ITALIAN CRICKET CLUB

Giovedì 21 novembre alle 18.30 presso la libreria Feltrinelli di Como in via Cesare Cantù avrà luogo la presentazione del libro “Italian Cricket Club” scritto a sei mani da Giacomo Fasola, Ilario Lombardo e Francesco Moscatelli (vedi articolo precedente di UC News). Saranno presenti anche Ahmed Munir, presidente del Cantù Cricket Club, il vice sindaco di Como Silvia Magni, delegata alle politiche sociale e educative, Alberto Zappa, delegato Laghi della Fim Cisl che si occupa da anni di immigrazione, e un giornalista sportivo del quotidiano La Provincia.
Abbiamo rivolto qualche domanda a Giacomo Fasola per scoprire in anteprima qualcosa di più.

la copertina del libro

Da dove è venuta l’idea del libro?
“Ci siamo accorti che, girando per la periferia di Milano e di altre città, c’erano gruppi di ragazzi che giocavano a un gioco strano, non comune, tutti ragazzi dalla provenienza facilmente determinabile. Erano pachistani, indiani, cingalesi, bengalesi e lo sport che praticavano era il cricket. Incuriositi, abbiamo approfondito andando a cercare in archivio quale fosse la realtà del cricket italiano e abbiamo scoperto tante storie, molte interessanti, e così abbiamo pensato che valesse la pena farne un libro. In realtà, il cricket è la chiave per approfondire anche il tema dell’immigrazione, un’immigrazione un po’ particolare, ovvero quella proveniente da quest’area precisa, che passa spesso in secondo piano. È un modo per parlare anche di loro, di integrazione e del tema dello spazio, che a loro spesso manca, di cittadinanza e burocrazia”.

Ci può raccontare una delle storie che raccontate?
“A Brescia c’è una fortissima comunità pachistana, gente che lavora nelle acciaierie. Ci sono anche indiani, cingalesi e bengalesi. C’è un parco nella zona industriale, il Parco del Mella, dove durante la bella stagione, nel fine settimana si vedono pachistani che giocano insieme a indiani e bengalesi, popoli che combattono guerre da cinquant’anni, che poi arrivano qui in Italia e giocano tranquillamente tra loro. Succede che a Brescia nel 2009 vince il centro destra e un vice sindaco fa approvare un regolamento comunale che, tra le altre cose, proibisce il gioco del cricket nei parchi. Ma a Brescia ci sono migliaia di giocatori perché ci sono molto immigrati provenienti da quelle zone. Ci sono diverse squadre ma neanche un campo, nonostante le richieste, e i parchi erano l’unico luogo dove potevano giocare. Questo regolamento viene messo in pratica, e vengono multati molti ragazzi, tra cui un pachistano che gioca in nazionale. E la cosa finisce sul giornale rimarcando il tema dello spazio, che per praticare questo sport non esisteva. Da lì nasce una protesta che ha portato ventimila persone in piazza. Il regolamento poi non è mai stato abrogato, i ragazzi sono tornati a giocare nel campo ed è anche stato fatto un campo nella città”.

cricket

Il cricket è il secondo sport più praticato al mondo: cosa conoscono gli italiani di questo sport?
“In Italia questo sport è molto poco conosciuto. Alcuni ci hanno chiesto se fosse lo sport coi cavalli. No, quello è il polo. E’ lo sport di Alice nel Paese delle Meraviglie? No, è il croquet. Le idee sono molto confuse, nonostante sia il secondo sport di squadra più praticato e seguito al mondo.
Il cricket in Italia esiste. Fu portato nel nostro Paese a fine ‘800 dai marinai inglesi insieme al calcio ma fu presto messo in ombra da quest’ultimo e torna a Roma negl’anni ’50: era uno sport elitario, praticato da ambasciatori, cardinali, preti, i ceti alti che venivano dal mondo anglosassone. Si riafferma come sport popolare a partire dagl’anni 80, quando comincia il flusso migratorio. Nello stesso decennio nasce la Federazione Italiana Cricket (prima esisteva un’ Associazione Italiana Cricket ma più che altro amatoriale) che cresce coinvolgendo i primi immigrati, i nostalgici (britannici immigrati o italiani appassionati) e poi integrando i nuovi arrivati. C’è una sorta di diffidenza in Italia verso questo mondo che non riguarda tanto il tipo di sport ma il colore della pelle dei ragazzi che lo praticano. Ed probabilmente il motivo per cui Milano, che è la seconda città in Italia per numero di immigrati da quell’area, non ha un campo. Viene il dubbio che nessuno glielo dia perché è uno sport praticato da ragazzi che non hanno la cittadinanza, che non votano e che fanno fatica a far sentire la loro voce”.

Si parla di boom in Italia di questo sport…
“Non è che ci sia un boom. La verità è che c’è una crescita costante dagli anni Ottanta fino a oggi, che è direttamente collegata all’immigrazione. Negli anni ’80 si potevano contare 300 persone tra quelle che giocavano a cricket in italia. Oggi, tra i campionati della federazione e altri tornei (come quelli della UISP – unione italiana sport per tutti) e chi va al parco, siamo nell’ordine delle 10.000 persone: non è più una nicchia. Ora, se ne parla di più sopratutto grazie al fatto che la nazionale Italiana ha cominciato a raccogliere qualche risultato. I ragazzi hanno vinto il titolo europeo quest’estate”.

cricket

Chi lo insegna?
“C’è un progetto della Federazione, attivato alla fine degli anni 90, per cui sono programmate delle ore di educazione fisica in cui si fa lezione di cricket. Si fa soprattutto nelle aree dove c’è maggiore immigrazione. Diventa un modo per integrarli e farli conoscere. Invece, a Roma la UISP coordina una scuola, rivolta a tutta la comunità bengalese, dove due educatori prendono i ragazzini, aiutando le famiglie e li fanno giocare. Questa esperienza è diventata il Piazza Vittorio Cricket Club che, in realtà, più che una squadra è diventato una sorta di centro sociale di giovani ragazzi che giocano a cricket”.

E’ uno sport prevalentemente maschile?
“Da noi esiste il campionato sia maschile, sia femminile. E l’Italia è campione europeo di entrambi. Comunque, nelle comunità musulmane è molto raro trovare ragazze che giocano. Nel libro raccontiamo la storia di Tasnia, una ragazza di Venezia, che come nel film Sognando Beckam, si è opposta alle regole della famiglia e della comunità e gioca a cricket coi ragazzi perché nella sua città non c’è una squadra femminile. Nella nazionale italiana però ci sono più italiane di quanti italiani ci siano nella maschile”.

A questo link trovate il video realizzato per la promozione del libro.

di Giulia Cattoni

In copertina e nel testo: giocatori del kingsgrove milano e copertina del libro “Italian cricket club”  © Luca Renoldi Photo

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