OPEN DATA: COSA SONO E A COSA SERVONO

Si chiamano open data, “dati aperti”, e sono quei dati che vengono resi disponibili al pubblico, e che il pubblico ha la libertà di utilizzare e divulgare in qualsiasi modo. Basta solo dichiarare la fonte dalla quale provengono.
Il vero potere dei dati aperti è il loro essere interoperabili e cioè confrontabili e incrociabili tra loro. Questo incrocio permette di creare nuove relazioni e significati sempre piú complessi, aprendoci a nuove forme del sapere.

Un esempio pratico? Ipotizziamo che un ente pubblico metta a disposizione dati relativi al proprio territorio in campo turistico e ambientale. Dati sulla qualità delle acque, affluenza dei turisti, informazioni relative alle strutture turistico-alberghiere. Considerando il caso dell’Azienda Sanitaria di Como, il relativo sito presenta informazioni sulla balneabilità del lago. Vi basterá fare un giro sulla pagina, per vedere che effettivamente i dati sono pubblicati, e quindi sono resi disponibili al pubblico. Ma che lo sono in un formato che non si sposa bene con il concetto di open data.

Se i dati fossero georeferenziati, potremmo, infatti, interoperarli con altri. E ottenere informazioni molto piú complesse, ma soprattutto interessanti. Informazioni che oggi si potrebbero ottenere solo attraverso la compilazione di questionari di profilazione.
Ad esempio, potremmo incrociare i dati sulle zone balneabili con l’elenco degli alberghi presenti sul territorio comasco, e avere il quadro completo della situazione. In altre parole, attraverso questo processo, sarebbe possibile scegliere una struttura ricettiva in una località in cui si può fare il bagno in sicurezza. Oppure capire se i turisti residenti negli alberghi del Lario sono interessati alla sua balneabilitá, e quindi dedurre quali investimenti a lungo termine fare sul territorio.
Otterremmo così informazioni integrate e complete per i turisti, per i cittadini che vogliono concedersi un weekend tra i borghi del lago, ma anche per gli amministratori, e per chi vuole investire in business locali.

Questo è quello che si potrebbe fare, ma ad oggi possiamo già contare molti esempi di un utilizzo sapiente dei dati. Trasferendoci dalla Lombardia in Sicilia, un ottimo caso proviene da Palermo. Nella sezione “Amministrazione trasparente” del Comune troviamo una serie di documenti dedicati alla rimozione dei rifiuti di amianto dal 2010 al 2013.
A disposizione dei cittadini si trovano una serie di informazioni che riportano la localizzazione dei rifiuti, le quantità rimosse, gli edifici pubblici interessati dall’operazione, i numeri per ciascun quartiere. Un vero e proprio dataset cartografico aperto e consultabile liberamente dal pc di casa propria o dall’ufficio.
Ma non è finita qui. L’incrocio dei dati ha portato alla nascita di una vera e propria mappa realizzata da Andrea Borruso , geologo ed esperto di Sistemi Informativi Geografici. A partire dai dati messi a disposizione dalla PA e dagli enti coinvolti è stato così possibile raccontare una storia in formato digitale sottolineando allo stesso tempo la grande valenza che hanno i dati pubblici in termini di informazione aumentata e conoscenza e consapevolezza da parte dei cittadini.

I presupposti per la distribuzione dei dati in formato open ci sono. Saranno in grado le pubbliche amministrazioni d’Italia di cogliere questa nuova opportunità?
E cosa possono fare i cittadini?
Lo scopriremo nella prossima puntata.

In copertina: Open data © justgrimes

One thought on “OPEN DATA: COSA SONO E A COSA SERVONO

  1. sono contento di avere uploadato dataset nel portale Amministrazione Trasparente di Palermo che sono tornati utili a civick hackers (@aborruso twitter) per costruire mappe georeferenziate sul tema “siti pubblici bonificati dal cemento amianto”.
    Le mappe georeferenziate contenenti dati e informazioni sono molto più comunicative di un testo in pdf e offrono maggiori ed ampie chiavi di lettura di un fenomeno.
    Le informazioni pubbliche dovrebbero, a parer mio, essere pubblicate ed erogate online attraverso mappe e infografiche. La tendenza è questa, e le Pubbliche Amministrazioni ci stanno pian piano arrivando. Si tratta di utilizzare applicativi di lavoro che georeferenziano dati e informazioni.
    Un cambio di paradigma culturale che genera un cambiamento dei processi della PA e quindi innovazione nei servizi all’utenza.

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