TETTI VERDI TRA FUTURO E PASSATO

Le coperture verdi, a volte considerate solo come elemento decorativo “esclusivo” erano in uso già nell’antichità (penso ai famosi giardini pensili di Babilonia, o all’uso che se ne faceva nell’antica Roma), per poi cadere lentamente in abbandono e tornare in voga oggi, per risolvere quei problemi di scarsa vivibilità che caratterizzano le nostre città ( mi vengono in mente le grandi città con un tessuto urbano molto sviluppato, dove il colore grigio-cemento si estende a perdita d’occhio!).
Per “capire” questa tipologia di copertura non vorrei soffermarmi sul fattore estetico che è soggettivo e personale, ma piuttosto sui benefici ambientali ed economici che scaturiscono dall’adozione dei tetti pensili (dal latino pensilem ossia che si trovano sospesi). Non è una coincidenza se il loro utilizzo nella nostra società arriva dopo la crisi energetica e ambientale degli anni ’60 e ’70 (con sviluppo soprattutto nei paesi del Nord e Centro Europa del concetto di “green city” e rinverdimento urbano).
Documentandomi su ricerche condotte soprattutto in Canada e negli Stati Uniti ho letto dei diversi aspetti positivi che caratterizzano i tetti verdi. Si va dalla “regolazione” dell’umidità e delle variazioni di temperatura (è dimostrato il risparmio energetico caratteristico di questi tetti, dovuto al minor consumo di energia per il raffrescamento estivo per esempio), alla depurazione dell’aria, fino all’attenuazione dell’inquinamento fonico ambientale, per passare ad un abbattimento dei costi di manutenzione (soprattutto straordinaria) delle coperture.
I benefici sono quindi molteplici e del tutto dimostrati. A quelli già citati si aggiungono effetti positivi collettivi alle reti fognarie miste. Il terreno infatti trattiene l’acqua e ne rallenta il deflusso per quelle quantità in eccesso destinate allo smaltimento in canalizzazione. Per quanto riguarda i costi d’investimento iniziale, l’ammortamento avviene grazie al risparmio energetico (è dimostrato da ricerche canadesi che un nucleo familiare arriva a risparmiare mediamente anche il 24% sui costi annuali di riscaldamento/raffreddamento), grazie ai ridotti costi di manutenzione (l’impermeabilizzazione ha una durata 2 – 2,5 volte maggiore grazie alla riduzione delle temperature superficiali sui tetti (che arrivano ad abbassamenti anche di 40ᵒ) e  alla schermatura dei raggi UV diretti.
Sicuramente le statistiche si rifanno a situazioni tipo, localizzate in aree geografiche precise, ma tutte vanno nella stessa direzione: vantaggi economici, miglioramento della vivibilità, benefici ambientali.
Esistono ad oggi vari tipi di tetti pensili. Possiamo dividerli in due categorie: i tetti verdi intensivi e i tetti verdi estensivi. Le caratteristiche degli stessi, i vantaggi e gli svantaggi, così come le prerogative costruttive, sono diverse e vanno valutate “caso per caso”.
Oggi anche in Italia, la ricerca nel settore ha portato ad un incremento del numero di specie verdi considerate “utilizzabili” per i giardini pensili. L’obiettivo è quello di valorizzare l’utilizzo di piante autoctone curando, oltre all’aspetto ambientale, l’aspetto di inserimento nel paesaggio circostante, per favorire la diffusione capillare di questo tipo di coperture. Con la collaborazione tra i professionisti del settore (architetti, ingegneri, agronomi etc.) anche nel nostro Paese sta prendendo piede questa tecnologia che reputo interessante, oltre che per i singoli cittadini, anche per le Amministrazioni pubbliche al fine di migliorare la qualità dell’aria riducendo, perchè no, i costi energetici degli edifici.
Possiamo quindi dire che il tetto verde rappresenta un ottima soluzione per mitigare alcuni problemi legati al nostro modo di vivere, alla nostra società e alle nostre città. In una frenetica corsa all’edificazione, con sempre minor spazio dedicato ai boschi, ai prati e ai giardini, lo sviluppo di queste tecnologie rappresenta una concreta speranza verso la green city!
…. E allora perché non creare il proprio orto sul tetto di casa?

di Fabio De Martino

In copertina: La “Hundertwasserhaus” a Vienna, by jackfre2 (c) – http://is.gd/k9EPJm

 

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