INTERPRETE DI TERRITORI

Interprete di territori. Più che studioso, empatico; più che osservatore, narratore. Ilaria Brambilla, specializzata nella relazione tra ambiente e persone dal punto di vista della comunicazione, dipinge così il profilo del geografo, “abbastanza aperto e competente per approcciarsi a diverse professioni, in perfetta mediazione tra scientifico e umanistico”.
Un professionista che sa mimetizzarsi, in grado di approcciarsi a diverse professioni, con una missione precisa:  far acquisire la consapevolezza dell’importanza di una gestione efficiente delle risorse. Impegnato oltre un singolo mestiere e soprattutto costantemente e consapevolmente innamorato: “l’essere umano è un po’ come in un rapporto amoroso con l’ambiente – spiega Ilaria Brambilla – ultimamente abbiamo sottovalutato il nostro partner, ora dobbiamo impegnarci per trovare nuovi modi per alimentare la passione”.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?

Il geografo è un interprete dei territori, è colui che si pone in relazione con l’ambiente naturale e    antropico per studiarlo, raccontarlo, gestirlo. Ha una formazione che media gli estremi scientifici e umanistici in modo da essere abbastanza aperto e competente per approcciarsi a diverse professioni. Conosco geografi che si occupano di cartografia e geolocalizzazione, di educazione ambientale, di pianificazione territoriale, di partecipazione, di gestione di progetti per la sostenibilità ambientale e, infine, conosco geografi giornalisti e comunicatori.

2. Lei si rivede in questo profilo?

Decisamente, e sono convinta della scelta che ho fatto. La stretta relazione che lega l’essere umano all’ambiente in cui vive è un po’ come un rapporto amoroso. Negli ultimi due secoli abbiamo sottovalutato il nostro partner, abbiamo pensato di poter fare e disfare a nostro piacimento senza conseguenze. In questo momento però, ci stiamo rendendo conto che abbiamo tirato la corda, e che ci sono modi più piacevoli e proficui di rapportarsi con le risorse: ormai stiamo insieme da un po’, non dobbiamo guardare con rimpianto a un passato mitico, ma trovare nuovi modi per alimentare la passione.

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?

Forse è solo poco nota. I geografi non hanno sul biglietto da visita la dizione “Geog.” perché passerebbero troppo tempo a darne spiegazione. Inoltre, considerata la varietà di mansioni che un geografo può ricoprire, non rappresenterebbe lo spirito della disciplina, che va oltre un singolo mestiere. In realtà siamo in tanti, però sappiamo mimetizzarci bene.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e  nella progettazione delle smart cities?

Il geografo è interprete delle relazioni tra spazio e persone e le smart cities costituiscono la possibilità di progettare le città di domani in maniera efficiente, per la salvaguardia ambientale e il benessere degli abitanti. Lavorando con la trasformazione, nel presente, il geografo può facilitare i sistemi che permettono di creare comunità smart. Ha le competenze necessarie per supportare le amministrazioni pubbliche, cooperando in sintonia con le altre professionalità coinvolte nel processo: non bisogna pensare che sia una specie di animale in via d’estinzione che passa le sue giornate chino su mappe rinascimentali!

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue ricerche professionali?

Ho scelto di affrontare la relazione tra ambiente e persone dal punto di vista della comunicazione: sono copywriter e scrivo di sostenibilità ambientale ed energetica. Per parlare di cura dell’ambiente bisogna sapere che si tratta di un tema sensibile, che tocca delle corde profonde e allo stesso tempo viene visto da molti come una velleità, al massimo una moda, purtroppo. Spesso le persone si interessano del posto in cui vivono solo in seguito a gravi episodi di inquinamento o perché costruiscono un centro commerciale sul prato in cui giocavano da piccoli. Va bene, è comprensibile. Bisogna però trovare il modo di far acquisire la consapevolezza dell’importanza di una gestione efficiente delle risorse anche alle fasce di popolazione non direttamente coinvolte da problemi ambientali e meno informate. E soprattutto eliminare la connotazione politica che ha tuttora in Italia. La gestione dei territori è di interesse universale.

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?

Sono fiduciosa. Leggo di sempre nuove esperienze e progetti legati alla gestione virtuosa del territorio, sia finanziati da amministrazioni pubbliche lungimiranti sia sorte spontaneamente (per esempio il movimento Salviamo il Paesaggio  http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/). In tutti questi ambiti il geografo, a seconda dell’approccio che ha scelto per la sua professione, può contribuire in maniera significativa. Non dimentichiamo le questioni che, secondo me, avranno più bisogno di una gestione sostenibile (nel senso di durevole) nel futuro prossimo e sulle quali il geografo può avere molto da dire: energia e cibo.

7.  Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?

Non mi è mai stata fatta una domanda particolarmente strana. Al di là della classica “Qual è la capitale…?” che non manca mai, di solito la gente si stupisce che esista un corso di studi in geografia. Ti guardano come se non riuscissero a infilarti in nessuna categoria mentale: sarà una materia scientifica o umanistica? Che tipo di persona è un geografo? E poi ti inseriscono tra gli aneddoti curiosi da raccontare agli amici.

8. La capitale del Sudan?

Nord o Sud? (Visto come si devia una domanda sulle capitali?)

di Monica Di Maio

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