PERCHÉ SI PARLA TANTO DI AGRICOLTURA SOSTENIBILE?

L’agricoltura sostenibile unisce scienza e innovazione rispettando natura e biodiversità. Non mette a rischio la salute di chi la pratica e garantisce la salubrità del cibo che viene prodotto. Protegge il terreno, l’acqua e il clima. Non contamina l’ambiente con sostanze chimiche di sintesi e Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Un’agricoltura sostenibile mette al centro le persone – agricoltori e consumatori – e non gli interessi delle multinazionali che controllano il nostro cibo“.
(da “Agricoltura sostenibile. Sette principi per un nuovo modello che metta al centro le persone“, La visione di Greenpeace per l’agricoltura del futuro Greenpeace Research Laboratories Technical Note 05/2015).

Che cosa si intende quando si parla di agricoltura sostenibile?
Ci si riferisce a tecniche e modalità di coltivare che possano garantire la qualità e la quantità del cibo nel lungo periodo. L’agricoltura è sostenibile se le coltivazioni sono efficienti e produttive, se le attività preservano l’ambiente e le comunità locali e quando vengono utilizzati la minor quantità possibile di fertilizzanti e pesticidi. Ciò è possibile anche grazie all’utilizzo di tecniche agricole in grado di rispettare l’ambiente, la biodiversità e la naturale capacità di assorbimento dei rifiuti della terra.

Perché è necessario cambiare sistema agroalimentare?
La necessità di seguire questo tipo di sviluppo agricolo è molto forte poiché la crescita della popolazione e il miglioramento del livello di vita in molti paesi hanno determinato un aumento del consumo e della domanda di risorse naturali a livello mondiale; inoltre, percepiamo già la minaccia dei cambiamenti climatici che obbligheranno tutto il settore ad un adattamento significativo.

Greenpeace a pubblicato recentemente il rapporto “Agricoltura sostenibile: sette principi per un nuovo modello che metta al centro le persone”. Come si legge nel documento: “L’attuale sistema agricolo è dipendente dall’uso massiccio di sostanze chimiche e di combustibili fossili. È sotto il controllo di un ristretto numero di multinazionali, concentrate in poche aree del mondo, prevalentemente nei Paesi più ricchi e industrializzati. Si basa in modo eccessivo su poche colture, minando alle basi di un sistema sostenibile di produzione del cibo da cui dipende la vita. Questo modello agricolo inquina le acque, contamina il terreno e l’aria. Contribuisce in maniera significativa ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità e il benessere di agricoltori e consumatori“. L’attuale sistema agroalimentare non è in grado di garantire il diritto al cibo a tutti. Non protegge la biodiversità e l’ambiente.

Questi sono i motivi che hanno spinto Greenpeace a sintetizzare in 7 punti chiave i principi fondamentali che descrivono le caratteristiche dell’agricoltura che è necessario costruire da oggi:

1. restituire il controllo sulla filiera alimentare a chi produce e chi consuma, strappandolo alle multinazionali dell’agrochimica;

2. sovranità alimentare. L’agricoltura sostenibile contribuisce allo sviluppo rurale e alla lotta contro la fame e la povertà, garantendo alle comunità rurali la disponibilità di alimenti sani, sicuri ed economicamente sostenibili;

3. produrre e consumare meglio: è possibile già oggi, senza impattare sull’ambiente e la salute, garantire sicurezza alimentare e, contemporaneamente, lottare contro gli sprechi alimentari. Occorre diminuire il nostro consumo di carne e minimizzare il consumo di suolo
per la produzione di agro-energia. Dobbiamo anche riuscire ad aumentare le rese dove è necessario, ma con pratiche sostenibili;

4. incoraggiare la (bio)diversità lungo tutta la filiera, dal seme al piatto con interventi a tutto campo, dalla produzione sementiera all’educazione al consumo;

5. proteggere e aumentare la fertilità del suolo, promuovendo le pratiche colturali idonee ed eliminando quelle che invece consumano o
avvelenano il suolo stesso;

6. consentire agli agricoltori di tenere sotto controllo parassiti e piante infestanti, affermando e promuovendo quelle pratiche (già
esistenti) che garantiscono protezione e rese senza l’impiego di costosi pesticidi chimici che possono danneggiare il suolo, l’acqua, gli ecosistemi e la salute di agricoltori e consumatori;

7. rafforzare la nostra agricoltura, perché si adatti in maniera efficace il sistema di produzione del cibo in un contesto di cambiamenti climatici e di instabilità economica.

A questo link è disponibile il rapporto integrale in lingua inglese. Qui invece una sinstesi in italiano.
Greenpeace ha inoltre lanciato una piattaforma online “SoCosaMangio” per descrivere i fallimenti dell’agricoltura industriale e invitare tutti a cambiare questo sistema agroalimentare fallimentare.

Approfondimenti, news esclusive e scenari su come evolverà il mercato della GreenCity nel prossimo numero di Arrows, i report di Urbano Creativo, in uscita a giugno. Per maggiori informazioni scrivete a info@urbanocreativo.it

di Giulia Cattoni

In copertina: lady bug [3] © Simone Zucchelli

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