GEOGRAFI: VIAGGIATORI SERIALI

Emanuele Bompan ha conseguito il dottorato in geografia e ha vinto l’European Journalism Center Grant (due volte) e la Middlebury Environmental Journalism Fellowship. Impegnato, da reporter e collaboratore del Ministero degli Affari esteri, nel raccontare scenari globali nel mondo del giornalismo, si definisce un viaggiatore seriale.
Un profilo perfettamente in linea con le caratteristiche del geografo DOC: “Un professionista, che conosce i legami intimi e la complessità del pianeta, un viaggiatore, che adora esplorare luoghi e paesi, che cammina per conoscere”.
Bompan ha svolto reportage in 50 paesi e sa bene che in Italia la professione è da sempre poco diffusa, condizionata “da una generazione di gerontogeografi che non hanno capito la rivoluzione spaziale del mondo interconnesso e definitivamente globale”. La sua esperienza internazionale, però, gli ha insegnato che l’applicazione della “professione geografo” ha ottime prospettive nella società contemporanea – dallo sviluppo sostenibile alla rivoluzione delle mappe digitali, dalla sicurezza militare alla location theory, dalla spatial analysys alla rigenerazione dei luoghi, dalla gestione dei big data spaziali all’analisi di dati qualitativi. La certezza di Bompan lascia spazio all’ottimismo e alla fiducia nella professione: “il geografo continuerà non a descrivere il mondo, come si è sempre erroneamente creduto, ma a contribuire nel dargli forma”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Una professione molto ricercata sopratutto negli Stati Uniti, che si occupa di una pletora di tematiche partendo sempre dal dato spaziale: dall’analista territoriale, ai GIS developer, dal responsabile marketing territoriale a cartografo per l’editoria. Una persona che conosce i legami intimi e la complessità del pianeta. Un viaggiatore, che adora esplorare luoghi e paesi, che cammina per conoscere, non usa l’auto e spende decisamente troppo in voli aerei.

Lei si rivede in questo profilo?
Assolutamente. Sopratutto la parte sull’esplorazione. Sono un viaggiatore seriale. E spendo decisamente troppo in voli aerei.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Non è diffusa in Italia, direi. All’estero mi capita spesso di confrontarmi con colleghi geografi, molti con dottorati che spesso occupano posizioni di rilievo. in Italia è una professione poco diffusa per un grave errore dei dipartimenti universitari: il non aversi saputo aggiornare e raccontare. L’Italia soffre di provincialismo anche perché non ha persone in grado di disegnare mappe globali (non solo cartografiche). Un ruolo avrebbero dovuto averlo i geografi. Invece siamo stati condizionati da una generazione di “gerontogeografi” in molti dipartimenti che non hanno capito assolutamente la rivoluzione spaziale del mondo interconnesso e definitivamente globale. Anche i più grandi non hanno colto cosa è accaduto nella nostra professione.

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Emanuele Bompan

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
L’errore di chi pianifica le smart cities è affidarsi a ingegneri e programmatori. La conoscenza delle dinamiche post-strutturaliste dello spazio, l’emergenza delle istanze che definiscono i luoghi, le conoscenze culturali sullo spazio e i luoghi sono proprie di noi geografi e di soggetti che praticano la geografia (semiotici, filosofi, matematici e chiunque pratichi questo sapere).

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Io pratico la geografia in due modi: ho iniziato facendo mappe per l’editoria. Oggi sfrutto le mie conoscenze geografiche per raccontare scenari globali nel mondo del giornalismo, sopratutto energetiche ed ambientali. Chi conosce gli assiomi della geopolitica, l’ontologia dello spazio e il suo rapporto con il potere, chi conosce i macrofenomeni naturali (e.g climate change) è dotato di strumenti unici, che altri colleghi non possiedono. Per quando concerne Snark lo studio di design da me fondato, che si occupa di processi nei luoghi pubblici invece la storia è più difficile. In “soldoni”? Facciamo emergere le necessità di un luogo cercando soluzioni innovative, place-based.

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Nel resto del mondo tantissime: ho conosciuto geografi in Senegal che si occupano di sviluppo sostenibile, geografi che insegnano la rivoluzione delle mappe digitali in Wisconsin, geografi che si occupano di sicurezza militare in Cina. Gente con lavori incredibili e ottimi stipendi. In Italia dobbiamo modificare i geografi che stanno nell’accademia. Sono indietro di 30 anni (non tutti, naturalmente). In futuro chi si occupa di location theory, spatial analysys e rigenerazione dei luoghi avrà la carriera assicurata. Per non parlare di big data spaziali e analisi di dati qualitativi. Il geografo continuerà non a descrivere il mondo, come si è sempre erroneamente creduto, ma a contribuire nel dargli forma.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Sono un giornalista geografo. le domande di solito le faccio io. Altrimenti risponderei che questa di cui sopra è la domanda più strana fatta in merito alla mia professione. Noi geografi siamo ironici.

La capitale della Tanzania?
Non ci sono ancora stato. La prossima fermata è Maputo.

In copertina: Zanzibar sunset © @Doug88888

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