RISCHIO IDROGEOLOGICO: APPLICARE LE DIRETTIVE

Ancora una volta i fiumi esondano e ci si trova impreparati e increduli; questa volta ad essere colpita è la provincia di Modena.

Di fronte ai 4 milioni di euro spesi ogni anno nel nostro Paese per arginare i danni delle alluvioni, appare urgente dare applicazione alle Direttive europee su Acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE), istituendo le Autorità di distretto (previste fin dal 2006 dal Dlgs.152/2006) e favorendo una diffusa azione di rinaturazione e riqualificazione fluviale sul territorio e riattivando un’efficace manutenzione ordinaria; azioni che rispondono anche ai principi di un’adeguata politica di adattamento ai cambiamenti climatici. Lo afferma il WWF Italia che chiede di tenere anche conto  del fattore di aumento esponenziale del rischio rappresentato dall’aumento di numero e intensità degli eventi estremi provocati dal riscaldamento globale.

Restando in tema di politiche pubbliche, WWF plaude per quanto è stato inserito nella recente legge di stabilità che finanzia “interventi di messa in sicurezza del territorio”, destinando risorse per un ammontare complessivo di oltre 1,3 miliardi di euro ad “interventi immediatamente cantierabili” ed indirizzati prioritariamente “agli interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità e che integrino gli obiettivi della direttiva 2000/60/CE […] e della direttiva 2007/60/CE […]”; inoltre, vengono previste anche “misure che favoriscano la delocalizzazione in aree sicure degli edifici costruiti nelle zone colpite dall’alluvione classificate nelle classi di rischio R4 e R3 secondo i piani di assetto idrogeologico”, ma soprattutto che “gli interventi sul reticolo idrografico non devono alterare l’equilibrio sedimentario dei corsi d’acqua e gli interventi di naturalizzazione e di sfruttamento di aree di laminazione naturale delle acque devono essere prioritari rispetto agli interventi di artificializzazione”.

L’applicazione di norme e direttive accanto alla promozione di una corretta informazione e formazione per la popolazione esposta al rischio idrogeologico permetterà di prenderci cura in maniera più efficiente del nostro territorio, ricco ma allo stesso tempo molto fragile.

In copertina: San Mauro Torinese © Mirco Sem

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *