GRUPPO ESPOSITO: I NUMERI DELLA GREEN ECONOMY

Dare nuova vita a cartacce, mozziconi, vetro e plastica, che costituiscono il 5% dei rifiuti urbani totali prodotti: questa l’intuizione di Ezio Esposito, presidente dell’azienda Gruppo Esposito di Gorle (BG) e della società di ingegneria Ecocentro Tecnologie Ambientali. Nascono così gli impianti “Ecocentro”, con un’innovativa tecnologia soil-washing per il trattamento e il recupero di rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale, in grado di recuperare il 70% di materia prima certificata da rifiuti destinati alle discariche.

Negli ultimi dieci anni di attività, l’azienda bergamasca ha realizzato 11 impianti che dal 2004 trattano 2 milioni di tonnellate di questo specifico rifiuto con processi chimici che separano le granulometrie di materiale inerte presente nel rifiuto, recuperando 1,2 milioni di tonnellate di prodotti certificati come sabbia, ghiaia e ghiaietto da riutilizzare in ambito edile e nell’asfaltatura di strade e autostrade. In particolare, con l’impianto realizzato in provincia di Bergamo, il primo impianto europeo per il recupero di questo tipo di rifiuti, ogni anno si raccolgono 18 mila tonnellate di rifiuti da strada, di cui ben 14 mila tonnellate vengono trattate e trasformate in materiale riutilizzabile, recuperando così circa il 70% del rifiuto in ingresso.

Un bilancio significativo, che ha portato Gruppo Esposito a distinguersi a livello mondiale nel settore della green economy, con diversi impianti realizzati in Italia, da Bergamo a Milano, da Prato a Guidonia, e brevetti certificati in Italia e all’estero (tra gli ultimi, il brevetto cinese per una macchina di lavaggio di impianti di recupero dei rifiuti). “Forti della nostra esperienza possiamo considerare a tutti gli effetti i rifiuti da spazzamento stradale come rifiuti differenziati“, racconta Esposito: “Sono raccolti in modo differenziato dalle autospazzatrici proprio perché esiste una concreta possibilità di recupero e riutilizzo e non possono essere smaltiti in discarica”.

I numeri parlano chiaro, confermando le aspettative: ogni anno la percentuale di materiali organici putrescibili, ossia la frazione più facilmente biodegradabile riscontrata nei rifiuti da strada, è pari al 31%, a fronte del limite del 15% previsto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Il recupero di rifiuti, pratica cardine dell’economia circolare consigliata dalla direttiva quadro comunitaria 2008/98/CE, si conferma ancora una volta scelta vincente rispetto al semplice smaltimento in discarica per i suoi numerosi benefici, dalla tutela dell’ambiente alla possibilità di applicare a spese della collettività tariffe inferiori a quelle abitualmente praticate da discariche e termovalorizzatori.

In copertina: ©Gruppo Esposito

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