JOLLY ROSSO. INCHIESTA IN ALTO MARE

Il Capitano Natale De Grazia muore in viaggio verso La Spezia in circostanze misteriose nel 1995.
Nel 2013 il procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore decide di archiviare il caso.
In mezzo a questi due eventi,18 anni di misteri e una nave che si chiama Jolly Rosso.

La vicenda della “Rosso”, di proprietà della Ignazio Messina & C. S.p.A, in verità comincia prima. È il 1988 quando ha il compito di trasportare tra il Libano e l’Italia, su commissione del governo italiano, circa 2.000 tonnellate di rifiuti. All’epoca si era ipotizzato che si trattasse di rifiuti tossici, forse scorie radioattive, uranio. Solo indiscrezioni, tutto tace.

Ma è due anni dopo, nel 1990, che la Jolly Rosso diventa famosa. L’imbarcazione, che ufficialmente trasporta tabacco e generi alimentari, partita da La Spezia, dopo una tappa a Malta rimane misteriosamente spiaggiata nei pressi di Amantea, in provincia di Cosenza, dopo aver navigato per diverse ore in avaria. E con la stiva completamente vuota.

In seguito all’incidente, la Procura della Repubblica di Paola apre un’inchiesta. Il sospetto? Quello che il mercantile trasportasse rifiuti altamente tossici e che la nave dovesse essere affondata, con il suo pericoloso carico. Altro che generi alimentari.
Ma la Jolly non venne affondata. E allora dove furono nascosti i rifiuti?

A indagare sulla vicenda, in quegli anni, c’è anche il comandante di fregata Natale De Grazia che la sera del 12 dicembre del 1995 su incarico della Procura sta andando a La Spezia per interrogare l’equipaggio della Jolly.
Però nella città ligure non arriva perché muore, in circostanze mai chiarite.
Forse avvelenato dopo aver consumato un pasto in un autogrill sulla Salerno-Reggio.
Le indagini sulla sua morte, che stabiliscono come causa del decesso un arresto cardio-circolatorio, sono ambigue e condotte con gravi carenze e ritardi.
I familiari infatti aspetteranno dieci anni per ricevere i risultati della seconda autopsia.

La vicenda della Jolly Rosso si chiude definitivamente nel 2009 con l’archiviazione, così come quella sulla morte di De Grazia, con una sentenza del 2013. Non si riesce a dimostrare che l’imbarcazione trasportasse rifiuti tossici e soprattutto che questi siano stati nascosti nei territori del cosentino.

Nel 2010, il nuovo procuratore Paolo Giordano, di fronte al proliferare di tumori nella zona, ordina di eseguire carotaggi sul fondo del fiume Oliva, nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello.
E la terra parla.
Parla e racconta di centomila metri cubi di fanghi industriali, del cesio 137, e poi del berillio, del cobalto, del rame. E ancora dello stagno, del mercurio, dello zinco, del manganese e del vanadio.
In località Valle del Signore, nel fiume Oliva, vengono a galla sarcofaghi in cemento pieni di rifiuti tossici.

Natale De Grazia, pioniere dell’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi, ci lascia materiali preziosi che hanno contribuito a fare luce sulle tante “navi a perdere” finite sui fondali dei nostri mari e che dal 2000 sono contenuti nei fascicoli dell’inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura di Reggio Calabria.

In tanti, da Legambiente al Comitato Civico Natale di Grazia, chiedono la riapertura del caso della Jolly così come quella sulla morte del capitano.
Persone come Di Grazia ci ricordano la bellezza dell’amore per la verità, a costo della vita.
Questo, insieme all’accertamento dei reati commessi in questa triste vicenda, è certamente un motivo in più per riaprire le indagini.

di Stefania Mancuso

In copertina: la Jolly Rosso © Comitato Civico Natale De Grazia 

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