LE TRE “R” DEL FUTURO

Riutilizzare e riciclare sono azioni entrate nella nostra quotidianità senza incontrare grandi difficoltà o resistenze.
Ma per avere davvero uno stile di vita “virtuoso”, in senso ambientale si intende, la regola prevede una terza R, quella del Ridurre.
La strada per Ridurre la produzione dei rifiuti rappresenta una sfida di non facile soluzione da un punto di vista operativo e metodologico. Eppure, proprio questa terza R è la chiave per immaginare un futuro diverso.
Per prima cosa bisogna capire quali sono le dinamiche di produzione del rifiuto. Un’operazione non facile, se si pensa che la stessa definizione normativa di rifiuto è ancora uno dei punti dolenti della legislazione in materia ambientale.
Le quantità di rifiuto prodotto dipendono da molti fattori, che vanno dal sistema economico alla composizione dei nuclei familiari, al grado di sensibilità ambientale, fino alle abitudini di consumo di una società.
Analizzando la situazione relativa al nostro Paese, si possono evidenziare alcuni fatti salienti.
Il grafico ci mostra una correlazione significativa fra la produzione di rifiuti e l’andamento del PIL e dei consumi delle famiglie.
Se fino al 1998 l’aumento della produzione di rifiuti è stato meno che proporzionale rispetto a quello di PIL e consumi delle famiglie, invece dal 1999 questo rapporto si è invertito. Dal 2003 in poi, si osserva un progressivo allontanamento della produzione dei rifiuti dalle altre due variabili. Un allontanamento imputabile a una serie di fattori complessi come l’introduzione dell’Euro e la globalizzazione dei mercati, entrambi elementi che hanno fatto crescere l’importazione di prodotti.
Nel 2008 e nel 2009, infine, si evidenzia un deciso decremento di tutte e tre le curve, decremento legato alla crisi economica mondiale.
La correlazione tra la curva del PIL e quella dei rifiuti prodotti dimostra comunque la stretta connessione tra economia e produzione di rifiuto. Ed ecco che si cade nel paradosso: per assicurare a tutti un lavoro bisogna produrre beni che diventino rifiuti il prima possibile, in modo che il ciclo economico sia subito pronto per ricominciare.
Proprio questa stretta dipendenza tra l’andamento dell’economia e la produzione di rifiuto è ciò che rende la riduzione del rifiuto stesso un problema di non facile soluzione.
In altre parole: per ridurre la produzione di rifiuti, bisogna evitare di produrre beni. Cioè bisogna mettere in ginocchio l’economia.
Una bella scoperta, in questo momento di crisi.
Ma la dipendenza della produzione di rifiuto dall’economia non si limita a questo: a valle del sistema virtuoso di raccolta e riciclo vive un mercato regolato dalle stesse leggi economiche che portano alla sovraproduzione di beni destinati a diventare molto presto rifiuti. In pratica, un bene prodotto con materiali di riciclo entra in competizione con lo stesso bene prodotto con materie prime vergini, che finisce per costare di meno, avere una qualità differente e uno spettro di utilizzi maggiore.
Un esempio? La carta.
L’Italia è da sempre un Paese affamato di materie prime di tutti i generi, carta compresa. Eppure, spulciando tra i dati del Conai si può notare che, così come il resto dei Paesi europei, l’Italia esporta maceri verso i Paesi asiatici ed est europei.
I maceri sono trattati esattamente come qualsiasi altro prodotto: hanno un mercato che subisce variazioni in base a quello che accade nel mondo.
Nel 2008 la crisi economica sconvolge i mercati, i prezzi delle materie prime crollano e queste ultime diventano accessibili per i mercati che fino a quel momento sono stati i principali acquirenti delle materie prime seconde.
Il risultato è che la carta riciclata non si vende più e resta stoccata nei magazzini, aspettando tempi migliori o l’avviamento a recupero energetico (termodistruzione).
Quindi, la domanda è: a cosa serve mettere in piedi un meccanismo virtuoso ed economicamente importante come la raccolta differenziata, se poi non si valorizza la risorsa recuperata?
Su questo tema ha riflettuto anche la Comunità Europea, che ha introdotto e sta introducendo nelle normative l’unico parametro in grado di giudicare un rifiuto senza passare da una valutazione economica: l’analisi del ciclo di vita del rifiuto (Lca Life Cycle Assesment).
L’Lca dà una valutazione energetica del rifiuto e delle materie prime seconde da esso prodotte, mostrando non solo che la raccolta differenziata è una prassi virtuosa, ma anche che la spesa affrontata per mettere in piedi questo genere di meccanismi virtuosi “fa bene” al Pianeta.
Ma cosa c’entra tutto questo con la nostra Riduzione del rifiuto?
Per riuscire davvero a ridurre la produzione di rifiuti è necessario uscire da valutazioni di carattere economico intese in senso tradizionale e intraprendere una strada in cui la vera economia sia quella tesa ad avere un impatto minimo sulle risorse del Pianeta, evitando lo spreco di materie prime e riducendo la produzione di beni, quindi di rifiuti, dando così nuova vita alle materie prime seconde.

Per il Programma generale di Prevenzione e Gestione degli Imballaggi e dei Rifiuti di Imballaggi e la Relazione Generale Consuntiva www.conai.org
Per approfondimenti sulla carta riciclata: www.comieco.org
Per approfondimenti sul Life Cycle Assesment: Lucia Rigamonti, Mario Grosso, Riciclo dei rifiuti. Analisi del ciclo di vita dei materiali da imballaggio, Dario Flaccovio Editore, Palermo 2009

di Giuseppe Sperduto

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