GEOGRAFO, GIARDINIERE DEL MONDO

Andrea D’anna sogna di fare il giardiniere del mondo. Laureato in scienze e culture dell’ambiente e del paesaggio, con un master in progettazione del paesaggio, sa che la passione per la geografia non è affar semplice: “i campi di applicazione sono molteplici: rappresentazione grafica, studio di macro-microaree, gestione del territorio e degli spazi naturali, studio di fenomeni mondiali come l’immigrazione, cambiamenti climatici, cooperazione e molto altro. Ecco perché bisogna essere interdisciplinari, spinti dalla curiosità di conoscere il mondo in tutte le sue forme”. E il geografo è colui che sa applicare le sue conoscenze per studiare e comprendere tutte le modalità culturali con cui le società umane si rapportano all’ambiente. Perché, spiega Andrea D’Anna, nonostante la diffidenza verso la professione, le sfide che attendono gli esseri umani sono complicate ed è necessario ripensare il proprio posto nel pianeta, il proprio modo di vivere: “io ho studiato per migliorarmi e allargare le mie vedute, il mio sapere e ora voglio continuare a studiare l’ambiente per abbracciare nuovi modi di vivere e progettare il futuro”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Il geografo è colui che si interessa del rapporto e dei segni dell’uomo nello spazio e nel tempo. Questo vuol dire, oggi come ieri, applicare le sue conoscenze per studiare, governare le modalità culturali con cui le società umane si rapportano all’ambiente. Dato il “soggetto universale”, la geografia e i suoi campi di applicazione sono molteplici; discipline che variano tra rappresentazione grafica, studio di macro-microaree, gestione del territorio e degli spazi naturali, studio di fenomeni mondiali come l’immigrazione, cambiamenti climatici, cooperazione. I suoi campi e le conoscenze richieste richiedono una certa interdisciplinarità. Io non posso dire di preciso cosa faccia o sia un geografo oggi, può essere tutto e niente, che per altri può apparire superficialità o futilità, come spesso mi sono sentito dire in riferimento alla vastità del mio percorso di studi per diventare geografo umano.

Lei si rivede in questo profilo?
Si, perché anch’io sono spinto dalla curiosità di conoscere il mondo in tutte le sue forme, non saprei definirmi precisamente da un punto di vista sociale-lavorativo, aspiro a tutto, ma probabilmente come i filosofi saggi so di non saper niente.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Perché l’attenzione in ogni disciplina è posta spesso sul lato economico-utilitario per lo più immediato delle cose, una visione miope e antropocentrica: si vedono e si fanno le cose in funzione di un solo soggetto della relazione uomo-spazio-tempo. Concentrati su noi stessi non consideriamo lo spazio in cui ci muoviamo e agiamo, non abbiamo tempo per capire ciò che ci circonda. Molti, credo, pensano: che cosa me ne faccio di un geografo? A cosa serve in un comune, in uno studio di architettura, in un’attività economica di sviluppo? Meglio prendere chi sa “fare qualcosa”, qualcuno che abbia una conoscenza più specialistica. La figura del geografo, come quella di molti altri, non viene considerata e valorizzata, non se ne vede il potenziale, non gli si da spazio.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Il suo contributo può essere vario: gestione dei fenomeni che caratterizzano lo spazio preso in esame (mobilità, energia, rifiuti..); progettazione grafica (rilevazioni,carte,mappe..); pianificazione (aree dismesse,“spazi verdi”..); proporre possibili strategie di sviluppo idonee alla realtà e alle risorse considerate.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Nella mia attività cerco di comprendere le relazioni che sottostanno al binomio uomo e ambiente, ieri come oggi, per acquisire informazioni che mi permettano di agire nel migliore dei modi nelle situazioni che si presentano.
Con tre colleghe di Master, avendo in comune la passione  per la progettazione e realizzazione del verde, ho dato vita a Home sweet garden, un’istallazione esposta presso la Villa Reale di Monza durante il Festival degli Orti 2012.
Il gruppo opera nel settore del verde e del paesaggio attraverso la progettazione e realizzazione di giardini, la creazione di ambienti ed allestimenti creativi per fiere ed eventi di diverso genere sempre improntati sull’utilizzo del verde e di materiali di riciclo e parallelamente si occupa anche di progettazione architettonica.

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Le sfide che aspettano oggi l’uomo sono molte e complicate, il nostro sistema di sviluppo, il nostro sfruttamento del pianeta sono temi che richiedono risposte nuove e campi di applicazione alternativi; se davvero si vuole continuare a fare esistere la nostra specie è necessario ripensare il nostro posto nel pianeta, il nostro modo di vivere. Si devono allargare i campi del sapere e far nascere nuovi “lavori e mestieri”, il geografo come tutti del resto, deve impegnarsi in questo compito.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Molti mi dicono ma tu cosa puoi fare, cosa sai fare dopo il tuo percorso di studio? Ma tu studi le nuvole e gli alberi? Cosa vuoi fare nella vita? E tante altre domande, semplici e sincere, che sottolineano però che la cosa strana è quello che ho studiato e voglio fare. La mia risposta è che io ho studiato scienze e culture dell’ambiente e del paesaggio, ho fatto un master in progettazione di giardini e paesaggio, ho studiato per migliorarmi e allargare le mie vedute e il mio sapere. Ora voglio continuare a studiare l’ambiente e abbracciare nuovi modi di vivere, progettare il futuro. Sì, io studio le nuvole e gli alberi, e sono un geografo paesaggista e voglio fare il giardiniere del mondo.

La capitale del Liechtenstein?
La sapevo, ma non la ricordo, ho guardato su internet, Vaduz!

di Monica Di Maio 

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