MEDIA E NUCLEARE: TRA PAURA E CENSURA

Negli anni 80 ancora non si conoscevano le potenzialità della tecnologia e quanto lo sviluppo di questa avrebbe portato a cambiamenti drastici nel mondo della comunicazione. Negli anni 80 non si poteva immaginare che saremmo stati in grado di comunicare in tempo reale con chiunque, indipendentemente da dove esso si trovi nel mondo. Il 26 aprile del 1986 si verificò l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl ma il mondo lo seppe solo quando, il giorno dopo, fu rilevato un aumento della radioattività in Svezia.
L’11 marzo 2011, invece, la notizia del disastro di Fukushima ha raggiunto le case di tutti in poche ore. In meno di un secondo, oggi, digitando un paio di parole chiave in un motore di ricerca, chiunque ha accesso a una quantità infinita di articoli, dichiarazioni e foto riguardo a questo e a qualunque altro evento. Ma la questione è che quantità raramente fa rima con qualità.
Dopo quasi trent’anni la difficoltà di trovare notizie complete ed esaurienti esiste ancora.
Se in Unione Sovietica, dopo aver capito che le conseguenze di Chernobyl non potevano essere nascoste, i dati e le informazioni furono divulgate, seppur con alcune resistenze, alla comunità internazionale, per Fukushima è stato l’opposto: le autorità giapponesi condividono le notizie su cosa è realmente accaduto, e cosa esattamente sta ancora succedendo solo con un numero limitato di organizzazioni mediatiche e la Tepco, società che possiede gli impianti Fukushima Daiichi, è stata accusata di poca trasparenza nella gestione dell’emergenza.
Giornalisti, enti e organizzazioni varie fanno stime e ricerche ma emerge poca chiarezza, numeri e dati diversi e spesso discordanti.

Intanto però, mentre ci si perde in confronti di cifre e ci si interroga su quale sia la fonte più autorevole, foto di verdure “naturalmente” geneticamente modificate, raccolte – dicono – nell’area giapponese interessata, girano sul web tra blog e social network.
Un sito giapponese assicura che queste foto riguardano ortaggi che non sarebbero legati all’incidente di Fukushima e che sono immagini raccolte negli anni.
Indipendentemente dalla localizzazione geografica e temporale delle fotografie, e dal fatto che altri progetti d’informazione avevano già documentato gli effetti delle radiazioni della centrale di Fukushima, con dettagli e localizzazione, dai risultati dai test della stessa Tepco emerge che quest’anno una sostanza radioattiva come lo stronzio-90 è presente a livelli 30 volte superiori ai limiti consentiti.

Quale sia il vero impatto sul territorio e le conseguenze sulla popolazione e la vita degli organismi causati dall’incidente avvenuto a Fukushima ancora non si può sapere, e sicuramente serviranno studi e ricerche approfondite per stabilire connessioni tra le radiazioni della centrale e gli ortaggi anomali fotografati.
Mentre l’area contaminata tra l’Ucraina e la Bielorussia nel 1986 fu, di fatto, recintata e l’ingresso vietato a qualsiasi gruppo di ricerca indipendente, dopo la tragedia giapponese del 2011 gli effetti dell’esposizione alle radiazioni possono essere studiati in dettaglio, per quanto riguarda sia la salute umana sia la salute degli ecosistemi terrestri e marini. Singoli gruppi stanno già studiando gli effetti delle radiazioni su piante e animali a Fukushima, ma ciò che serve è un’azione coordinata e sistematica.

Quello che ci si domanda, tuttavia, è perché il governo giapponese continui a diffondere slogan rassicuranti e la Tepco si ostini a escludere dalle conferenze ufficiali i media indipendenti e la stampa straniera. Non basterà censurare le parole “fuga nucleare” ai distributori di accesso a internet e ai canali via cavo per frenare la propagazione di paure e voci o, come dichiarava un anno fa il Ministero degli Interni giapponese, per sopprimere dai network informazioni false, contrarie alla legge, all’ordine e alla morale pubblica.

La stampa libera, infatti, informa ancora e giornalisti e blogger continuano a divulgare immagini e notizie di quello che lo stato vorrebbe rimanesse un segreto. Per di più, tutte le esitazioni, le smentite e gli errori di calcolo dichiarati non fanno che screditare il governo e l’industria nucleare nipponica. Quando si tratta di disastri nucleari, pericolo ambientale e salute delle persone, nessuna questione politica, economica o d’onore regge. È la parola “censura” quella che fa davvero venire i brividi.

di Giulia Cattoni

In copertina Fukushima © Jun Teramoto

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