NUCLEARE: NASCE L’OSSERVATORIO

Mentre all’Aja si sta tenendo il Nuclear Security Summit, nel nostro Paese è appena nato l’Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare. Organismo indipendente promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con Sogin (la società di Stato responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), l’osservatorio si propone di contribuire a una corretta informazione su questa tematica ponendosi l’obiettivo di approfondire gli aspetti tecnici e tecnologici, nonché le implicazioni economiche, sociali e ambientali delle attività di bonifica dei siti nucleari e di gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

L’osservatorio infatti nasce dalla volontà di assicurare le finalità della Direttiva europea 2011/70 Euratom che prevede, oltre alle attività di smantellamento degli impianti nucleari, la realizzazione di un Parco tecnologico e di un deposito nazionale anche processi trasparenti, condivisi e partecipati per la popolazione e tutti gli stakeholders (*).
Per questa ragione l’ente si occuperà di raccogliere, elaborare e contribuire alla diffusione delle informazioni, garantendone l’accessibilità ai soggetti interessati; supportare, monitorare e garantire un corretto sviluppo del processo di coinvolgimento degli stakeholder in materia di smantellamento dei siti nucleari, gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e localizzazione, progettazione e realizzazione del Parco tecnologico e del Deposito nazionale ed esprimere osservazioni e redigere relazioni informative sulle attività di decommissioning, di gestione dei rifiuti radioattivi, nonché sul recepimento delle direttive europee e sulle normative nazionali in materia.
L’osservatorio inoltre si propone di realizzare una serie di approfondimenti creando allo stesso tempo momenti di confronto e coinvolgimento tra i vari attori.

siti nucleari

In Italia sono otto gli impianti da smantellare e circa 55.000 metri cubi di rifiuti radioattivi da trattare e smaltire. A questi si aggiungono altri circa 36.000 metri cubi di rifiuti radioattivi prodotti da impieghi medicali, di ricerca e industriali. Queste attività generano circa 55.000 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui circa 10.500 ad alta attività e altri 44.500 a media e bassa attività.
A questi si aggiungono i rifiuti radioattivi a bassa, media ed alta radioattività generati da attività diagnostiche e terapeutiche di medicina nucleare (provette, flaconi, siringa, guanti, indumenti contaminati, sorgenti per teleterapia etc…), ma anche di macchinari contaminati e dispositivi utilizzati per la ricerca in campo medico e farmacologico, oltre che in specifici settori industriali. Questi in Italia oggi ammontano a circa 15.000 metri cubi, di cui più di 3.000 ad alta attività, a cui se ne aggiungeranno nei prossimi anni circa altri 20.500, di cui oltre 1.500 ad alta attività, con un trend di crescita di 500 metri cubi l’anno.
La quantità complessiva di rifiuti a bassa, media e alta attività da smaltire è dunque di oltre 90.000 metri cubi. Attualmente i rifiuti radioattivi prodotti quotidianamente sono raccolti presso i siti di produzione, mentre quelli derivanti dal settore sanitario, della ricerca e dall’industria sono detenuti in aree di stoccaggio provvisorio.
Una questione complessa quindi, quella dei rifiuti nucleari, che richiede attenzione, competenza e trasparenza. Caratteristiche che anche grazie al lavoro dell”Osservatorio non dovranno mai mancare.

Note:
(*) La Direttiva Euratom ha imposto ad ogni Stato membro la realizzazione di un deposito che sia in grado di ospitare in sicurezza il combustibile nucleare esaurito e i rifiuti radioattivi anche derivanti dagli impieghi medicali, di ricerca e industriali. Il Deposito nazionale dovrà essere collocato all’interno di un Parco tecnologico finalizzato alla ricerca di soluzioni per la definitiva messa in sicurezza di questa tipologia di rifiuti.
Un quadro di interventi imponente, non solo perché restituirà definitivamente territorio libero da vincoli radiologici alla collettività e creerà condizioni di maggiore sicurezza rispetto all’attuale situazione, ma anche perché prevede investimenti stimati in circa 2,5 miliardi di euro e tempi di realizzazione di perlomeno 5 anni.
Rispetto a questo programma di interventi bisogna ricordare che la direttiva Euratom pone un forte accento sulla trasparenza e impone, fra l’altro, che gli Stati membri assicurino che “la popolazione abbia le necessarie occasioni di effettiva partecipazione ai processi decisionali concernenti la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi conformemente alla legislazione nazionale e agli obblighi internazionali”.

In copertina: La sfera (la centrale di Garigliano, CE) © dalianera

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