IDROELETTRICO: SÌ MA CON REGOLE NUOVE

Energia a partire dall’acqua. Questo il principio base delle centrali idroelettriche che sfruttando le masse d’acqua in movimento ad una certa quota producono energia elettrica.
Ma come funziona il sistema e quale acqua viene utilizzata?
Attraverso condotte forzate e dighe, l’energia viene ricavata dal corso di fiumi e laghi. Nel caso di centrali a pompaggio, l’energia si ricava sfruttando il dislivello dei corsi d’acqua ad alta quota mentre nel caso di centrali ad acqua fluente si utilizzano grandi masse di acqua fluviale con una portata considerevole e un regime costante.

Le acque vengono quindi convogliate attraverso condutture, trasformando così l’energia dell’acqua in energia cinetica grazie ad una distributore e a una turbina. Attraverso un generatore elettrico l’energia meccanica viene poi trasformata in energia elettrica.
L’energia idroelettrica rappresenta una fonte di energia pulita, ma possiede un evidente difetto. Ha un rilevante impatto ambientale sul territorio e l’ecosistema quindi è bene, quando si progettano tali strutture, compiere un’analisi approfondita del contesto e delle caratteristiche morfologiche e fisiche.

Casi da ricordare
Un esempio nel mondo è rappresentato dalla diga di Assuan, in Egitto, una struttura immensa che ha portato alla formazione del lago artificiale Nasser e ha cambiato profondamente il delicato equilibrio ecosistemico di piante, animali e esseri umani alterando anche la salinità dello stesso Nilo; mentre la Diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze è la più grande del mondo e si trova in Cina, paese che ha possiede il primato di produzione di energia idroelettrica. Un esempio italiano, tristissimo, è quello della diga del Vajont, che nel 1963 causò la morte di quasi duemila persone a causa di una frana che precipitando nel bacino della diga, lo fece traboccare inondando un paese intero.
Oggi, in Italia, si contano circa 3000 centrali idroelettriche che purtroppo non sempre rispettano l’equilibrio fragile e prezioso del territorio e dei suoi abitanti.

La diga di Assuan

La diga di Assuan

L’appello delle associazioni ambientaliste
Per questa ragione le associazioni ambientaliste italiane hanno appena lanciato una petizione per chiedere al Governo di fare ordine nella gestione dell’idroelettrico nel nostro Paese. Si chiedono regole più severe nella prospettiva della realizzazione di nuovi impianti, maggior attenzione nel concedere incentivi distinguendo tra chi introduce criteri di sostenibilità e chi invece non lo fa, legislazione chiara ed efficace nel regolare le domande di concessione, soprattutto per quanto riguarda contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità.

Oltre cento tra associazioni e comitati hanno firmato l’Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico promosso dal Cirf, Centro italiano per la riqualificazione fluviale e presentato alla Camera dei deputati insieme ai rappresentanti di Legambiente, WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.

Vajont, un ricordo delle vittime

Vajont, un ricordo delle vittime

L’energia idroelettrica svolge un ruolo importante nella produzione da fonti rinnovabili nel nostro Paese nella direzione della riduzione delle emissioni di CO2, ma oggi occorre cambiare completamente il sistema degli incentivi e le regole per valutare l’impatto degli impianti idroelettrici per garantire la tutela dei fiumi, degli ecosistemi e della biodiversità, come oggi purtroppo non avviene per una risorsa preziosissima come l’acqua.

Per saperne di più potete visionare l’appello nazionale.

di Stefania Mancuso

In copertina: La prima curva dello Yangtze, a nord della Gola © Daniele Battaglia
Nel testo: la diga di Assuan © Stefania Mancuso, Vajont © Elena Maniero

 

 

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