UN OCCHIO ATTENTO

Il geografo. Una figura con una formazione molto specifica e multidisciplinare, che può dire la sua in molti ambiti come ad esempio nei processi di urban planning, ma che spesso viene “superato” da altre figure professionali e più conosciute. David Guerra, giovane geografo, ci racconta la sua esperienza e come vede il ruolo del geografo nella società di domani, anche in previsione ad una grande evento come l’Expo 2015.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Il geografo oggi è una persona che riceve una formazione molto specifica, concentrata soprattutto sulla relazione uomo-ambiente e tutte le sue varie sfaccettature. Non è semplice definire un solo ambito di operatività: si muove, o si dovrebbe muovere, in vari settori, dalla sostenibilità ambientale alla pianificazione ai processi partecipativi, dalle certificazioni ambientali alla comunicazione al pubblico delle decisioni dei tecnici e dei politici, sempre in materia di pianificazione ambientale e urbanistica. Sottolineo però l’uso del condizionale nella frase precedente, perché questi ruoli sono molto spesso ricoperti da figure come gli ingegneri ambientali, gli architetti o gli urbanisti, togliendo di fatto molti possibili posti di lavoro a chi ha frequentato il nostro corso di laurea, che è sotto la facoltà di Lettere e Filosofia.

Lei si rivede in questo profilo?
Questo profilo mi rappresenta in pieno. In più, viste le mie attitudini alla scrittura, mi piacerebbe molto trovare un’occupazione che mi permetta di comunicare al pubblico gli interventi e i piani delle amministrazioni in ambito paesaggistico, ma per ora non è ancora stato possibile.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Come accennavo prima, purtroppo altre figure più “radicate” sono più richieste di noi per molti ruoli che i geografi potrebbero tranquillamente ricoprire e la cosa, sinceramente, mi lascia un po’ di amaro in bocca.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Anche se il geografo non è in senso stretto un “pianificatore” può comunque assumere dei ruoli fondamentali, informando e coinvolgendo i cittadini nei processi di urban planning; inoltre contando su una formazione pluridisciplinare può in ogni caso avere voce in capitolo sulla disposizione delle aree verdi, sulla conformità alle normative e sulle migliori pratiche da mettere in atto quando si va a modificare un territorio ricco di bellezze culturali e paesaggistiche come l’Italia.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Per la mia esperienza personale, anche se molto breve, mi è capitato di confrontarmi con le pubbliche amministrazioni su temi come i trasporti pubblici sostenibili e la raccolta differenziata, poi mi sono dedicato ad altre occupazioni, ma l’occhio curioso e attento del geografo mi accompagnerà sempre.

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
A quasi tre anni dal conseguimento della laurea specialistica, le possibilità di intraprendere una professione correlata ai miei studi sono sempre di meno, anche a causa della crisi economica e occupazionale che tutto il mondo attraversa. Speriamo in una ripresa, visto che queste fasi sono cicliche, chissà… magari arriverà una nuova età dell’oro per i geografi, tenendo conto anche dell’Expo, che si terrà a Milano nel 2015.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Nessuno ha mai veramente capito cosa studiassimo quando dicevamo Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio allora ho cominciato a dire Geografia e tutti hanno cominciato a chiedermi se avrei insegnato geografia… perciò ho deciso molto presto di lasciar perdere…

La capitale del Paraguay?
Troppo facile: Asunción! Notare che ho anche messo l’accento sulla O… più preciso di così…

di Monica Di Maio 

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