LA GRANDE ABBUFFATA

”L’attuale processo di urbanizzazione e conversione del suolo viene percepito come una delle principali sfide che siamo tenuti ad affrontare. Una volta distrutto o gravemente degradato, le generazioni future non vedranno ripristinato un suolo sano nel corso della loro vita.”

Questa affermazione compare negli Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo della Commissione Europea, pubblicato a fine 2012 (1), che ha lo scopo di presentare ad amministrazioni pubbliche,pianificatori del territorio e anche a privati cittadini, buone pratiche in tema di gestione e conservazione del suolo in ambito europeo, che possano indirizzare le decisioni degli operatori verso la sostenibilità. Il lavoro si inserisce nella più ampia Strategia tematica per la protezione del suolo europea del 2006 (2) a cui è seguita la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’uso delle risorse, del 2011, che nella “tappa sostenibile” dedicata alla terra lancia la sfida di un consumo di suolo zero entro il 2050. L’obiettivo assai ambizioso dovrebbe essere raggiunto grazie all’applicazione di approcci gestionali volti a limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione dei suoli, definita come la copertura del terreno da parte di un materiale “separatore” tra il suolo e l’atmosfera che impedisce qualsiasi tipo di scambio di liquidi e gas tra suolo e aria. Il concetto di impermeabilizzazione è strettamente legato a quello di urbanizzazione e più in generale di occupazione del suolo libero.
Secondo uno studio dell’ Environment Agency of Austria (2011) (3) in Europa tra il 1990 e il 2000 sono stati artificializzati suoli al ritmo di 275 ha al giorno, velocità “rallentata” a 252 ha al giorno tra il 2000 e il 2006. Altro dato interessante è che il consumo di suolo pro-capite delle città europee negli ultimi cinquant’anni è più che duplicato; da metà degli anni ‘50 ad oggi le città europee in media si sono espanse del 78% mentre la popolazione è cresciuta solo del 33% (EAA, 2006) (4).
Il disaccoppiamento tra ritmo dell’urbanizzazione e aumento demografico è un “paradosso” anche italiano: tra 1991 e 2005 “la popolazione italiana è cresciuta soltanto di 1.722.000 abitanti (+ 3%), mentre il numero delle abitazioni è salito del 13,2% e quello delle stanze del 23,8%” (Emiliani, 2007) (5). Il riflesso di questa tendenza sul territorio è un’urbanizzazione sparsa, diffusa e poco compatta che prende il nome di sprawl, termine che letteralmente significa “sguaiatamente sdraiato” (Salzano , 2006) (6) e che comporta non solo tassi elevati di occupazione di territorio, ma anche maggiori costi sociali, oltre che ambientali, a causa della necessità di servire nuove aree isolate in cui non esistono servizi a cui ci si può “allacciare”, come invece accade nel modello insediativo della città densa.
Insomma, collettivamente il costo sociale, ambientale e a volte anche paesaggistico della villetta singola o del capannone isolato è quasi sempre molto più elevato di quello di un appartamento in un centro abitato (città o paese che sia) che sfrutta le reti di servizi già esistenti. Sarà in parte a causa degli stili di vita mutati, dei prezzi delle abitazioni più bassi fuori città, della crisi finanziaria degli enti locali che riescono a recuperare denaro fresco e immediatamente disponibile tramite gli oneri di urbanizzazione, che l’abbuffata di suolo sta raggiungendo livelli “pantagruelici”. In Italia il consumo di suolo ha ormai superato i 100 ha al giorno e la superficie impermeabilizzata è più del 6% del territorio nazionale (Munafò et al., 2011) (7).
L’urgenza di limitare l’occupazione di territorio libero è evidente anche in Lombardia dove tra il 1999 e il 2007 si sono coperti 34.164 ha (8) di suolo libero con un incremento dell’11% sul totale urbanizzato del ‘99, quasi totalmente sottratti all’agricoltura, che ha perso 43.277 ha (9). Le Province maggiormente interessate al consumo di suolo agricolo sono state Brescia, con 12.891 ha persi, Mantova e Milano, entrambe attorno ai 5.500 ha. I dati del consumo agricolo sono rilevanti anche perché spesso si tratta di terreni ad elevata fertilità ed accessibilità (pianura), e perché se l’urbanizzazione è diffusa sorgeranno anche fenomeni di frammentazione fondiaria e problemi nella gestione degli appezzamenti agricoli. La scarsa funzionalità agricola che segue al fenomeno dell’urbanizzazione “irrazionale” predispone le condizioni per una potenziale dismissione dell’attività e disponibilità dei terreni non più coltivati ad una conversione d’uso, da agricolo ad edificabile. La gravità del problema è tale che da una parte le scelte politiche non possono più farsi attendere, dall’altra, come sembrano suggerire gli Orientamenti, anche i privati cittadini sono coinvolti, poiché le risorse sono limitate e l’impegno al loro uso sostenibile deve essere comune.

di Chiara Mazzocchi 

Note:

(1) Commissione Europea (2012), Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo, Belgio. Disponibile su http://is.gd/dP9sZS
(2) COM (2011) 571 , Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse. Disponibile su http://is.gd/lp97LY
(3) Prokop et al. (2011), Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27, final report. Disponibile su http://is.gd/mte4rJ
(4) European Environment Agency (2006), Urban sprawl in Europe, the ignored challenge. Disponibile su http://is.gd/7YGz3b
(5) Emiliani V. (2007), il consumo di suolo in Italia e in Europa, Convegno nazionale Comitato per la Bellezza, 18/10/2007. Disponibile su http://is.gd/uoIx53
(6) Salzano E. (2006), Introduzione: su alcune questioni di sfondo, in No Sprawl, a cura di Gibelli M.C. e Salzano E., Alinea editrice, Firenze
(7) Munafò et alii. (2011), Il consumo di suolo nelle città italiane, Ecoscienza (4), Arpa Emilia Romagna. Disponibile su http://is.gd/uCq0JE
(8)  1 ha=10.000 mq
(9) Nostra elaborazione su banca dati Dusaf, Regione Lombardia

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