GEOGRAFIA, UN METODO PER INDAGARE IL MONDO

Impegnata professionalmente – e appassionatamente – nella cooperazione internazionale, Maria De Pasquale traccia il profilo del geografo sottolineando i tratti distintivi e le potenzialità di una competenza che va oltre le mere conoscenze. Alle prese con stesura e gestione di progetti cofinanziati da donatori istituzionali come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, ha sperimentato sul campo quanto la sua formazione sia utile: “non sono tanto le nozioni, quanto il metodo, le domande che ho imparato a pormi, lo sguardo critico che ho fatto mio, l’interesse per gli aspetti problematici…”. Al bando i “tuttologi” e gli “esperti”, ecco le carte vincenti del geografo di professione: non può dirsi esperto ma è in grado di trovare le interconnessioni tra i vari elementi e fa di questa capacità il proprio punto di forza; vede la complessità delle situazioni, non conosce tutte le risposte, ma sa dove andarle a cercare. Nel mondo contemporaneo – anche quello lavorativo, è fondamentale lavorare in gruppo e saper guardare la visione d’insieme, e, come ricorda Maria De Pasquale, proprio i geografi sono i “professionisti che, alla luce del caratteristico sguardo critico, sanno valorizzare le capacità e le competenze di tutti i colleghi coinvolti”.

Bangui, capitale della Repubblica Centraficana

A Bangui, capitale della Repubblica Centraficana

1. Chi è il geografo oggi e che cosa fa?
Questa domanda può ricevere risposte molto diverse, a seconda del paese in cui la si pone, perché in molti casi quella del geografo è una professione soprattutto sconosciuta.
Si tratta di una figura quasi mitologica nel nostro tempo, in Italia. Nell’immaginario collettivo si pensa subito a personaggi del passato, ai grandi esploratori, ai primi che hanno tracciato delle carte geografiche. In alternativa, la gente di solito pensa agli insegnanti di geografia, che quasi nessuno ascolta con attenzione alle scuole medie.
Nella realtà, invece, i geografi si celano anche in luoghi meno comuni e sicuramente più variegati. Geografo è colui che indaga il rapporto tra l’uomo e il suo territorio. Può farlo in vari modi, concentrandosi su aspetti economici, fisici, culturali, politici. Quello del geografo è soprattutto un approccio, un metodo per indagare il mondo. Il geografo può quindi svolgere diverse professioni, mettendo a frutto la propria capacità di analisi. Conosco geografi che fanno ricerca in università, che lavorano in enti pubblici per la gestione del territorio, oppure altri che progettano giardini, si occupano di valorizzazione turistica, o di energie rinnovabili, altri ancora che insegnano italiano agli stranieri.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Moltissimo. Lavoro nella cooperazione internazionale, mi occupo di stesura e gestione di progetti cofinanziati da donatori istituzionali come l’Unione Europea o le Nazioni Unite. Ho la fortuna di occuparmi in particolare di paesi dell’Africa Subsahariana, l’area geografica su cui mi ero specializzata nel mio percorso di studi, ma l’organizzazione per cui lavoro è attiva anche in altri paesi. Ciò che più mi è utile non sono tanto le nozioni imparate all’università, quanto il metodo di lavoro, in particolare le domande che ho imparato a pormi, lo sguardo critico che ho fatto mio, l’interesse per gli aspetti problematici e la capacità di vedere la figura d’insieme.

Maria De Pasquale

Maria De Pasquale

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Nel mondo del lavoro contemporaneo vanno di moda i “tuttologi” e gli “esperti”: i primi credono di essere autonomi e di non dover imparare niente da nessuno; i secondi sono persone molto competenti, ma esclusivamente nel loro settore specifico. Ebbene, il geografo è l’esatto opposto degli uni e degli altri: ha un’infarinatura in molte discipline, non può dirsi esperto in nessuna, ma è in grado di trovare le interconnessioni tra i vari elementi e fa di questa capacità il proprio punto di forza. È conscio dei limiti delle proprie competenze e per questo non rifiuta, anzi, ricerca la collaborazione con altri. Il geografo vede la complessità delle situazioni, è consapevole di non conoscere tutte le risposte, ma sa altrettanto bene dove andarle a cercare, o a chi rivolgersi per avere i pareri tecnici di cui ha bisogno.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Un ruolo fondamentale, proprio per l’approccio caratteristico che ne fa una figura professionale insostituibile. Un geografo potrebbe essere un buon consulente, ma soprattutto un ottimo coordinatore di un gruppo di lavoro di pianificazione territoriale: ha le competenze necessarie per individuare i problemi, circondarsi di collaboratori che possono dare validi contributi alla loro soluzione, valutare le possibili alternative.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Per la mia tesi di laurea magistrale ho svolto una ricerca sul campo in Burkina Faso, osservando le interrelazioni tra la capitale Ouagadougou e alcuni villaggi nella sua area periurbana. Mi sono concentrata su aspetti specifici, quali i legami economico-commerciali, la mobilità, il concetto di proprietà terriera e la lottizzazione del territorio. Quello che mi interessava non erano solo i fenomeni che osservavo, ma la percezione che gli abitanti del luogo avevano di tutti questi argomenti: qual era, per l’appunto, il loro rapporto con il territorio in cui abitavano.
Questo tipo di osservazione è un elemento chiave anche del mio lavoro attuale, in particolare nella fase di analisi dei bisogni. Inoltre, nel progettare azioni di cooperazione allo sviluppo o interventi di emergenza è fondamentale interrogarsi su come queste andranno a inserirsi nel contesto locale, quali conseguenze potranno avere sul breve e sul lungo periodo, quali potranno essere le reazioni della popolazione locale.

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Ouagadougou, capitale del Burkina Faso

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Mi auguro vivamente che si inizi a dare più considerazione alla capacità di avere una visione d’insieme e di lavorare in gruppo, affidandone la guida a professionisti che sappiano valorizzare le capacità e le competenze dei colleghi coinvolti.

7. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Diciamo che, più che di domande, si parla di espressioni facciali strane. Difficilmente la gente si capacita che qualcuno possa aver scelto di laurearsi – addirittura laurearsi – in geografia. Ancor meno sembrano trovare il nesso tra il percorso di studi e il mio lavoro attuale. Eppure a me sembra talmente evidente! Deformazione professionale?

8. La capitale del Bhutan?
Si trova a pagina 181 del mio atlante e qui.

di Monica Di Maio

In copertina: Timphu Tseshu © Claude Florin
Nel testo: © Maria De Pasquale

2 thoughts on “GEOGRAFIA, UN METODO PER INDAGARE IL MONDO

  1. trovo che sia un impegno assai affascinante! territorio e società sono un binomio indissolubile che ormai in pochi considerano purtroppo!

  2. Condivido in pieno il quadro fornito dall’intervistata: possiamo essere quasi ovunque e nessuno sembra capirne il perché. Certo questo essere -quasi ovunque- per svariati motivi, amplifica le nostre capacità interpretative del mondo. Sarebbe importante che tali capacità ci fossero riconosciute come geografi e invece, soprattutto in Italia, l’essere geografo è visto quasi come una bizzarria fuori dal tempo. In realtà è molto grave che questa figura professionale sia così ignorata e proprio nella sua accezione più nobile (ben che vada ci pensano cartografi), quando è proprio di geografi che c’è bisogno oggi per orientarsi nelle scelte che si operano sul territorio. Serena Nascimben

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