PROFESSIONE? GEOGRAFO!

Troppe sono le sfumature per definire una professione che non è mai statica, sempre aperta su potenziali orizzonti. “Il geografo è meglio definirlo per quello che fa, e magari indagare il come lo fa” spiega Marcello Martinoni, geografo che ha coltivato, a seguito della licenza in geografia ed etnologia ottenuta all’Università di Neuchâtel, numerose esperienze all’estero e molteplici progetti per la sostenibilità urbana e ambientale. Un campo in cui questo profilo professionale costantemente in evoluzione potrebbe sorprendere, scoprendo metodologie  e sinergie all’insegna della “confusione creativa”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Fatta eccezione delle definizioni studiate a scuola (includo nel termine scuola anche l’università), basate su giustificabili analisi etimologiche oppure gli accenti specialistici della geografia umana o della geografia fisica, credo ci siano troppe sfumature per definire in maniera chiara “chi sia” e “cosa faccia” un geografo o una geografa. Durante la formazione mi sono interessato in particolare alle scienze umane. Spesso mi presento come geografo-etnologo, per chiarire che non sono specializzato in geomorfologia o idrogeologia.  Forse più che definire il geografo per quello che fa, si potrebbe indagare il “come” lo fa. La geografia rappresenta una formazione aperta su molti potenziali orizzonti. Una sorta di specializzazione di “generalista”, che fornisce strumenti di analisi e favorisce la trasversalità, e nel migliore dei casi la creatività. Penso soprattutto a una “geografia applicata” e solo in parte “accademica”.

Marcello Martinoni

Lei si rivede in questo profilo?
Considerata la definizione vasta, forse vaga, sopraesposta, m’identifico pienamente con il profilo, anche perché presenta il grande vantaggio di essere un profilo potenzialmente in evoluzione e non statico.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Ho l’impressione che non sia un problema di diffusione, bensì di visibilità. Come avviene anche per altri curricula universitari, molti studiano con passione geografia per poi trovare uno sbocco professionale che non permette di riconoscere facilmente il “geografo”, perché diventa giornalista, comunicatore, collaboratore scientifico, pianificatore, promotore culturale, etc. Credo esista uno scollamento tra l’identità disciplinare e l’identità professionale, e solo in specifiche posizioni si sottolinea il fatto di essere geografo. Oppure si dice “ho studiato geografia e mi occupo di …”. Personalmente alla voce professione in genere scrivo “geografo”, sempre più esplicito di “consulente” o “ricercatore”.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e  nella progettazione delle smart cities?
Il geografo combina diverse caratteristiche utili nei settori citati. Ha competenze rispetto alle analisi territoriali complesse (interazioni sistemiche, ruolo degli attori, territorialità, …), ha una visione ampia e, anche se spesso risulta difficile, può traghettare nozioni e strumenti tra altre discipline impegnate nella progettazione e nella costruzione della città. Infine la geografia, a differenza degli ambiti di riferimenti di Arch., Ing. e anche degli Avv. (ma è un’altra storia), non ha mai conosciuto il sistema corporativo. Questa differenza, con evidenti motivazioni storiche, credo possa influenzare anche le attitudini, l’apertura verso punti di vista disciplinari diversi.

Lei ha una licenza in geografia ed etnologia, ottenuta all’Università di Neuchâtel, e, oltre a diverse esperienze all’estero, ha all’attivo diversi progetti per la sostenibilità urbana e ambientale.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave delle sue attività?
Con la pratica professionale, di consulente indipendente e ricercatore, ho lavorato in numerosi settori, applicando metodi e strumenti, ma anche improvvisando in maniera creativa risposte alle richieste dei clienti. Tra i settori di cui mi occupo esistono numerose sinergie. In alcuni casi si tratta di metodi, in altri casi di competenze. Il settore della sostenibilità, sia essa urbana o rurale, ambientale o economica, pone sfide enormi. La ricerca dell’equilibrio tra le dimensioni sociali, economiche e ambientali comporta : competenza in una materia vasta e alle volte paradossale, moderazione e diplomazia nel proporre e introdurre le novità e capacità di comunicazione. In sintesi credo che di fronte all’attuale complessità, che alle volte si trasforma in inutile complicazione, si debba anche far prova di confusione creativa. Confusione non da intendere come disordine incoerente, ma come capacità di adattamento e improvvisazione, magari intrisa di una sorta di fiduciosa serendipità.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Sul mio lavoro di consulenza si sprecano le incomprensioni, c’è chi pensa sia specializzato in consulenze  fiscali, e chi, anche dopo aver ricevuto spiegazioni in merito, non riesce a capire di cosa mi occupo. Rispetto al mio statuto di geografo spesso sono stato confuso con un geologo, o una persona che sa a memoria tutto quello che i docenti di geografia insegnano, ciò che evidentemente non è il mio caso.

La capitale della Mongolia?
Un posto affascinante, carico di storia e vero e proprio specchio rivelatore delle dinamiche di globalizzazione in atto nel mondo eurasiatico. Il nome? Non ricordo. Sono sempre stato molto debole in toponomastica e, anche da geografo, convivo bene con questa situazione.

di Monica Di Maio

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