TASSE AMBIENTALI PER FAVORIRE LA CRESCITA

Come combattere la crisi economica? Grazie alla riforma fiscale ambientale. L’idea è dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) che ha esaminato la possibilità di una riforma fiscale in quattro paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia. I risultati provengono da una serie di studi condotti a partire dal 2010 su Spagna, Italia, Irlanda e in ultimo il Portogallo, ricevendo reazioni positive e prospettive interessanti.

Al centro dell’EFR, riforma fiscale ambientale, c’è l’idea di incoraggiare crescita e investimenti spostando il carico fiscale sulla produzione e il consumo di beni e servizi dannosi per l’ambiente. Un’altra caratteristica di EFR è la rimozione delle sovvenzioni dannose come quelle per i combustibili fossili, utilizzando i ricavi per stimolare lo sviluppo del mercato delle energie rinnovabili e le tecnologie legate a un uso sempre più efficiente delle risorse. L’ambiente diventa quindi lo strumento per allontanare lo spauracchio di una crisi irreversibile e per porre le basi di un futuro all’insegna della sostenibilità.

Dal punto di vista della tipologia di tassazione, l’indagine ha evidenziato che le ipotetiche “tasse ambientali” avrebbero un impatto meno negativo dal punto di vista della percezione sui contribuenti rispetto ad altre tipi di imposte come ad esempio quelle sul reddito. Allo stesso modo le tasse ambientali potrebbero essere usate per supportare il consolidamento fiscale delle casse statali, ridurre altre imposte e incoraggiare i consumatori a riorientare i consumi verso prodotti meno tassati. A lungo termine potrebbero nascere nuovi posti di lavoro (sia a bassa che ad alta qualifica) in ambiti a loro volta connessi alle tematiche ambientali come efficienza energetica e riciclo.

Il caso italiano
Ma veniamo alla situazione economica e al sistema fiscale del nostro Paese. Il nostro debito pubblico è pari a a 1901 miliardi di euro (i dati sono della Banca d’Italia, al giugno 2011), i disavanzi di bilancio hanno portato a ulteriori aumenti del debito nazionale e dal 2008 è arrivata anche la crisi finanziaria. A questo dobbiamo aggiungere che più di ogni altro stato membro dell’Unione, l’Italia basa il proprio sistema fiscale su una “tassazione pesante” del lavoro (soprattutto in termini di contributi sociali versati dai datori di lavoro e dai lavoratori). Le tasse mescolate alla crisi mettono da un lato un freno alla nascita di nuovi posti di lavoro e dall’altro stimolano la crescita dell’economia sommersa e del lavoro nero.

Come uscirne? Consideriamo la tassazione ambientale, che se ben attuata potrebbe essere la soluzione per gestire meglio i servizi e affrontare meglio la crisi. In Italia sono in vigore tassazioni nell’ambito del settore energetico e dei carburanti (notevolmente aumentati nel corso degli ultimi anni) e in quello dei trasporti. L’Italia ha introdotto anche tasse sull’inquinamento dell’aria e dei rifiuti, in parte implementate a livello regionale e mai decollate.

Al contrario non esiste nessuna tassazione relativa a viaggi aerei e inquinamento acustico, mentre per quanto riguarda la gestione della risorsa idrica una maggiore efficacia delle tasse locali sui prelievi e la fornitura d’acqua consentirebbero una maggior efficienza del servizio. Rimane da regolamentare in maniera chiara tutta la questione delle fognature spesso disordinata e eterogenea nelle varie zone d’Italia, così come quella della depurazione delle acque reflue. Anche l’agricoltura è in gran parte liberata da tutte le imposte in materia di pesticidi e minerali fertilizzanti. E ancora, in un paese a forte vocazione turistica come il nostro, manca una legislazione che imponga oneri e regole precise su approvvigionamento idrico, smaltimento rifiuti, uso del suolo, urbanizzazione delle zone costiere.

L’esperienza di altri Stati membri dell’Unione europea dimostra che l’uso di tasse ambientali sensate e commisurate alla situazione economica dei singoli territori rappresenta un ottimo strumento per provare a garantirci un futuro sostenibile e, al tempo stesso, una soluzione pulita e creativa per uscire dalla crisi e porre le basi per una nuova crescita che consideri l’ambiente come una risorsa e non come un nemico da combattere.

di Stefania Mancuso

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