GENERAZIONE Z: I NOSTRI RAGAZZI SONO CAMBIATI

Quali sono le aspettative, i valori e i modelli di riferimento di quella che viene chiamata “generazione Z“, di quei giovani nati dal 1995-2000 in poi, la prima generazione mobile-first, realisti, determinati e focalizzati sul loro futuro? “Teen’s voice” è il titolo di una ricerca nata nel 2014 e realizzata da Campus – Salone dello studente in collaborazione il Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’Università La Sapienza. L’obiettivo dello studio è indagare di anno in anno, il mondo degli adolescenti. Lo scorso gennaio a Milano è stata presentata la seconda edizione “Teen’s voice 2: Valori e miti dei giovani” basata su questionario che ha raccolto le opinioni di 2130 studenti iscritti agli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado*.
È il secondo anno che facciamo questa ricerca: i risultati non sono stati quelli che ci saremmo attesi” introduce così l’esposizione dei dati Domenico Ippolito, direttore marketing e capo della sezione Campus orienta. “Questi ragazzi hanno dei valori fortemente positivi: in percentuali altissime sono persone che hanno valori sociali, non sono i cazzari” che ogni giorno ci sentiamo raccontare dai media. I valori che in loro emergono maggiormente sono equità, sapienza, impegno, merito. Sono invece all’ultimo e penultimo posto apparenza e furberia“.


Esaminando ideali e valori personali, i giovani italiani mostrano un ancoraggio solido a valori democratici e solidali, rifiutano scorciatoie, opportunismi e compromessi. Desiderano avere una formazione ricca, che li faccia crescere come persone e che garantisca loro professionalità e acquisizione di competenze. Sanno che i risultati si ottengono con l’impegno e desiderano trovare un’occupazione che dia loro stabilità ma che li renda autonomi e che permetta loro di avere del tempo libero.

Il questionario ha indagato anche le differenze percepite dai giovani riguardo le diverse aree italiane. Dal punto di vista valoriale o culturale emerge una sostanziale omogeneità ma emergono giudizi differenti riguardo all’apprezzamento di servizi e opportunità offerte dai propri territori. Ad esempio, nel Nord e Centro Italia, quasi l’80% dei ragazzi sembra soddisfatta delle proposte di attività sportive mentre nel Sud Italia, invece, il 20% in meno dei ragazzi esprime un parere. Nord e nel Centro il 75%-70% degli intervistati valuta positivamente la quantità di spazi verdi mentre al Sud la percentuale scende al 35,6%. Le strade vengono considerate sicure dal 53% al Nord e solo dal 23,9% al Sud. Un’altra grande differenza riguarda la presenza di attrezzature per le persone disabili: al Nord, il solo 38,8% dei ragazzi attestano la presenza di queste strutture, percentuale che scende al 22% nel resto d’Italia. Al Nord sembrano funzionare bene i servizi collegati alle biblioteche, si è soddisfatti dell’offerta culturale e quasi la metà degli studenti giudica soddisfacente l’accesso ad internet, percentuali che scendono insieme alla latitudine italiana arrivando a valori percentuali dimezzati.

Come invece i giovani usufruiscono delle tecnologie? Appare che l’uso prevalente del telefono sia associato alla comunicazioni interpersonali e allo stabilire contatti mentre l’uso più consistente di internet riguarda l’aiuto per i compiti e a ricerca di notizieQuasi il 50% dei ragazzi dedica almeno un’ora per vedere film o serie e poco più del 15% dei ragazzi spende più di 2 ore per giocare sul computer o sul cellulare. E cosa rivela l’indagine per quanto riguarda l’uso dei social network? Il 7,1% dei ragazzi dichiara di non usarli mai. Più del 60% invece li usa ma mai più di due ore al giorno.

Capiscono e percepiscono la crisi per questo manifestano discredito per il governo, la televisione, i partiti politici, la chiesa, i media (giornali e televisione), gli esperti di economia e la politica europea. Si fidano invece molto dei genitori (risponde così il 66% degli intervistati), degli amici, degli scienziati; abbastanza degli insegnanti. Discorso a parte per la figura di “Dio” in cui crede molto il 21,1% degli intervistati e per niente il 31,5%; la restante metà oscilla tra il poco e l’abbastanza.

Se fossimo negli anni 80 avremmo avuto dei dati in cui il lavoro era potere ricchezza e dominio, visibilità sociale” commenta Ippolito “Oggi vogliono un lavoro che li realizzi“. La scuola risulta un punto fermo, un’ancora di sicurezza, così come la famiglia. I genitori vengono letti come “forti” e probabilmente la loro forza è vista in relazione alla resistenza alle difficoltà quotidiane dettate dal contesto socio-economico. In ogni caso, non risulta esserci in loro un sentimento di contestazione, come negli anni del benessere, ma solidarietà.
Come riporta la ricerca, quello che si può concludere con l’analisi dei dati in tutte le loro sfacettature, sembra che “la generazione dei genitori, sconfitta nella sua aspirazione a cambiare la società e a migliorare il mondo, abbia invece conquistato la stima e il rispetto dei figli” e che, al tempo stesso “a globalizzazione e la disponibilità di infiniti modelli riportasse l’attenzione ai nuclei vicini e reali“.

di Giulia Cattoni

Tutte le tabelle e i grafici sono tratti dal report “Teen’s voice 2: Valori e miti dei giovani” redatto da Emiliane Rubat du Merac e  Pietro Lucisano.

In copertina: Girls © Vladimir Pustovit

* I ragazzi volontari hanno compilato il questionario durante la partecipazione all’iniziativa Campus-Orienta dell’anno scolastico 2015/2016 che ha fatto registrare la sua presenza in 11 diverse città d’Italia. 

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