PROGETTARE INSIEME PER COLTIVARE MEGLIO

Uno dei problemi più comuni nella gestione del territorio è l’accordo tra le diverse parti che sono chiamate, per scelta o per necessità, a gestirlo; alla base c’è anche una difficoltà nel mettere in campo approcci interdisciplinari alle problematiche del territorio che consentano visioni più complete e strumenti condivisi. Questa volta presentiamo un progetto di partecipazione all’interno del Parco Agricolo Sud Milano che ha visto confrontarsi professionisti, ortisti e istituzioni. Di seguito l’intervista al presidente di ARCò, uno degli attori promotori del progetto, Alessio Battistella. Cominciamo dal principio…

foto 8Qual è il progetto? di cosa si tratta?
Il progetto è un’esperienza didattica di una settimana di architettura partecipata e autocostruzione promossa dal Master Paesaggi Straordinari che ha portato alla realizzazione di un prototipo di piccolo deposito per gli attrezzi per orti comunali. Il percorso ha visto il coinvolgimento del Comune di Locate di Triulzi, nel milanese, del Parco Agricolo Sud Milano, del gruppo ortisti locatesi, e di realtà dell’associazionismo locale. In particolare la “casetta” per gli orti che è stata realizzata è una coppia di moduli in legno di 80×120 cm di base, con tetto giardino che è possibile realizzare utilizzando materiali facilmente reperibili e a basso costo. Prevede una parte chiusa dove poter custodire attrezzi e riparare materiali dalla pioggia, e una parte aperta ombreggiata.

Com’è nato?
Il progetto nasce dall’incontro tra l’Amministrazione Comunale di Locate di Triulzi e il Gruppo ARCò, che si occupa di progetti di architettura sostenibile, autocostruzione e processi partecipativi. L’idea è stata quella di lavorare con gli studenti per dare una risposta alle richieste avanzate dal gruppo di ortisti locale: avere una casetta attrezzi per gli orti comunali, cosa non facile essendo all’interno di un’area protetta che deve rispondere a precise regole di tutela del paesaggio. Il percorso didattico sviluppato, ha inteso porre le basi per la costruzione di un prototipo in grado di dare vita ad una riflessione su come sia possibile intervenire in aree paesaggisticamente sensibili.

Quali sono i caratteri innovativi del progetto secondo voi?
I caratteri innovativi sono molteplici. Primo fra tutti il processo. Non mi riferisco tanto al processo partecipativo in sé, quanto al coinvolgimento di attori molto diversi fra loro che hanno tutti contribuito al risultato finale. Ad esempio l’Amministrazione Comunale, che ha saputo accogliere le richieste degli ortisti cercando una risposta che non seguisse una canonica realizzazione dell’opera ma che sviluppasse una soluzione che coinvolgesse direttamente gli utenti. Poi, il Parco Agricolo Sud Milano, che ha risposto in maniera attiva al coinvolgimento durante le fasi di valutazione delle proposte, dimostrando come sia importante la partecipazione di tali enti nelle fasi decisionali per poter garantire un risultato che possa innovare nel rispetto del paesaggio. Inoltre l’esperienza ha coinvolto diverse realtà locali che hanno contribuito ad illustrare agli studenti le caratteristiche del territorio e hanno fornito un importante supporto logistico e, ancora, una società privata che ha sponsorizzato il progetto fornendo gratuitamente i materiali per il prototipo.

Un altro aspetto innovativo risiede nell’oggetto progettato, modulare, facile da realizzare anche grazie ad un “libretto di montaggio” preparato appositamente dagli studenti, che utilizza anche materiale recuperato come i bancali usati. Inoltre, è il primo esempio di piccolo edificio temporaneo in Parco Agricolo che propone un tetto piano, ricoperto di verde, che potrà fornire una visione diversa rispetto alle “casette” che normalmente caratterizzano gli orti comunali aprendo un dibattito importante in materia di paesaggio agricolo.

foto 4Quali sono state le reazioni degli agricoltori hobbisti alla proposta di progettazione partecipata?
Il coinvolgimento degli ortisti è avvenuto lungo tutto il percorso: attraverso una visita degli orti in bicicletta il primo giorno (le bici per tutti gli studenti sono state fornite dal Punto Parco di Pieve Emanuele); nei giorni di progettazione, nella fase di valutazione delle proposte, e, per qualcuno, anche nella fase di realizzazione pratica. Le reazioni sono state molto contraddittorie, di entusiasmo e disappunto, soprattutto nei confronti di un oggetto che si discostava così tanto dall’immaginario comune. È stato il processo stesso che ha permesso, tramite il coinvolgimento, di arrivare ad una proposta condivisa.


Che cosa avete “raccolto” in più -o in meno- al termine del progetto rispetto alle aspettative di partenza?
La vera sorpresa è stata una così alta partecipazione da parte del territorio. Attraverso la diretta partecipazione degli amministratori, associazioni, imprese locali, ma soprattutto tanti cittadini che ogni giorno hanno visitato i locali in cui si svolgeva il workshop nei pressi della piazza del paese.

L’ente pubblico come ha partecipato al progetto? e il Parco?
Il Comune di Locate di Triulzi ha promosso l’iniziativa attraverso un  contributo economico e la disponibilità degli spazi che hanno ospitato il workshop, ma soprattutto mettendo a disposizione una rete di relazioni ben radicata sul territorio che ha permesso una così ampia partecipazione. Il Parco Agricolo sud Milano ha partecipato sia alla revisione intermedia dei progetti che alla presentazione finale del prototipo dimostrando attenzione e sensibilità al tema.

Esistono progetti simili al vostro in Italia o fuori? con che modalità?
Certamente esistono in Italia come in Europa progetti di piccoli edifici temporanei assimilabili al progetto per Locate di Triulzi. Tutti gli esempi che abbiamo presentato come riferimenti ai ragazzi del corso, sono però progettati da studi professionali o da uffici tecnici particolarmente illuminati, senza però attivare processi partecipativi così complessi. Di sicuro è la prima esperienza nel Parco Agricolo Sud Milano che vede un esito così “concreto” e che resta oggi visitabile negli orti comunali di Locate di Triulzi.

di Chiara Mazzocchi

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