SGUARDO LIBERO SUL MONDO

Multidisciplinarietà come perno fondamentale per vedere il mondo con tante lenti diverse, con uno sguardo libero e sempre entusiasta. Questo, secondo Giovanna Rossini, è l’identikit del geografo, professionista in grado di trovare e svelare la “chiave d’analisi delle connessioni Uomo-Ambiente” per riuscire a vivere in una vera Smart city, “una città in grado di fondere armonicamente economia, ambiente, mobilità, cittadini, qualità della vita e governance seguendo il filo rosso della sostenibilità”. Appassionata a tutte le sfumature di questa interconnessione, con un Master in “Sviluppo Umano e Ambiente. Governance, processi formativi, conoscenza scientifica”, Giovanna Rossini crede fortemente nella ricchezza di una figura in grado di essere mediatore ottimale tra professionisti e cittadinanza: un geografo che sa magistralmente dosare i propri saperi a favore di tutto e di tutti, passando dall’ecologia alla sostenibilità, dal green marketing alla responsabilità sociale d’impresa, dalla geologia alla pedagogia.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Sorrido, mentre leggo questa prima domanda. Indubbiamente al giorno d’oggi il geografo pare una figura sconosciuta; forse per la maggior parte delle persone è così ma per chi ci crede davvero e ha investito tante delle sue energie in questa professione è una delle figure più belle e libere al mondo!
Non esagero, la multidisciplinarietà offerta è il nostro perno. Ti consente di vedere il Mondo con tante lenti diverse, quella economico-statistica, quella antropologico-culturale, quella urbanista-sociologica e naturalmente quella più strettamente geografica. Ma questa lente è forse la più complessa… perché la geografia non è cosmo chiuso legato allo studio prettamente fisico dell’ambiente, ingloba moltissime tematiche: geografia umana, regionale, urbana, dell’interculturalità, del turismo, della popolazione… e molto altro ancora! È proprio questo bagaglio culturale, volutamente pluridisciplinare, che potrebbe garantire la chiave d’analisi delle connessioni Uomo-Ambiente. Purtroppo penso che oggi ci sia ancora molta diffidenza verso questa figura professionale, soprattutto in Italia, mentre nell’Europa del Nord ha sicuramente molto più peso e decisamente maggiore considerazione scientifica.

Lei si rivede in questo profilo?
Assolutamente sì! Ho scelto di intraprendere questo tipo di studi proprio perché non si andavano fossilizzando attorno a un’unica grande materia, ma ti permettevano di cogliere molti saperi preziosi anche da altre discipline; proprio per questo ho continuato a studiare e approfondire l’interconnessione Uomo-ambiente anche dopo l’Università, scegliendo specificatamente un Master in “Sviluppo Umano e Ambiente: Governance, processi formativi, conoscenza scientifica”, che potesse ancor più approfondire quelle tematiche: l’ecologia, la sostenibilità, il green marketing, la responsabilità sociale d’impresa (CSR), ma anche la geologia e la Pedagogia. Potrebbe sembrare un melting-pot di saperi…ma è proprio questa la sua grande ricchezza.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Come ho accennato precedentemente, ritengo che in Italia non si è ancora pronti a figure professionali così variegate… ci si affida a professionisti come ingegneri, architetti, urbanisti, figure professionalmente note e meritevoli, ma che spesso necessitano di un’ulteriore figura che faccia da mediatrice tra loro e la cittadinanza. Molte volte professori e gente comune non parlano la stessa lingua e questa difficoltà di comunicazione abbatte tutte le possibilità di comprensione e ascolto reciproco

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e  nella progettazione delle smart cities?
Fin dalle prime lezioni accademiche ogni geografo si è sentito ripetere che il proprio compito era proprio quello di colmare la distanza tra la Governance e i cittadini, aprire le frontiere della partecipazione attiva.  Le Smart cities saranno le future città intelligenti, città che riusciranno a fondere in maniera armonica economia, ambiente, mobilità, cittadini, qualità della vita e governance seguendo il filo rosso della sostenibilità. Credo fortemente nel futuro di queste città, perché non restino solo un’immaginazione utopica ma una realtà viva e pulsante. Perché ciò accada ritengo sia indispensabile la creazione di una rete, un network di professionisti e di cittadini che collaborino insieme per raggiungere una vera governance partecipativa.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Ho intrapreso progetti diversi, ma fino ad ora tutti mi hanno portato a collaborare con le pubbliche amministrazioni; come ad esempio un’analisi demografica e culturale degli stranieri residenti in un Comune del bresciano; o un’attività di comunicazione ambientale e sociale per progetti legati alle energie rinnovabili; ma anche una collaborazione con una Ong italiana di Cooperazione e sviluppo rurale dell’Africa e America Latina e in ultimo la magnifica esperienza di insegnare la Geografia economica in un Istituto d’istruzione Superiore. Questi diversi percorsi hanno però sempre avuto delle linee guida comuni: passione e curiosità verso il mondo;  uno sguardo lontano dall’etnocentrismo;  la multidisciplinarietà e il continuo aggiornamento, il legame con l’attualità e con le tematiche ambientali e sociali; la volontà di conoscenza e di trasmissione.

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Spero sempre che nascano sempre più spazi all’interno dei quali vi sia la possibilità di operare, anche in previsione delle sfide che ci attendono, e che sono sempre più urgenti, in merito al Climate Changing;  le promesse del recente Rio 20+20 e, perché no, anche imponenti trasformazioni urbane come Milano Expo 2015.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Domande particolarmente strane non ne ricordo. Però ricordò perfettamente la faccia stranita dei miei interlocutori quando dico di aver intrapreso gli studi geografici. Sembrano volermi dire: “Quindi??? che fai nella vita???”

La capitale della Lituania?
Devo essere sincera, di primo acchito ho detto Vinicius. Poi ho aperto il mio fantastico Atlante e mi sono resa conto che invece si chiama VILNIUS!  Ssccchhhh…. non ditelo ai miei alunni, però!!

di Monica Di Maio

 

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