GEOGRAFIA E INFORMATICA: IL CONNUBIO VINCENTE

Dopo una serie di corsi di perfezionamento professionali post-laurea, Andrea Gagna, laureato in “Scienze Geografiche Applicate al Territorio- Paesaggio Culturale e Turismo” si è avvicinato ai linguaggi di programmazione informatica per software GIS e, partendo da zero, è riuscito a rimettersi in gioco e a inserirsi nel settore per cui ha studiato e ha lottato. Una lotta quasi obbligata, “la figura del geografo oggi e nel nostro Paese non esiste davvero, nel senso che non è riconosciuta”, perché “non c’è mai stata un’apertura a una visione più ampia che potesse prendere in esame le potenzialità applicative della disciplina nel mondo del lavoro”.
Ma Andrea Gagna non si è arreso di fronte alle difficoltà, convinto che “il geografo è e dovrebbe essere un professionista autonomo, dotato di competenze specifiche riconosciute dalla società a tutti i suoi livelli”.
E lavorando in prospettiva sa che per veder nascere le “Smart-cities” tutti i Paesi UE dovranno disporre di esperti in grado di monitorare e gestire i processi e le dinamiche evolutive delle metropoli: “sarà impossibile abbandonare le tecnologie GIS e resterà sempre imprescindibile il dualismo virtuoso Geografia-Informatica”. In attesa di vedere “uno sforzo da parte della nostra opinione pubblica, da parte del governo stesso e delle aziende italiane, per cercare di lavorare, anche qui da noi, da veri geografi” continua a vivere con passione e fiducia, anche in ambito lavorativo “adesso sono sviluppatore Applicazioni GIS Junior e sembra che le cose stiano andando sempre meglio”.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Mi verrebbe da rispondere: “Mah.. Perché? Esiste?”
Al di là della battuta provocatoria, a voler essere sinceri la figura del Geografo oggi e nel nostro Paese non esiste davvero, nel senso che non è né riconosciuta a livello professionale (data l’assenza di un relativo Albo professionale) né a livello personale da parte dei professionisti autonomi e delle aziende del settore che non riconoscono le specifiche competenze in lavori tecnico-operativi legati all’ambiente e all’edilizia. Di conseguenza la maggioranza dei giovani che si laureano in geografia o è disoccupato-inattivo, sfiduciato, o và all’estero (dove può anche lavorare per quel che realmente gli compete), oppure (e questa e purtroppo la situazione media) fa tutt’altro. Per esempio, molti dei ragazzi che conosco e che sono laureati in geografia sono impiegati in lavoretti sottopagati legati al turismo e alla ristorazione, oppure fanno le guide turistiche o gli addetti amministrativi nelle agenzie di viaggio.
Vale un discorso leggermente diverso nella sfera del Pubblico: nei vari uffici comunali/provinciali/regionali adibiti alla gestione degli aspetti ambientali di pubblica utilità e sicurezza (penso nello specifico all’attività del Corpo della Guardia Forestale, della Protezione Civile, ma anche alla gestione catastale, dei rifiuti, delle varie autorizzazioni presenti nei Piani Regolatori Urbanistici e Paesaggistici, del monitoraggio e controllo del rischio idro-geologico, di quello climatico, sismico, architettonico-archeologico) la cartografia cartacea, ma soprattutto la sua naturale evoluzione tecnologica, ovvero la cartografia numerica informatizzata si sta diffondendo notevolmente, perché sta acquisendo un’importanza capitale. Proprio dalla cartografia numerica informatizzata, infatti, è nata e si è sviluppata tutta la branca delle applicazioni dei principi geo-cartografici all’Information Technology; si pensi ai poco noti “Sistemi Informativi Geografici” (G.I.S in Inglese), ma anche ai sistemi ibridi integrati ai GPS, DRONI e server GNSS, alle discipline geo-tecnologiche quali la fotogrammetria e i telerilevamenti, cioè la realizzazione e lo studio delle foto aeree e di quelle satellitari, nonché le analisi tramite relativi sensori elettrotecnici integrati e così via.
Purtroppo, però, coloro che hanno una laurea in Geografia e lavorano in questa “oasi” del settore Pubblico sono davvero troppo esigui, tanto da essere considerati rarissime eccezioni.
Alcuni, in minima percentuale, riescono a inserirsi nel ramo dei GIS. Ma anche in questo caso la domanda di “Tecnici-utenti GIS”, coloro che hanno dimestichezza nell’utilizzo del software per le analisi territoriali e geo-spaziali e soprattutto per le mappature digitalizzate, in Italia è davvero scarsa. Quello che invece viene richiesto in misura consistente dalle aziende del settore e dalle PA, è un profilo Tecnico-commerciale, affine al programmatore informatico in grado di ottimizzare le funzionalità dei software GIS, sia in locale che in remoto. Ma l’Università italiana non forma geografi dotati di questi requisiti e competenze, così chi ne è interessato è costretto a sostenere ingenti costi di formazione professionale post Laurea (Master, Corsi di specializzazione, Corsi Professionali con stage formativo.)

2. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?Andrea Gagna
L’impressione è che a livello nazionale nel settore pubblico si assiste all’adeguamento obbligato e formale alle varie direttive europee in materia ambientale, più che alla diffusione e alla presa di consapevolezza di una autentica “cultura cartografica informatica” (come logica risposta a tutti i principi ambientali eco-sostenibili a cui L’UE punta e punterà sempre di più in futuro). Il risultato è che quasi tutti i Comuni prevedono addetti e responsabili delle attività legate ai GIS che, però, spesso e volentieri non possiedono una formazione sufficientemente adeguata. E allora, ahimè, si finisce spesso con l’identificare la figura del Geografo più che altro tra coloro che insegnano Storia e Geografia nelle scuole o tra chi ha l’hobby di andare in montagna, di viaggiare, o chi fa la Guida Turistica.
Sottolineo l’utilizzo dell’ “aimè” perché questa concezione della Scienza Geografica e del Geografo generalizzata è radicata in modo netto, sia a livello socio-culturale che a livello concreto professionale. E, purtroppo, lo stesso Governo non sembra interessato a incentivare un cambiamento. E così nel settore degli studi Tecnici che svolgono attività di Geo-ingegneria, di geologia applicata, di edilizia e consulenza ambientale, il laureato esperto e specializzato nelle attività geo-cartografiche non c’è perché non se ne vede la necessità.
In Italia, complice anche l’atteggiamento quanto meno discutibile del Ministro dell’Istruzione, (da qualche anno sono stati quasi eliminati i corsi di Laurea in Geografia dalle Università, per arrivare alla frustrante situazione attuale in cui prendere la Laurea di primo livello in Geografia in Italia è diventata un’impresa – la facoltà sopravvive in 2-3 Città di tutta la Penisola…), i disoccupati laureati in geografia sono davvero troppi. Ma il problema non è solo questo; pochissimi sono gli studenti di Geografia che sono disposti a seguire e approfondire esclusivamente il percorso culturale-umanistico che tradizionalmente il nostro Paese ha sempre relegato la disciplina della Geografia. Non c’è mai stata un’apertura generalizzata a una visione più ampia e al prendere in esame le sue potenzialità applicative nel mondo del lavoro.

3. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
In realtà, come vediamo accadere nella quasi totalità dei Paesi esteri avanzati (cito Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, Svizzera e la totalità dei Paesi nordici, così come gli USA, solo per evidenziare gli esempi più eclatanti..), chi si laurea in Geografia è giudicato una pedina fondamentale nel mondo del lavoro, al pari degli ingegneri, degli architetti e di tutte le figure attigue, e di conseguenza non è nemmeno concepita l’ignorante presunzione di dover essere convinti e persuasi da genitori, professori dei Licei, amici, che “studiare geografia all’università non serve a niente perché è solo una cosa culturale, fine a se stessa”. E infatti all’estero le possibilità occupazionali e di carriera del giovane laureato in Geografia sono notevoli.
A mio parere bisogna partire mettendo a fuoco chi “dovrebbe essere” Il geografo e “chi è” nella maggior parte dei Paesi all’estero e “di che cosa si dovrebbe occupare”. Questa professione nel mondo del lavoro è legata nell’ 80% dei casi a un approccio di tipo “scientifico” e raramente “umanistico”.
Questa precisazione è doverosa dato che la professione prevede oggi giorno stretto contatto e interscambio con figure professionali specifiche (Ingegneri Ambientali o Geotecnici, Geometri, Paesaggisti, Pianificatori del Territorio e Urbanisti, addetti alla Logistica, ma anche Programmatori informatici e esperti in Marketing e Statistica). All’estero spesso veniamo impiegati in aziende che si occupano di Controllo/Gestione e Monitoraggio ambientale, di consulenza informatica GIS, di pianificazione territoriale in chiave eco-sostenibile, di Marketing territoriale e turistico e di Logistica. Risulta raro trovare, invece, un geografo impegnato a lavorare in progetti legati alle scienze umane, generalmente affidati a esperti in Antropologia e Etnologia linguistico-culturale. Di conseguenza la formazione accademica e professionale del Geografo è caratterizzata da una forte multidisciplinarità. Le materie che si studiano (o che si “dovrebbero studiare”) all’Università spaziano dalla Cartografia applicata, all’Antropologia culturale e scientifica, alla Geologia, all’Ecologia ma anche al Marketing territoriale, al Turismo, all’Economia politica oltre che geografica e all’informatica. Ma resterà sempre imprescindibile il dualismo virtuoso “Geografia-Informatica”, di conseguenza ci dovrà essere uno sforzo notevole da parte della nostra opinione pubblica, da parte del governo stesso e delle Aziende italiane, per cercare di lavorare, anche qui da noi, da veri “Geografi” e, possibilmente, in maniera abbastanza stabile.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Il ruolo sicuramente più importante tra tutti quelli che esistono! Al di là del mio entusiasmo e delle mie percezioni personali mi sembra palese che se ci dovessimo basare sulla logica e sulla ragionevolezza, il futuro dovrebbe sorridere a noi “Geografi del 2000”.
Basta pensare a come uno dei più grossi colossi del web, Google, grazie allo sviluppo della famosa PC-utility “google map”, abbia generato in pochi anni un giro d’affari di portata inestimabile. Ormai chi di noi non “naviga” su Google Map?
Oppure pensiamo a quello che sta succedendo al clima e ai suoi continui sconvolgimenti. Per la sicurezza di tutti sarà necessario monitorarlo e disporre, quindi, di un notevole numero di figure professionali con una marcata formazione geografico-informatica!
E come dimenticare, poi, il percorso di diffusione che stanno avendo gli impianti a fonti rinnovabili e al sempre più pressante bisogno da parte di aziende e enti pubblici di figure in grado di ri-pianificare e monitorare in modo eco-sostenibile le città odierne, ormai troppo caotiche e congestionate. Se l’UE perseguirà l’obiettivo di veder nascere le “Smart-cities”, come sta facendo già ora e come si prospetta faccia in futuro, tutti i Paesi UE dovranno disporre di esperti in grado di monitorare e gestire i processi e le dinamiche evolutive delle metropoli in modo da razionalizzare le risorse energetiche e qualsiasi processo in atto. E in tal senso io vedo folle l’abbandono delle tecnologie GIS e di tutte quelle integrate e affini: non possono e non potranno che essere sempre più in armonico e infinito duetto con i sistemi “Cloud”.
A mio avviso già da un annetto qualcosa si sta smuovendo anche nel mercato italiano e in particolare nella prospettiva dei datori e delle Pubbliche amministrazioni. È in atto un processo di telematizzazione “obbligato” che coinvolge un po’ tutti gli ambiti della vita quotidiana del cittadino. Del resto con il perdurare della crisi economica è necessario ridurre il più possibile i costi e in quest’ottica i GIS sono lo strumento più efficace che esista.
Il problema sarà quindi legato a quanto sarà decisivo il processo di sensibilizzazione riguardo le potenzialità e le funzionalità della cartografia informatica da parte del mondo dell’istruzione e di quello di chi ci lavora già quotidianamente e ne ha la dimestichezza e l’esperienza opportuna.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali? Lei si rivede nel profilo professionale del geografo?
Per saperlo anzitutto invito caldamente tutti i non addetti ai lavori, ma anche a quelli che lo sono, a visitare la mia pagina Facebook “Rilancio Italiano Professione Geografo – RIPG”. Si tratta di un progetto di sensibilizzazione che ha lo scopo di riuscire a diffondere al maggior numero possibile di persone il vero significato della “Geografia professionale”, la sua applicazione nel mondo del lavoro e i percorsi formativi idonei ai diversi tipi di settori in cui viene utilizzata. Ritornando alla domanda, posso affermare con sicurezza: certo che si! Mi sono rivisto un po’ in tutti i profili che ho descritto! E finalmente, da 4 mesi a questa parte, sono anche riuscito a inserirmi nel settore che compete a un laureato in Geografia!
Mi sono laureato a 23 anni in “Scienze Geografiche Applicate al Territorio- Paesaggio Culturale e Turismo” presso l’Università degli Studi di Genova nel 2011, dopo gli orribili e indimenticabili due anni a Economia (i due subito dopo la maturità scientifica).
Il primo anno dopo la Laurea ho chiesto aiuto ai genitori per vivere stabilmente a Genova stessa e cercare lavoro lì. Mi candidavo per qualsiasi tipo di lavoro; ho fatto colloqui presso aziende di marketing, telemarketing, magazzinaggio, call-center, cameriere, aiuto-cuoco, venditore, lavapiatti. Sono andati tutti male, non sono mai stato considerato e spesso mi sentivo preso in giro. Oltretutto non stavo più bene, mi sentivo impotente e “inutile” per lavorare. L’anno successivo ho cambiato atteggiamento; ho iniziato a fare ricerche su internet, ho deciso di approfondire e scovare tutte le possibili applicazioni della Geografia nel mondo del lavoro. E così ho sviluppato nuove conoscenze e ho ritrovato l’entusiasmo. Ho frequentato nell’arco dei 2 anni successivi una serie di corsi di perfezionamento e professionali post-laurea inerenti le potenzialità dei GIS per lo sviluppo e il monitoraggio degli impianti a fonti rinnovabili, nel geo-marketing, per le valutazioni di impatto ambientale, nella formulazione e valutazioni relative all’assestamento del rischio ambientale aziendale.
Durante questo lungo percorso formativo ho potuto toccare con mano le potenzialità dei principi geografici in tutte le possibili sfaccettature. Mi rendevo conto che il mio entusiasmo per i GIS a tutti i livelli e in tutti i campi purtroppo non trovava grande riscontro da parte del mercato aziendale nazionale, mentre lo vedevo tranquillamente oltre confine, così mi sono avvicinato ai linguaggi di programmazione informatica specifici per lo sviluppo di Applicazioni supportate nei software GIS e, partendo praticamente da 0, sono riuscito a rimettermi in gioco e a inserirmi nel settore per cui ho studiato e lottato.
Adesso sono uno sviluppatore Applicazioni GIS Junior e sembra che le cose stiano andando sempre meglio.

6. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Di domande assurde e paradossali ne sento a iosa fin da quando ho iniziato l’università. Forse quella più strana, ma che lo è di più per chi come me ha deciso di investire tutto su questa strada, è quella che fa la gente quando viene a sapere che studi Geografia. Ti chiedono: “Ma esistono dei lavori che puoi fare con la laurea in Geografia? O vuoi fare l’insegnante o la Guida turistica?”.
Non me ne vogliate… Io ritengo che con qualsiasi laurea, diploma o capacità una persona possa essere più o meno predisposta a fare un determinato lavoro e a farlo bene. Questo senza dubbio, quindi non metto in dubbio passione e professionalità degli insegnanti di Storia e Geografia o delle Guide turistiche. È che ritengo assurdo che siano davvero pochissimi coloro che riescono a vedere le innumerevoli potenzialità che spettano all’applicazione di una disciplina, la geografia, che è una Scienza e come tale è dotata di principi, regole e quindi di professionisti specifici.
Il Geografo è, e dovrebbe essere, un professionista autonomo, dotato di competenze specifiche riconosciutegli dalla Società a tutti i suoi livelli. Non può e non deve esistere una forma di conciliazione tra diverse discipline che magari coinvolgono solo 1/10 della Scienza Geografica. Sarebbe come dire che con una Laurea in Medicina puoi lavorare nello specifico come Psicologo.
Indubbiamente il medico cura il paziente visitandolo e prescrivendo eventuali terapie e nel farlo non può mancare un minimo della componente “psicologica”. Indubbiamente, però, esistono professionisti che studiano a 360° quella minima parte, al punto da farne una professione a sé stante da quella legata alla sfera della Medicina di Base.

7. La capitale dell’Armenia?
“Yerevan “. Troppo facile!
Scherzo. Ho guardato su Google Map dallo smartPhone, lo ammetto. Ho fatto due ricerche e ho visto che è anche carina. L’unica cosa che mi era balzata in mente era che l’Armenia potesse confinare con la Turchia, quindi mi sono concentrato su quest’ultima e ho faticato a ricordare che la capitale turca è Istanbul. Tirate voi le somme!! Non sono proprio un tipo “geo-nozionistico”!!!!

di Monica Di Maio

In copertina: The Globe © Mike Mertz

8 thoughts on “GEOGRAFIA E INFORMATICA: IL CONNUBIO VINCENTE

  1. Ringrazio sentitamente Monica per avermi invitato a sostenere questa splendida intervista, e allo stesso modo l’intera Redazione di “Urbano Creativo News” per l’interessamento e l’opportunità di poter raccontare la mia storia!!

    Sono convinto che questa mia testimonianza possa far riflettere e magari rilanciare sempre di più il valore e il ruolo che spetta alla Geografia, una Scienza davvero unica!!!

    Domani oltretutto è il mio 27 esimo compleanno!!!!

    Grazie ancora, buona lettura a tutti e in bocca al Lupo per il futuro!!

  2. In realtà la capitale della Turchia è Ankara. 😛 sono anche io laureata in geografia e svolgo supplenze. Mi piace insegnare, peccato Che abbiamo poche ore.

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  3. Bell’articolo ed iniziativa : so bene che in Francia i geografi sono ben apprezzati (e già pagati durante i loro studi) e che l’IGN è un’istituzione particolarmente importante! Peccato che in Italia, con i problemi di gestione del territorio che abbiamo, questa professione non sia ugualmente valorizzata.
    Una piccola precisazione : la capitale della Turchia è Ankara! 😉

    • Grazie a Andrea per la disponibilità e a Stefano e Rosanna per la precisazione sulla capitale Ankara! Continuate a seguirci, La Redazione

  4. Ahah! Me l’hanno fatto notare anche molti miei amici che hanno lettol’intervista….XDXD…Bella figuraccia! Ankara!
    Eh ma e’ proprio da questi episodi che capisci davvero tanto della concezione di una disciplina in una persona!
    Comunque ringrazio la Redazione per i ringraziamenti e ringrazio voi per aver preso in considerazione la mia iniziativa e averla valutata positivamente!!!

  5. Davvero molto interessanti tutte queste interviste a Geografi. Questo è in parte anche il mio ambito e se decidessi di proseguire con la Laurea Magistrale in Geografia il problema di affrontare il mercato del lavoro con questa laurea, sarà anche mio.

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