GEOGRAFIA STORICA

Cristina Marchioro, professionista della geografia storica, crede fortemente nella profilo multiforme del geografo, “è colui che osserva il territorio, lo descrive, ricerca le cause e gli effetti di particolari fenomeni, le loro evoluzioni nel tempo, (…) permette di studiare i processi che lo strutturano”. Nonostante le difficoltà, “che si tratti di un ricercatore, di un consulente o di un insegnante, la figura del geografo non viene ancora pienamente riconosciuta o valorizzata”, è massima la fiducia nelle potenzialità, ancora poco accreditate, del suo lavoro: “per il legame stretto che vi è tra lo sviluppo e la conoscenza condivisa delle dinamiche tra l’ambiente e la società, per formare studenti, e soprattutto cittadini, consapevoli dell’importanza del rapporto uomo-ambiente”. Una fiducia che traspare nella passione per i lavori di ricerca e per le speranze riposte nel futuro, del territorio e della società: “sarebbe ottimo il contributo nei lavori di pianificazione nella progettazione di smart cities, il geografo potrebbe fornire una visione d’insieme, uno studio delle principali dinamiche ambientali e sociali, base fondamentale per un intervento sostenibile”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa? 
La geografia è una scienza multiforme. Chiunque si diletti, per studio o interesse, nella lettura di un manuale della materia rimarrà immediatamente colpito dall’estensione e vastità dei temi di sua competenza. Tuttavia, la varietà di approcci nello studio del territorio e del rapporto uomo-ambiente, riconducibili rispettivamente alla geografia fisica e alla geografia umana, trova una sintesi nella metodologia d’indagine adottata. Le poche parole di premessa informano delle difficoltà avvertite nel delineare chiaramente la professione del geografo, vissute anche da chi, forte di tale titolo, dovrebbe avere le idee più chiare. Nonostante ciò, è necessario arrivare ad una sintesi, utilissima per far conoscere la materia a studiosi, addetti ai lavori, ma anche ad un pubblico più allargato. Come accennavo, la metodologia d’indagine geografica può costituire l’elemento di unione delle diverse correnti, una sintesi che ci consente di uscire dall’impasse.
Scendiamo nel merito. Il geografo è colui che osserva il territorio, lo descrive, ricerca le cause e gli effetti di particolari fenomeni che in esso si verificano, le loro evoluzioni nel tempo, ed, infine, ne prefigura gli scenari possibili. Quello delineato è un profilo teorico sufficientemente ampio da consentire una larga identificazione. Si riscontrano maggiori problemi qualora si tenti di definire i suoi possibili profili pratici/operativi. Lo si vorrebbe ritrovare in équipe di ricerca come figura di sistema incaricata di coordinare diversi approcci e competenze (tra cui quelle dell’urbanista, del pianificatore, dell’architetto, ect..) nella definizione di una pianificazione ragionata del territorio per conto di enti privati o pubblici. Lo si vorrebbe vedere inserito nei progetti di ricerca teorica ed applicata delle università, e, più in generale, si vorrebbe che l’insegnamento della geografia fosse maggiormente valorizzato, proprio a partire dalle scuole primarie e secondarie. Il condizionale non viene utilizzato a caso. La professione di geografo, sia nella veste di ricercatore o consulente, sia in quella di insegnante, non viene ancora pienamente riconosciuta o valorizzata. Gli enti privati e pubblici solitamente non conoscono le potenzialità della geografia e, di conseguenza, non ne ricercano i saperi.

Lei si rivede in questo profilo?
Nel pensiero comune si categorizza la geografia come scienza mnemonica, mero esercizio di studio e immagazzinamento di dati relativi a stati, confini, capitali, monti, mari, fiumi, laghi. Tale prospettiva non può che rivelarsi mortificante per chi ha scelto di ricoprire la figura professionale di geografo, il quale si sente attribuire il più delle volte delle sole doti mnemoniche, sia per chi si accinge a conoscere la materia da vicino. La geografia, al contrario, è studio dei processi che strutturano il territorio, importantissima premessa per qualsiasi azione umana nello spazio.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Se dovessi abbozzare alcune delle cause della scarsa conoscenza e considerazione della disciplina, citerei la poca lungimiranza dei programmi scolastici di ogni genere e grado. Sempre meno atenei in Italia vantano un corso di laurea triennale o magistrale in geografia e ancora meno sono gli atenei che hanno un dottorato di ricerca dedicato. Tutto ciò dà la misura della posizione riconosciutale nella società, nella scuola, e nella ricerca teorica ed applicata. Infine, i programmi ministeriali delle scuole primarie e secondarie tendono a ridurre sempre più l’apporto della geografia, dimenticando o sottovalutando il suo ruolo nella comprensione delle dinamiche ambientali, territoriali e sociali, nello sviluppo di una prospettiva di analisi multi-scalare e, non ultimo, nella formazione di studenti, e soprattutto cittadini, consapevoli dell’importanza del rapporto uomo-ambiente. Ecco uno dei principali motivi del suo ruolo marginale.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Oltre alla formazione e alla ricerca, il geografo potrebbe fornire un ottimo contributo anche in ambito progettuale. Nei lavori di pianificazione territoriale, come nella progettazione di smart cities, oggi al centro di un dibatto molto proficuo tra diversi saperi e competenze, il geografo potrebbe fornire una visione d’insieme del territorio su cui si va ad intervenire, uno studio delle principali dinamiche e problematiche ambientali e sociali che esso vive: entrambi considerati delle basi fondamentali per un intervento sostenibile. Inoltre, potrebbe fornire la mappatura del territorio, evidenziando la distribuzione di alcuni fattori ritenuti di maggiore interesse per la progettazione territoriale (alcuni esempi: la rete di piste ciclabili, le zone ZTL, i percorsi pedonali, i punti di bike sharing, le zone wifi, le zone di interesse sociale).

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori?
La maggior parte dei miei lavori sono di geografia storica. Presso l’Archivio della Città di Torino mi sono occupata di una ricostruzione delle vicende di catastazione della città agli inizi dell’800.
Con la collaborazione di Francesca Cirio ho prodotto un lavoro di ricerca e il relativo articolo sulla multiculturalità del quartiere di San Salvario. In questo momento, poi, è in via di completamente la tesi magistrale sull’ordinamento provinciale dello stato sardo-piemontese, in particolare sui territori del Basso Piemonte.

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Mi augurerei che la prospettiva analitica della geografia assumesse un peso e una dignità più rilevanti, proprio per il legame stretto che vi è tra lo sviluppo sostenibile e la conoscenza condivisa delle dinamiche tra l’ambiente e la società. Per arrivare ad un tale obiettivo, la cui urgenza è perfino inutile tematizzare, è necessario che chi conosce le potenzialità della disciplina si sforzi di renderle note e metterle a frutto, nonostante il dato di partenza sia un po’ demotivante. Solo così potremo evitare di sentirci rivolgere domande che rasentano esclusivamente un sapere enciclopedico.

La capitale della Mauritania?
Non posso che aprire un atlante, ricercare la sezione dedicata all’Africa occidentale, e rispondere: Nouakchott.

di Monica Di Maio

In copertina: immagine da comocomera.it  

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