TRENTINO: DALLA SMART CITY ALLA SMART FOREST

Riscaldamento globale e sviluppo edilizio quasi incontrollato stanno mettendo sempre più a rischio boschi e foreste, patrimonio naturalistico di grande valore non solo in quanto attrazione turistica, ma anche per la salute nostra e del nostro pianeta: contribuiscono alla tutela della biodiversità e alla conservazione delle acque e del suolo e sono tra i principali serbatoi di assorbimento del carbonio.

Per rendere più efficace ed efficiente, più smart la tutela e la gestione di questo “oro verde” scende in campo la tecnologia: il Trentino, regione occupata per il 60% da superficie boschiva, sta applicando ai boschi nelle aree non urbanizzate sistemi e tecniche tipiche della smart city.

Alla base di questo progetto, avviato dalla società Trilogis (insediata nel Polo Meccatronica di Trentino Sviluppo a Rovereto) con il Consorzio dei Comuni Trentini, la Fondazione Edmund Mach (FEM) e la Fondazione Bruno Kessler (FBK), sta la condivisione dei dati attraverso l’informatizzazione, che permette di mettere rapidamente in rete informazioni preziose e di automatizzare alcuni interventi.

Varie le iniziative previste per rendere le superfici verdi delle vere e proprie smart forest. Grazie alle immagini LIDAR, ricavate dai radar degli aerei in volo sul territorio ed elaborate da un software secondo particolari algoritmi, è possibile tenere sotto controllo l’estensione e il mutamento delle specie boschive, stimare le masse legnose, l’altezza delle piante. Sono già entrati a far parte della dotazione delle guardie forestali del Comune di Arco dei tablet che consentono di comunicare in tempo reale agli enti di competenza eventuali problemi del territorio, come la presenza di crepe o danneggiamenti colposi, e di memorizzare altri dettagli, come i punti da cui è stata presa la legna o dove è stata accatastata; informazioni da sempre rilevate dai custodi dei boschi, ma che, per la natura ancora essenzialmente analogica del servizio, non venivano condivise nella maniera più efficace.
Per “smartizzare” anche il lavoro degli uffici provinciali che si occupano di territorio e urbanistica sono stati introdotti dei programmi che automatizzano, su base geografica, la gestione dei piani forestali e di taglio. Ancora da realizzare un sistema di auditing delle informazioni per l’ottenimento della certificazione PEFC, relativa la gestione forestale sostenibile.

Il progetto Smart forest mira a coinvolgere anche i Paesi transfrontalieri dell’arco alpino, mettendo a punto competenze che potranno essere esportate in territori vicini e lontani per salvaguardare il patrimonio naturalistico.

In copertina: colori dell’autunno in Val di Rabbi © Giacomo Faccio

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