IL BAMBU’ TRA BIOARCHITETTURA ED ECO-SOSTENIBILITA’

“La pianta di bambù è l’oro verde dell’uomo povero”. Così l’ex primo ministro indiano definiva questa fantastica pianta sottolineandone l’importanza economica e sociale che riveste per l’India, la Cina e per il mondo asiatico tutto. Alcune parti di questa famosa citazione hanno colpito la mia attenzione, portandomi a riflettere sulla possibilità di utilizzo del bambù nel mondo delle costruzioni e sui possibili vantaggi economici ed ecologici che ne derivano: continua Atal Bihari Vajpayee “una persona può sedersi in una casa di bambù sotto un tetto di bambù, su una sedia ad un tavolo fatti dello stesso bambù … potrebbe attraversare un ponte sospeso costruito esclusivamente di bambù, bere acqua da una tubatura di bambù ed asciugarsi il viso con un fazzoletto ottenuto con le fibre del bambù”.
Al mondo, le specie di bambù conosciute, sono circa 1250 suddivise in 90 generi e sicuramente la Cina è pioniera nell’utilizzo di questa “erba gigante” (impiegata nel settore tessile, nel settore alimentare, nel settore delle costruzioni, in quello dell’arredamento, per la produzione di strumenti musicali etc. etc.).
A chi non è mai capitato di mangiare germogli di bambù in un ristorante cinese? O di vedere, in qualche negozio etnico, una bella sedia da giardino interamente in bambù, magari proveniente dal Sudamerica!?
Quando si tratta di costruire con il bambù invece ecco che qualcuno storce il naso (pensando erroneamente che sia poco durevole, poco sicuro e scarsamente resistente, insomma non adatto al mondo delle costruzioni).
Le spiegazioni del così grande ricorso all’utilizzo di questa pianta nel mondo Asiatico ed in quello Sudamericano sono sicuramente dovute alla rapidità di crescita tipica del bambù (i culmi da utilizzare per la costruzione sono pronti dopo 3-5 anni), il fatto che non necessità di rimpianto dopo la raccolta e la facilità di crescita in condizioni naturali (non servono pesticidi o concimi chimici per portare a maturazione questa pianta).
Queste caratteristiche fanno del bambù una preziosa risorsa economica ed ecologica, soprattutto per i paesi in via di sviluppo con un marcato aumento demografico. Ovviamente bisogna valutare criticamente anche i difetti collegati all’uso industriale di questa pianta (trasporto via mare ad alto impatto ambientale, in alcuni casi lavorazioni della materia prima scarsamente sostenibili per l’ambiente, problemi legati alla coltivazione estensiva di questa graminacea per esempio).
Al piatto degli aspetti positivi aggiungo anche l’importanza sociale di questa pianta: al mondo circa 2.5 miliardi di persone dipendono quotidianamente dal bambù (statistica INBAR International Network for Bamboo and Rattan del ’99-2000).
Ma addentriamoci nel campo delle costruzioni. Ovviamente partendo dall’architettura sudamericana, o da quella asiatica, citare gli esempi dell’Ecuador (dalla metà degli anni ‘60 sono state costruite abitazioni per 16’000 famiglie nell’area di Guayaquil) o della Colombia (dove architetti e ingegneri impiegano da decenni questo materiale) per passare poi a Cina e Giappone con la tipica architettura del bambù; ma sicuramente pensereste: “ok il bambù è ottimo per costruire in realtà economiche, sociali e ambientali così distanti da noi, ma in Europa?”
Per valutare il potenziale di questo materiale anche alle nostre latitudini vorrei portare due esempi concreti, che dimostrano come il bambù sia considerabile un materiale innovativo ed eco-friendly in un campo, quello delle costruzioni, in cui l’innovazione non è mai stata regina e in cui il questo termine spesso non è che uno slogan lontano.
Il padiglione ZERI di Hannover è stata la prima costruzione in bambù realizzata nel vecchio continente che presenta caratteristiche e funzioni architettoniche del tutto simili a quelle degli edifici realizzati con materiali tradizionali. Realizzato in occasione dell’expo del 2000 grazie al contributo della fondazione Zero Emission Research and initiatives e all’esperienza dell’architetto Colombiano Simon Velez, rappresenta un ottimo punto d’incontro tra sostenibilità, avvenirismo e tecnica. Si tratta di un poligono a 10 lati, con diametro pari a 40 m ed un’altezza massima di 14 m. Data l’assenza di normative in Europa che regolassero questo tipo di costruzioni, il team d’ingegneri incaricati per realizzare l’opera ha condotto studi in Colombia su un modello in scala 1:1 arrivando ad avere ottimi risultati dal punto di vista strutturale e creando un precedente per l’impiego del bambù nell’ingegneria europea.
Un esempio molto vicino a noi è rappresentato dal padiglione realizzato a Vergiate (Varese) con struttura permanente in bambù e fruizione pubblica (nel 2002 il Comune di Vergiate mette a disposizione un sito destinato alle sagre di paese, ai bordi del Parco Ticino, cogliendo l’occasione per diffondere, con la spinta della ONLUS Emissioni Zero, la conoscenza del bambù quale materiale sostenibile e sicuro). Realizzato in nove mesi, il padiglione copre una superficie di 500 mq, impiegando una specie di bambù molto diffusa in Colombia (la Guadua Angustifolia) considerata ottima per la costruzione.
Molte altre sono le opere realizzate in tutto il mondo che sottolineano l’affidabilità e la qualità del bambù nel settore delle costruzioni (con la sua natura fibrosa il comportamento del bambù è migliore rispetto a quello del legno e perfettamente confrontabile con il comportamento dei materiali comunemente utilizzati in l’edilizia tra cui acciaio e calcestruzzo). Leggerezza, versatilità e facilità di posa in opera lo rendono molto interessante per strutture di micro-architettura e per strutture di edilizia da semplici a complesse.
Se oltre all’utilizzo nel mondo delle costruzioni pensiamo agli altri possibili usi del bambù capiamo come l’economia legata a questo materiale abbia un potenziale enorme.
Se all’economia sommiamo l’ecologia capiamo che vale la pena sensibilizzare all’utilizzo di questa fantastica risorsa eco-friendly. (Inoltre ricordiamo che come ogni pianta, il bambù produce ossigeno assorbendo anidride carbonica. Alcune specie di bambù possono produrre fino al 35% in più di ossigeno rispetto ad una stessa superficie coperta da alberi).
Vale quindi la pena di lasciare da parte lo scetticismo e promuovere l’utilizzo di questa  pianta…provare per credere.
E ora, dopo tutto questo scrivere, mi è proprio venuta fame! Che ne dite di pollo, arachidi e germogli di bambù?

di Fabio De Martino 

In copertina: Bambù © Lauramarcruz

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *