DETECTIVE GEOGRAFO

Il geografo, secondo Margherita Cisani, è simile a un detective – curioso, appassionato, attento – in grado di aprire le porte sul mondo e interrogarsi sul legame tra persone e luoghi, sulle relazioni e le reazioni innescate da quell’alchimia tra natura, cultura, infrastrutture, reti, risorse e valori che ingenuamente si definisce “paesaggio”. La geografa, appassionata di cartografia e GIS, i sistemi informativi territoriali, ci spiega che le mappe, compresi gli schizzi che tracciamo per spiegare a un amico come raggiungere casa nostra, sono un linguaggio che veicola messaggi e significati, un’approssimazione semplificata legata alla nostra cultura, che tutti dovremmo imparare a conoscere e a utilizzare al meglio. Convinta che la conoscenza della geografia sia altamente funzionale in tutto, compresa la pianificazione sostenibile delle città, Margherita Cisani crede nella forza del guardare al futuro considerando gli effetti a lungo termine delle decisioni da prendere. E sa che lo sguardo del geografo può farlo alla perfezione, cogliendo i paesaggi urbani, considerando i diversi punti di vista sulla città, orientando il suo sviluppo per rispondere ai bisogni di chi ci vive. E nonostante le lacune nell’educazione delle persone – “finché non saremo in grado di formare cittadini consapevoli dell’importanza della conoscenza del territorio e della tutela del paesaggio la professione del geografo resterà una fortuna per pochi” – e delle difficoltà lavorative – “in un mondo ancorato a una concezione settoriale che ragiona spesso per compartimenti stagni” – Margherita Cisani confida nella riscoperta della professione. Una figura preziosa – rara da incontrare e spesso difficile da comprendere – che cerca il confronto, che sa leggere il mondo con uno sguardo d’insieme, come un quadro: “realizzato con dettagli di una perfezione affascinante ma da osservare a una certa distanza, nella sua complessità, per vederne svelata la reale bellezza”.

 1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Rispondo con una citazione che evoca un modo di essere, piuttosto che con la descrizione di un metodo o di uno statuto epistemologico: “George Washington Caucaman scese dal taxi e si chiese se il paesaggio di una città potesse esser fatto dalle persone”.

Margherita Cisani

Margherita Cisani

È una frase tratta da uno dei libri di Luis Sepúlveda che mi hanno accompagnata durante la scrittura della tesi di laurea specialistica. Per me il geografo è come il detective di Sepúlveda, apre le porte sul mondo e si interroga subito su cosa leghi le persone ai luoghi, su quali siano le relazioni e le reazioni innescate da questo insieme di natura, cultura, infrastrutture, reti, risorse e valori che chiamiamo paesaggio. Se la geografia è una materia ambigua, che cerca di trovare la sua collocazione in una sorta di terza dimensione tra quella umanistica e quella prettamente scientifica, così è anche il geografo oggi, soprattutto in Italia: una figura professionale che è raro incontrare e che è altrettanto difficile comprendere. L’obiettivo del geografo è quello di essere in grado di leggere un territorio in tutti i suoi aspetti e di riconoscere quelle proprietà che sono visibili unicamente da lontano, con uno sguardo d’insieme. Il mondo per il geografo è come un quadro che, pur essendo realizzato con dettagli di una perfezione affascinante, svela i suoi significati quando è osservato da una certa distanza, nel suo complesso e nella sua complessità.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Sono sempre stata affascinata dai vari aspetti che concorrono a formare la figura del geografo, sia quella del personaggio mitico con bussola e carta geografica, sia quella più realistica del ricercatore che descrive e studia i diversi modi con cui le società e l’ambiente naturale interagiscono. Cerco quindi di portare avanti ogni progetto con un approccio geografico, operarando cioè una sintesi tra i dati e le informazioni che altre discipline più specialistiche mi possono fornire. É un percorso di crescita continuo al quale sto cercando di affiancare anche un dottorato di ricerca. Uno dei problemi della geografia, ma al tempo stesso il suo valore aggiunto, è il fatto che essendo una materia interdisciplinare è possibile adottare un metodo e un approccio geografico anche con background formativi più settoriali. La mia fortuna è aver intrapreso da subito un percorso di studi legato alla geografia: mi sono abituata a cercare il confronto e il dialogo tra diversi approcci, ho imparato a comprendere e a utilizzare gli strumenti e i concetti dell’economista così come quelli del biologo. Non posso tralasciare, inoltre, la mia passione per la cartografia e i GIS, i sistemi informativi territoriali. Credo che le mappe, dal semplice schizzo che tracciamo per spiegare a un amico come raggiungere casa nostra, passando per le incisioni storiche fino ad arrivare ai moderni web-GIS, siano un linguaggio che tutti dovremmo imparare a conoscere e ad utilizzare al meglio. Tutte le mappe veicolano dei messaggi e dei significati, ma lo fanno in un modo così diretto e immediato che spesso vengono scambiate con la realtà. Il bello è scoprire come guardarle per quello che sono, un’approssimazione ridotta e semplificata legata alla nostra cultura.

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Oltre alla generalizzata scarsa conoscenza della materia, che anche nelle più recenti riforme scolastiche viene relegata nell’angolino e mai valorizzata quanto dovrebbe, credo che il problema principale sia legato al mondo del lavoro. Tutto il panorama professionale è ancorato a una concezione settoriale della scienza e delle professioni. Il biologo studia gli animali, l’architetto si occupa di costruire edifici, l’urbanista di pianificare lo sviluppo insediativo, l’ecologo analizza gli ecosistemi naturali e via dicendo. Stiamo naturalmente usando una semplificazione ma, in un mondo che ragiona spesso per compartimenti stagni, perfettamente separati e indipendenti, è difficile trovare spazio anche per chi ha bisogno del confronto tra saperi diversi.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
La conoscenza della geografia è funzionale alla pianificazione sostenibile del territorio e delle città. Mi rendo conto che la parola sostenibilità è ormai abusata, ma io credo ancora nella sua forza perché ci spinge a considerare gli effetti a lungo termine delle decisioni che prendiamo. Ad esempio, riuscire a conciliare le esigenze di tutela della fauna selvatica in un territorio antropizzato, con una popolazione che necessita di spostarsi rapidamente, è una sfida perfetta per il geografo, capace di integrare e ampliare i lavori delle altre figure professionali che si sono occupate di questi temi. Oppure, per quanto riguarda l’ambito urbano, lo sguardo del geografo potrebbe cogliere, come il personaggio di Sepúlveda, i paesaggi urbani percepiti e costruiti dalle persone e quindi considerare i diversi punti di vista sulla città, cercando di orientare il suo sviluppo per rispondere ai reali bisogni di chi ci vive limitandone al tempo stesso gli impatti.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Vorrei poter dire che il mio lavoro consiste sostanzialmente nel viaggiare. In realtà, anche se non sono diventata come Licia Colò, come avrei tanto desiderato da bambina, la geografia mi ha permesso di viaggiare molto.

Due cuccioli di grizzly che attraversano la strada a Yellowstone

Due cuccioli di grizzly che attraversano la
strada a Yellowstone

Per la tesi sono stata in Burkina Faso, dopo un tirocinio presso il Parco Regionale dei Colli di Bergamo ho avuto la fortuna di lavorare per un anno come cartografa al Parco di Yellowstone negli Stati Uniti. Ora, tornata in Italia, sono in Abruzzo, la regione dei Parchi. Collaboro con il Centro Studi per le Reti Ecologiche della Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio e con lo studio Ecoview che si occupa di consulenze ambientali, di tutela della fauna e di ecologia del paesaggio. A essere precisi in questo momento ciò che mi permette di lavorare è principalmente la mia competenza nel campo dei GIS, ma mi sto occupando anche di pianificazione delle aree naturali. Infatti in Abruzzo si stanno predisponendo i piani di gestione per i Siti di Importanza Comunitaria della Rete Natura2000, rete ecologica istituita su scala europea per proteggere le specie e gli habitat prioritari. Un progetto importante a cui sto contribuendo con mappe e analisi socio-economiche.

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Credo che quel mondo a compartimenti stagni stia già vacillando da tempo, grazie all’introduzione del concetto di complessità che, dopo aver rivoluzionato le scienze, sta cambiando anche il modo di pensare e di agire sul territorio. Proprio per questo confido in una riscoperta della professione. Ma sono consapevole che la chiave per cambiare definitivamente le cose stia nell’educazione e nella formazione delle persone: finché non saremo in grado di formare cittadini consapevoli dell’importanza della conoscenza del territorio e della tutela del paesaggio la professione del geografo resterà una fortuna per pochi.

7. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Oltre alle consuete capitali o alla localizzazione di isole e picchi montuosi devo dire che la domanda più bella e buffa me l’ha posta mia zia. Mi ha chiesto perché avevano bisogno di una geografa a Yellowstone, visto che ormai le strade, i sentieri e la topografia del luogo erano già stati mappati in passato. Il fatto che il territorio cambi, si evolva, che un pascolo torni a essere bosco o si trasformi in un parcheggio, che persino i sentieri, le strade e gli edifici si possano spostare nello spazio, è un concetto banale che molto spesso si dimentica.

8. La capitale della Mauritania?
Quando mi fanno queste domande vado sempre nel panico. Andate a controllare voi su Wikipedia, io torno a far mappe!

di Monica Di Maio 

In copertina: la cima del Monte Amaro nel Parco Nazionale della Majella © Margherita Cisani
Foto nel testo: © Margherita Cisani

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