GEOGRAFIA: ODI ET AMO

Vincenzo Vincenti punta l’attenzione sulle difficoltà che un geografo deve tenere bene in mente quando decide di intraprendere questa professione, ma continua a studiare, a inseguire la passione per una disciplina che è da sempre in attesa di una regolamentazione giuridica che ne riconosca la professionalità. Le diffuse criticità del panorama lavorativo attuale e la scarsa conoscenza generalizzata del profilo del geografo rischiano di compromettere l’interesse per la disciplina lasciando troppo spazio ad amarezze e difficoltà: “Non esistono inserzioni che ricerchino laureati in geografia e l’opportunità dell’insegnamento sta diventando sempre più un miraggio”, ma, afferma Vincenti “questo non vuol dire che non auspico e non continuo ad auspicare che la situazione in futuro possa essere diversa”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Bella domanda, vorrei saperlo anch’io. Nonostante possa sembrare semplice, non ho mai trovato nessuno che abbia saputo esprimere una definizione chiara e univoca per questa professione. Sul manifesto degli studi dei corsi di laurea in geografia vengono riportati un nutrito numero di sbocchi lavorativi che però, bisogna dire, esistono solo sulla carta. Il mondo reale è ben diverso e non credo che qualcuno possa dire il contrario. Non esistono inserzioni che pubblicizzano la ricerca di un laureato in geografia e non c’è da stupirsi visto che, dopo 5 anni di studio, nessuno sembra credere che ci si possa considerare davvero specializzati. Ad esempio, perché uno studio di architettura che si occupa di territorio dovrebbe chiedere la collaborazione di un geografo? Il contributo che SOLO il geografo potrebbe dare, quale dovrebbe essere? Il ruolo dell’interprete del rapporto uomo-ambiente, che viene tanto pubblicizzato in facoltà, non dovrebbe essere il punto focale delle aspettative delle aspiranti matricole appassionate di tematiche geografiche che decidono di avvicinarsi allo studio accademico di questa disciplina. È un problema di corso di studio, situato in una posizione non ben definita a cavallo tra la sfera umanistica e quella scientifica, dove vengono trattate tante discipline, anche diverse tra loro. È anche una questione politica, visto che al momento non ci si adopera per dare il via ad una vera azione di discontinuità che possa liberare il mondo delle professioni da vincoli di consuetudine stabiliti per una società decisamente diversa da quella attuale. Mi riferisco al fatto che, se si volesse mantenere inalterato il sistema degli ordini professionali, bisognerebbe crearne uno per i laureati in geografia: senza una regolamentazione giuridica non ci sono molte speranze di costruire una professione riconosciuta.

Lei si rivede in questo profilo?
Certamente, a due anni dalla laurea magistrale, frequento un altro percorso di laurea per cercare di ottenere maggiori opportunità lavorative. Sto portando a termine un corso in Architettura del paesaggio. Il modo di affrontare lo studio del territorio è completamente diverso da quello a cui ero abituato, non è facile adeguarsi alle differenze e nemmeno condividerle, ma devo ammettere che questo metodo potrebbe essere, uso il condizionale, più spendibile in un ambito lavorativo in tematiche territoriali.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Non è solo poco diffusa, io direi che non esiste. Vorrei ascoltare le esperienze di altri laureati in geografia che hanno trovato lavoro e operano come tali. Io, al momento, credo che il “geografo” sia solo la persona in possesso della laurea in geografia. Certo, di questi laureati qualcuno è riuscito a trovare un impiego in un ambito che può rientrare a grandi linee nelle tematiche della geografia; ma gli altri, più sfortunati o “che non hanno santi in paradiso”, si devono accontentare del lavoro che trovano, quando lo trovano.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Non vedo, purtroppo, alcun segnale che possa lasciar presagire un’inversione di tendenza a favore di un ruolo attivo dei laureati in geografia. Il “sistema” segue dei binari consolidati dove altre categorie professionali sono investite del ruolo di artefici della pianificazione del territorio. Temo che abbia sempre il sopravvento l’immobilismo che caratterizza la società italiana, questo non vuol dire, però, che non auspico che la situazione in futuro possa essere diversa.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave delle sue esperienze e delle sue attività professionali?
Potrei dilungarmi esponendo i vari impieghi temporanei che ho avuto a partire dal primo anno di università, ma non credo che rientrino nella categoria “attività professionali del geografo”. Poi chiaro, quando si vuole apparire dei “professionisti”, allora qualunque mansione può essere ricondotta ad un argomento geografico, ma è la geografia che si intende all’università? Mi chiedo, inoltre, perché stiano praticamente scomparendo lavori come il cartografo, o più semplicemente perché non si riesca a fare l’addetto alla verifica e correzione delle informazioni riportate sulle carte. Chi più del geografo può avere i requisiti e l’interesse al mantenimento della cartografia? Con la tecnologia, oggi, si pensa di poter fare a meno delle persone…ma allora perché nelle carte, anche nelle edizioni più recenti, è riportato, ad esempio, il percorso di strade che non esistono nella realtà? Anche un computer, nella sua matematica precisione, senza una cartografia accurata e aggiornata diventa fonte di errore certo.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Più che una domanda “strana” è una domanda intelligente: “Ma dopo la laurea che lavoro andrai a fare?” Con il passare del tempo le mie risposte, prima più convinte, sono diventate più flebili visto che, nonostante avessi iniziato fin da subito a guardarmi attorno cercando un lavoro “geografico”, non ho trovato molte porte aperte, anzi. La gente non conosce molto di geografia: è una materia relegata ai ricordi dell’ infanzia e ricopre un ruolo marginale anche nel piano orario della scuola media superiore. Non c’è da meravigliarsi del fatto che quasi nessuno sappia che esiste anche un percorso di laurea. Salvo casi rari purtroppo è questa la situazione che si trova anche in sede di un potenziale colloquio lavorativo: quale azienda vorrebbe assumerti se non conosce esattamente cosa hai studiato? L’unico impiego che in passato rappresentava un’opportunità più tangibile per il laureato in geografia, l’insegnamento, ora, a seguito delle riforme introdotte, sta diventando sempre più un miraggio.

di Monica di Maio

2 thoughts on “GEOGRAFIA: ODI ET AMO

  1. Buongiorno,
    io sono un laureato in geografia applicata( 2011 a Genova) e esperto in pianificazione energetica sostenibile. Alla domanda della Giornalista Di
    Maio “Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?”, lei Vincenzo ritiene che i laureati in geografia non abbiano alcuna considerazione in merito da parte delle ziende. Nel mio caso, nonostante mi sia fermato alla triennale e abbia preferito specializzarmi con un corso Post Laurea sulle FER e sui GIS, dal momento che ho sempre cercato di rendere tecnica una Laurea che l’Italia rifiuta come tale e che invece secondo me lo e, attualmente sono molto competente a riguardo, interesso alle aziende (che sono comunque in situazioni di crisi, come lo sono tutte) e credo di avere le stesse chance di assunzione nel settore, al pari di un ingegnere ambientale (anche perche’ se e vero, come dice Vittorio, che non si e’ mai visto un annuncio in cui si ricerca un Geografo e’ anche vero che io non ne ho mai visto neanche uno in cui cercano un ingegnere ambientale..). Dovrei scrivere un post intero per spiegarvi gli innumerevoli collegamenti tra la geografia applicata (quindi tecnica, quella che ‘tira’ all’estero e che non viene riconosciuta da noi per via del forte conservatorismo e culturalismo accademico che ci contraddistingue) e la pianificazione sostenibile, il monitoraggio ambientale, la sostenibilita’ (ambientale, sociale e economica) e l’uso dell’informatica tramite i sistemi Informativi Geografici (o GIS).
    Diciamo che comunque per arrivare ad avere una formazione spendibile, quale puo’ essere ia mia e a 25 anni, devi avere le idee chiare. Laurearsi il prima possibile, accettando un voto anche non eccezionale (ma buono), per entrare il piu’ presto possibile nell’ottica del Mondo del Lavoro, accorgersi che se la propria strada e’ troppo culturale e umanistica o si va avanti cosi’ per scelta e passione o si cambia registro, per quello che si puo’ fare. In questo caso la geografia, essendo appunto multidisciplinare, ci viene in contro.
    Comunque testimonianze da parte di laureati in geografia che svolgono lavori attinenti le puoi trovare nella pagina Facebook della “Geografia La Sapienza”, anche se dedicato agli studenti di roma si riuniscono un po tutti i Geografi d’Italia e poi soprattutto seguendo l’AGAT, ovvero l’Associazione della Geografia per l’Ambiente e il Territorio, di cui io sono da poco socio.

    Ringrazio per il buono spunto tratto da questo articolo, relativo a una questione che mi interessa in prima persona e che e’ davvero raro che se ne parli.

    Auguri e saluti a tutti i colleghi Geografi o a chi sogna di diventarlo!! Perche’ diventare i successori di gente come Cristoforo Colombo, bhe, non puo’ che essere un sogno.

    Andrea Gagna

    • Caro Andrea, grazie a te per aver commentato il nostro articolo e averci dato il tuo punto di vista. L’obiettivo della rubrica geografi è proprio quello di dar voce ai laureati in questa disciplina e valorizzare una disciplina che spesso non viene compresa o viene messa in secondo piano rispetto ad altre.
      Se ti fa piacere e sei disponibile, potremmo dedicare un’intervista anche a te così da raccontarci meglio la tua esperienza. Se vuoi puoi scrivere a stefania.mancuso@urbanolab.com oppure a info@urbanocreativonews.it.
      La redazione di urbanocreativonews

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