IBM-APPLE: LA RIVOLUZIONE È A PORTATA DI MANO

Sì. É un accordo storico.
Sì, la collaborazione tra due giganti della tecnologia, che finora si sono guardati in cagnesco, é rivoluzionaria.
Sì, é un passaggio da strumento a metodo.
Ma ora diteci che avete capito di cosa si tratta.
L’accordo tra IBM e Apple ha riempito le pagine di siti e riviste specializzate nell’ultima settimana.
Ha incuriosito, come fenomeno di costume, per l’avvicinamento tra due brand che nell’immaginario collettivo invece sono drasticamente lontani, per linguaggio, stile, prodotti.
Ecco la reazione su twitter.

Di fatto, l’accordo IMB MobileFirst per iOS servirà per dare a ciascuna delle due aziende un panorama che oggi è loro escluso. Apple “mette la testa a posto”, e dopo essere diventata lo strumento unico in mano a studenti, giovani e creativi, e a tutti i #nomadicworkers, entra nelle grandi aziende che finora non l’hanno mai presa troppo sul serio, fidandosi di più della stabilità, della flessibilità e dei costi del mondo personal computing, in cui invece IBM è ancora leader.
IBM MobileFirst, invece, si emancipa proprio da questo mondo, quello del computer per ogni scrivania, e sposa la mobilità lavorativa e il BYOD (Bring Your Own Device).
Si crea quindi un nuovo market place dedicato, con app capaci di trasformare il modo in cui aziende e dipendenti lavorano con l’iPhone e l’iPad.
Un nuovo mondo di applicazioni per smartphone e tablet, questa volta basati su quello che offre IBM in termini di analytics, cloud, software e servizi.

Cosa cambia?
La prospettiva è quella di avere sempre più grandi aziende nel mondo che trasformeranno il modo di lavorare dei propri dipendenti sempre più nella direzione del lavoro “free lance”, senza però i disagi del lavoratore indipendente.
La piattaforma MobileFirst consentirà a chi opera con tecnologie mobili, sia smartphone che tablet, ma anche laptop di piccole dimensioni, di avere tutto a portata di mano: documenti, materiale dal server aziendale, approvazioni, in diretta e da qualsiasi punto del mondo. Non più quindi dalla propria classica scrivania.
Il lavoro si sposterà all’aperto, e più semplicemente in città.
Quali sono i servizi che la città, intesa come piattaforma reale, possa offrire a questa “rivoluzione industriale”, ancora dobbiamo inventarlo.
Avete idee?

Di Emanuela Donetti 

In copertina:  Nature Calls © Bob B. Brown

 

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