METTERSI IN GIOCO

Una figura fluida, che si forma durante le esperienze “sul terreno” imparando a mettersi in gioco, a sapersi inventare la propria pratica professionale: dall’utilizzo intelligente del territorio edificato alla tematica degli spazi pubblici, dalla creazione di sistemi informativi territoriali alla gestione di flussi e modalità legate al traffico o all’energia. Questo il profilo della professione tracciato dal geografo Alex Sollero – operatore GIS con Master PolisMaker – profondamente convinto dell’importanza delle competenze della disciplina per collaborare attivamente nel creare “smart cities” vere e proprie “città intelligenti nella gestione delle risorse necessarie, a minimo impatto sotto tutti gli aspetti di utilizzo del territorio. 

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Un geografo oggi è una figura professionale multidisciplinare e adattabile a varie attività, che vanno dalla pianificazione del territorio, alla gestione ambientale o energetica, alle questioni riguardanti il traffico, alla cartografia e in generale a tutti gli ambiti che hanno a che vedere con la descrizione o lo studio del territorio. Quindi, nella vastità delle tematiche toccate, non è semplice dare una definizione di chi sia, cosa faccia o possa fare “universalmente” un geografo. La figura è fluida e non così ben definita a livello formativo. Personalmente mi piace pensare che sia perché il geografo, come la maggior parte dei professionisti in scienze umane, si formi e si configuri soprattutto durante le esperienze professionali, sul “terreno” o meglio ancora sui “terreni” praticati. Potremmo dire che in parte è vero per tutte le professioni, ma in verità vi sono mestieri che s’imparano unicamente facendoli e non studiandoli, altri invece che contemplano già a partire della formazione quello che poi sarà la pratica professionale vera e propria. Per un geografo oggi questo discorso è ancor più veritiero: il bello sta proprio nel sapersi inventare o nel saper trovare quella che potrebbe essere la propria pratica professionale specifica nel grande insieme delle relazioni territoriali.

Lei si rivede in questo profilo?
Per quel che concerne la formazione universitaria provengo dalla scuola di geografia francofona, incentrata da qualche tempo sulla geografia umana. In breve, la geografia umana tenta di studiare le relazioni tra essere umano e “espace”, inteso come spazio naturale privo d’influenze antropiche. Questo significa cercare di carpire il territorio e la territorialità, formati proprio dall’insieme di relazioni e strutture che un gruppo umano, a differenti scale di analisi, intrattengono con il proprio spazio di relazioni. In tal senso, e in ciò che faccio a livello professionale, mi riconosco perfettamente nel profilo descritto.
Il fatto poi di saper individuare altri sbocchi o altre sfaccettature della disciplina sta al geografo stesso. Intendo dire che la sfida accattivante è rappresentata dal tentativo di trovare il proprio spazio, la propria geografia, magari cercando di risolvere o di trovare risposte ai problemi e alle domande che provengono dal binomio essere umano – territorio. Nel mio caso, e recentemente, ho trovato di particolare interesse la problematica relativa alla densificazione degli insediamenti, al come tentare di utilizzare in maniera più intelligente o intensiva e meno dispersiva il territorio edificato e edificabile, senza quindi andare a occupare porzioni di territorio ancora libere creando dispersione nelle relazioni, o ancora la tematica degli spazi pubblici, ovvero di quella porzione specifica di città che dovrebbe per definizione essere “bene comune” ed appartenere ed essere vissuta da tutti. In questo senso la valorizzazione del paesaggio e non solo gli spazi pubblici tipicamente antropici come le piazze, sono a mio modo di vedere centrali per migliorare relazione e conoscenza del proprio territorio di relazione.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
La domanda di geografi in quello che è il mercato del lavoro odierno, immagino non sia abbondante. Approfondendo forse potremmo scoprire che si tratta proprio delle ragioni alle quali ho accennato in precedenza; in un’epoca di specializzazione e richiesta di efficienza professionale accentuata, la figura multidisciplinare e in un certo senso “generalista” del geografo può non essere così apprezzata o soprattutto avere sbocchi pratici o lavorativi evidenti. Il geografo oggi non è più quello dei secoli passati, scopritore e rappresentatore su carta di un mondo poco conosciuto. Si sa da parecchio tempo. Per questo la formazione oggi s’indirizza sempre più verso ambiti di conoscenza del territorio poco politici in termini geografici. Lo studio della superficie terrestre è ormai ultimato; a parte piccoli cambiamenti in tal senso si tratta quindi di approfondire vari ambiti di analisi inerenti temi specifici o di puntare al miglioramento delle rappresentazioni e dei metodi di rappresentazione tecnici di un dato territorio. Quello che si sta facendo e si è fatto da qualche tempo a livello formativo è stato indirizzare il geografo verso ambiti specifici tecnici, come ad esempio la creazione e la gestione di sistemi informativi territoriali, o la gestione di flussi e modalità legate al traffico, all’energia, ecc.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Un geografo ha ruolo centrale, può diventare un pianificatore del territorio anche se vi sono in Europa scuole specifiche universitarie e non dedicate alla pianificazione del territorio. In ambito tecnico, si tratta di trovare modalità e gestione inerenti l’edificabilità privata e pubblica, il traffico, la protezione della natura e del paesaggio di un dato territorio. Questo però lavorando con vari professionisti dei settori appena citati. Si tratta quindi di coordinare con una certa visione globale le differenti tematiche specifiche che riguardano la gestione futura di un dato territorio (comunale, agglomerato, ecc.). Quindi un geografo che sia propositore e garante di una buona gestione delle relazioni territoriali e del potere esercitato dall’essere umano sul territorio. Questo anche per le visioni future che riguardano le “smart cities”, che senza entrare nel dettaglio, dovrebbero rappresentare quello verso cui dovremmo tendere; città intelligenti nella gestione delle risorse necessarie, a minimo impatto sotto tutti gli aspetti riguardanti la gestione e l’utilizzo del territorio.

Lei si occupa del territorio e delle sue trasformazioni in un’ottica di gestione urbana. È operatore GIS con Master PolisMaker.  Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave delle sue esperienze formative e professionali in questo campo?
Lo sguardo critico sul territorio, l’analisi di eventuali problematiche e la loro rappresentazione, vivere un territorio o osservarlo il più possibile per capire, riporre l’essere umano e la questione identitaria tanto umana quanto spaziale o meglio ancora paesaggistica al centro delle discussioni geografiche ed infine la necessaria collaborazione con esperti di tutti gli ambiti toccati dalle relazioni essere umano-territorio.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Indubbiamente quella che segue…

La capitale dell’Azerbaijan?
Baku, ma ammetto che ho dovuto cercarla su wikipedia… vedete, la geografia politica tanto conosciuta in verità non lo è poi molto, almeno da parte mia. Però ci ho messo solo due secondi a trovarla… Ora la so.

di Monica di Maio

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