UE E INFRASTRUTTURE VERDI

È stato stilato nei giorni scorsi a Stoccolma il quinto Rapporto sul Clima del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, IPCC, e le rivelazioni non sono rassicuranti. Le temperature continuano ad aumentare, il livello del mare sale e gli scienziati sono sempre più convinti che la responsabilità sia da attribuire all’azione dell’uomo. Come è noto, ciò implica ripercussioni sull’ambiente: perdita di biodiversità, i danni al patrimonio storico, architettonico e artistico. Si calcola inoltre che in Italia il rischio clima abbia un’influenza negativa: si stima un danno economico tra lo 0,12% e lo 0,16% del Pil.

Dati gli scenari sempre più angoscianti, il nuovo modello di sviluppo su cui punta l’Unione Europea si basa su “un altro modo” di progettare e realizzare le infrastrutture sul territorio, le “Infrastrutture verdi”.
Come spiegato in un documento fornito dalla Commissione Europea, le infrastrutture verdi vengono definite come “una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici”.
Si tratta di uno strumento che si serve della natura per ottenere benefici ecologici, economici e sociali. Per creare questo genere di infrastrutture vengono suggerite diverse tecniche:

  • salvaguardare la flora e la fauna delle aree naturali e migliorare la connettività fra queste;
  • ottimizzare la permeabilità del paesaggio per aiutare la dispersione, la migrazione e i movimenti delle specie selvatiche;
  • individuare zone multifunzionali dove vengono privilegiati usi del suolo compatibili con lo sviluppo di ecosistemi sani e diversificati dal punto di vista biologico.

Si potrebbero così realizzare reti interconnesse di spazi naturali esistenti valorizzando le forze biologiche e conservando i servizi eco sistemici; si migliorerebbe la qualità ecologica generale del territorio aperto e si riuscirebbe così a mantenere gli ecosistemi sani fornendo preziosi servizi alla società come aria pulita e acque dolci.

Inoltre, la creazione delle infrastrutture garantirebbe la promozione di nuove professionalità. Significherebbe dare un impulso alla Green Economy, incrementare l’occupazione e creare una chance per uscire dalla crisi.

L’Italia non ha ancora una strategia riguardante la costruzione e la pianificazione di queste infrastrutture, ma esistono anche all’interno dei nostri confini dei buoni esempi: nel bacino dell’Arno già dagli anni ’90 sono stati messi in atto una serie di interventi per far fronte al regime delle piene; presso l’Anello verde di Mirandola, a Modena è stato progettato un anello verde intorno alla città per rinfrescare e ombreggiare la città e assorbire CO2.

Il Rapporto sul Clima è stato redatto in preparazione alla conferenza nazionale sulla biodiversità, organizzata del Ministero dell’Ambiente, che si terrà il prossimo dicembre. L’urgenza è sempre maggiore perché gli esperti ci ribadiscono che l’umanità è giunta a un punto di non ritorno. I danni saranno inevitabili e non resta che cercare di limitarli.

Entro il 2015 l’UE realizzerà uno studio per lo sviluppo di una rete di infrastrutture verdi di portata europea. Inoltre, la Commissione istituirà entro il 2014 uno strumento unionale di finanziamento in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti perché, per essere efficace, la strategia deve essere supportata da continui studi e ricerche per garantire tecnologie sempre più innovative ed efficenti.

di Giulia Cattoni

In copertina:  Parco del Valentino, Torino © Eric Borda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *