SISTEMI AGROALIMENTARI LOCALI E FOOD PLANNING

L’approvvigionamento alimentare delle popolazioni è uno dei temi principali su cui le politiche, a diverso livello, dovrebbero agire. Secondo l’UNDESA (1) nel 2020 il 75% della popolazione mondiale vivrà in area urbana e salirà all’85% nel 2030; questo porterà ad una maggiore pressione urbana sui territori liberi limitrofi e anche ad un forte aumento della concentrazione della domanda alimentare e ad un incremento della conflittualità dovuto alla competizione per le risorse naturali. Con il Parere di prospettiva «I sistemi agroalimentari locali» (2) , il Comitato delle Regioni pone all’attenzione della Commissione europea il tema dello sviluppo di un’economia agroalimentare locale, chiedendo alla Commissione Europea di proporre agli Stati membri di inserire nelle proprie strategie di sviluppo rurale obiettivi di implementazione di Sistemi Agroalimentari Locali (SAL).

Secondo la definizione contenuta nel Parere “un sistema agroalimentare locale“:
1. è un sistema «da azienda a consumatore»;
2. comprende derrate prodotte localmente nella regione d’origine o in una regione che fa parte di una cooperativa di regioni d’origine;
3. è un complesso di processi correlati, che unisce i produttori: a) ai consumatori e b) alla società, ossia all’ambiente e all’economia regionale;
4. consiste in diverse componenti su più livelli che spaziano dall’azienda agricola al livello interregionale, compresa la produzione e la lavorazione di alimenti, la commercializzazione e la promozione, il marchio e l’etichettatura, il coinvolgimento dei consumatori e della società, la consegna di beni pubblici complementari, la distribuzione e il trasporto, le misure di sicurezza sanitaria e alimentare, la gestione dei rifiuti e gli aspetti energetici, nonché la formazione e l’istruzione.

L’implementazione dei SAL sembra dunque essere uno dei nodi strategici per lo sviluppo e la permanenza sul territorio di un’agricoltura attiva ma anche di un sistema di reti e relazioni che coinvolge gli aspetti ambientali e sociali della sostenibilità. Nonostante ciò se a livello mondiale circa l’80 % delle derrate alimentari è attualmente prodotto e commercializzato localmente, nell’Unione Europea ad oggi questa percentuale non supera il 20% circa (3). Una prospettiva interessante può essere quella di coinvolgere le istituzioni a vari livelli nello sviluppo di strumenti adeguati ad includere nei piani di gestione del territorio ma anche in quelli di ambito sociale, il tema della progettazione e del rafforzamento dei SAL, come d’altronde già accade in alcuni paesi. Ad esempio, per quanto riguarda la pianificazione urbanistica, alcune città nordamericane tra cui Vancouver, Cleveland, Portland, hanno messo mano al piano comunale di zonizzazione inserendo nuove tipologie di destinazione d’uso in grado di agevolare l’insediamento di diverse modalità di agricoltura urbana con la delimitazione, in alcuni casi, di aree specifiche (Ilieva, 2012) (4). A volte queste azioni nascono da esperienze di rilievo avvenute già negli anni scorsi nell’ambito, per esempio, della filiera corta e dei farmers’ market, quale è il caso della città di San Francisco che da anni lavora sul “foodshed”, concetto sviluppato dal permacoltore Arthur Getz e che identifica l’area che è definita da una struttura dell’offerta, e rimanda al concetto di watershed, cioè di bacino (idrico) (5). Altre volte invece sono generate da sensibilità nuove, in virtù di una idea di città legata ad un “sustainable way of life”. In questo senso nel 2012 la città di Seattle ha deciso di inserire all’interno del proprio piano di sviluppo (6), politiche legate alla filiera alimentare, partendo da un’analisi territoriale e delle politiche già attive nelle municipalità attorno a Seattle.
Il coinvolgimento delle istituzioni nello sviluppo dei SAL sfocia così anche in un potenziale inserimento delle food policies all’interno di uno sviluppo sostenibile non solo della città ma più frequentemente del sistema metropolitano che essa rappresenta. In riferimento a tutte le esperienze di innovazione e ad una accresciuta sensibilità anche in Italia da parte dei consumatori alla sostenibilità delle produzioni in ogni parte della “catena”, dai GAS alla vendita diretta, dalla filiera locale a progetti legati alla distribuzione di prodotti a Km zero, questo potrebbe essere presto un tema “caldo” anche per le istituzioni italiane.

di Chiara Mazzocchi


Note:
1 http://esa.un.org/wup2009/unup/index.asp?panel=1
2 Parere di prospettiva del Comitato delle Regioni “i sistemi agroalimentari locali” (2011/C 104/01), http://is.gd/NjKHzM
3 Idem nota 2.
4 Rositsa T. Ilieva (2012), Cibo e pianificazione urbana: un nuovo paradigma per la città del domani?, Urbanistica Informazioni, n°245-246.
5 Kloppenberg et al. (1996), Coming in to the foodshed, Agriculture and Human values 13:3, pp.34-42.
6 Comprehensive Plan Process, http://is.gd/oKPA0r

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