi 5-10 anni”.

Anthony Townsend “People are aware that the path to smartness is going to take longer”

Anthoney Townsend 150×150 Anthony Townsend People are aware that the path to smartness is going to take longerThe title of his book says it all. “SMART CITIES: Big Data, Civic hackers and the Quest for a New Utopia”. In one sentence urbanist and research director at the Institute of the Future, Anthony Townsend captures the dilemma of the cities of the future. Townsend, one of the keynote speakers of the Amsterdam Smart City Event 2014, shares his views on the cities of tomorrow.

As Townsend writes in his book cities worldwide are searching ways to use technology to “to address both the timeless challenges of government and the mounting problems posed by human settlements of previously unimaginable size and complexity”.

Not an easy task but for Townsend it’s clear that the top-down approach, directed by government and industry, does not work. According to him people in local governments also “are very skeptical of the solutions being offered by big players”. Much more aware than in the past that the path to smartness is going to take longer, and consist of many small steps rather than a few big ones. And they are much more aware of the constellation of smaller players in the marketplace that have great solutions to offer, and the kinds of things that can be leveraged from citizen-driven and informal efforts.

Also the crisis helped in it’s own way. It was actually the crisis that stimulated the first wave of top-down smart city projects, as big IT companies adroitly pivoted to exploit the stimulus spending that many governments carried out during the 2008-2010 period. But since then, we have seen local governments all over the world trapped in a very difficult budget situation. They have not had the money to simply write big checks to established vendors for heavily integrated solutions. They’ve had to be much more careful and cautious about buying technology, which has been good for small businesses and citizen-led technology projects – they are more lean and willing to go further.”

A new challenge for “new” City Hall. ,,I don’t think that a few years ago people would have expected that city governments would be calling the shots. I think a lot of people expected they would more or less be rolling over and competing with each other to see who could get IBM to deploy their stuff faster – kind of a global technological version of the economic competition you see between cities. In fact, that’s what people at IBM told me they expected. What’s actually happened is that these projects are all a lot more complex and there are many more stakeholders and conflicting objectives than people thought, and its come down to civic leaders to sort it all out and prioritize against very limited resources to actually do stuff.”

Townsend has also an advice to all the participants form all over the world. I believe the key challenge right now is figuring out how cities comprehensive plan the digital urban realm, and its integration with the physical, economic and social realm that is shaped by policy and planning. A handful of cities around the world are now doing this, essentially developing and implementing what look a lot like digital master plans – documents that articulate strategy, policies and programs and sources of funding going forward 5-10 years.
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In copertina: Amsterdam © Mauro

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