RAVIZZA E IL DOPO EXPO

Continuiamo a parlare con esperti sul futuro del Dopo Expo. Se nelle scorse settimane abbiamo parlato con Biraghi e con Gualtieri, questa volta è il turno di Stefano Ravizza, imprenditore agricolo e membro del Comitato Nazionale di Coldiretti Giovani Impresa.
Per il giovane imprenditore, il futuro di Expo 2015 è riuscire a sensibilizzare il Paese sul vero made in Italy, facendo percepire ai più che vi sono piccole-medie imprese in Italia, che si contraddistinguono fortemente, in quanto caratterizzate sul tema del food e che si ricollegano fortemente alla tradizione agricola sul territorio.

Per Ravizza il mondo dell’impresa è ancora molto distante dal mondo della ricerca; l’obiettivo di creare un Polo d’eccellenza di ricerca tecnologica e agro alimentare è un punto di partenza fondamentale, che potrà scaturire altre idee nel futuro.
La possibilità di far diventare questo luogo un centro di alto livello, potrebbe essere una chiave di lettura nuova sia in un contesto nazionale che internazionale. Durante l’evento di Expo, FAO ed ONU si sono interrogati sul tema del cibo e dell’alimentazione del mondo: queste tematiche sono state sollevate e fortemente discusse. Riuscire a mettere insieme le innovazioni, mostrate da tutti i paesi partecipanti all’Esposizione Universale, condensandole in un unico polo di innovazione del Dopo Expo, è un obiettivo che non riguarda più solamente il contesto italiano, in questo modo si verranno a riproporre il vero valore di Expo, ovvero la condivisione della conoscenza” .

Ma come coniugare un progetto a breve termine con uno a lungo termine come Milano 2040? Ravizza sostiene che i progetti a breve termine potrebbero essere realizzati direttamente dai cittadini ed esemplifica: “un ragazzo giovane recandosi ad Expo avrebbe potuto creare una start up basata sul mondo del food e del digitale: vendere le eccellenze del cibo attraverso l’estetica, creando un business internazionale”. Per quanto riguarda progetti a lungo termine è la città stessa che si dovrebbe porre degli obiettivi molto alti: “Milano potrebbe diventare la capitale del cibo, realizzando eventi a cadenza annuale [come avviene per altre tematiche nel territorio milanese, ndr] riconosciuto a livello mondiale. Questa potrebbe essere l’ambizione che dovrebbe darsi Milano.”

Il discorso di Ravizza sembra essere positivo, sostenendo che “Milano2020  potrebbe essere per gli altri paesi un modello di integrazione tra il rurale e l’urbano, come già avviene per il parco di Milano Sud e il centro urbano. Un esempio che posso fare è il bosco verticale, un’unione tra l’edilizia, la natura ed il concetto di modernità. Milano potrà essere un modello di città dove l’urbanizzazione e il rurale interagiscono vicendevolmente ed in maniera molto innovativa“; in questo modo la Milano riconosciuta per i grattacieli e le grande imprese, non sarà solamente una città ricollegata al mondo degli affari, ma per i servizi rivolti ai cittadini.

di Francesca Mian

In copertina: Expo © Luke S

 

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