GEOGRAFI: MAI UGUALI, SEMPRE DIVERSI

Mai uguali, sempre diversi; minimo comun denominatore l’essere lucidi interpreti delle dinamiche del mondo. Il geografo, secondo Filippo Carlo Pavesi, è una figura spiazzante, curiosa e affascinante, capace di svolgere un mestiere tutto suo, in grado di specializzarsi e continuare a migliorarsi grazie all’esperienza, ai momenti di lavoro professionalizzanti e alla passione per il proprio mestiere. E “pur non avendo un grande “sponsor” come lo è stato in Inghilterra il principe William, laureato in Geografia all’Università di St. Andrews”, la disciplina, “di sintesi e simbiosi umanistico scientifica”, sarebbe un reale valore aggiunto in molteplici situazioni. E l’esperienza professionale di Pavesi, in campi fortemente eterogenei – analisi preliminari alle indagini archeologiche, progettazione di banche dati, produzione di cartografie, ecomusei, studi di fattibilità per la mobilità lenta, pianificazione territoriale, governo del territorio, -è la prova oggettiva dell’efficacia del profilo poliedrico, duttile e versatile del geografo professionista.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Il geografo è una figura che riflette le peculiarità della sua materia, la geografia, disciplina di sintesi e simbiosi umanistico scientifica. Come minimo comun denominatore, i geografi in senso lato possono essere definiti lucidi interpreti delle dinamiche del mondo. Una definizione così ampia si rende necessaria quando i profili professionali che nascono da un percorso formativo, come quello legato alla geografia, sono molti. Il geografo è infatti figura poliedrica, duttile, versatile che può fornire un valore aggiunto in differenti situazioni, contesti, gruppi di lavoro, laddove svolge le sue attività. Ogni geografo è figura a se stante, svolge un mestiere tutto suo, e solo l’esperienza che matura in un determinato settore ne permette una più precisa identificazione. Se da un lato questa versatilità può essere ritenuta un valore aggiunto, dall’altro il profilo del geografo rischia di non avere una riconoscibilità sociale e professionale. Tuttavia forse è proprio per questo che può essere considerata una figura spiazzante, curiosa e affascinante.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Ho cercato di delineare un profilo generico e attuale, basandomi sia sulla personale esperienza professionale, sia su quella di quei miei compagni di università che dopo gli studi milanesi hanno avuto la possibilità di non abbandonare la geografia.

Pavesi

Filippo Carlo Pavesi

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Credo che vi sia una grande confusione attorno alla geografia come materia nel suo complesso e di conseguenza anche la professione del geografo ne risenta negativamente. A differenza di altri profili professionali, un geografo, quando emerge, lo fa come singolo e non come appartenente a una categoria. Forse servirebbe anche nel nostro paese un grande “sponsor” come lo è stato in Inghilterra il principe William, laureato in Geografia all’Università di St. Andrews.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Il geografo territorialista, a seconda dell’ambito di studio, è abile nello strutturare un adeguato apparato conoscitivo e, grazie allo sviluppo di una propria cultura dei luoghi, è capace di svolgere un approfondito lavoro interpretativo per la definizione di elementi di scenario.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
La possibilità di lavorare in un centro universitario mi ha consentito in questi anni di svolgere lavori di ricerca e, soprattutto, di ricerca applicata a campi fortemente eterogenei. In questi sei anni, passati prevalentemente presso il Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani” dell’Università degli Studi di Bergamo, ho fornito il mio contributo come geografo all’interno di progetti legati a: analisi preliminari alle indagini archeologiche, ricerche di carattere paesaggistico, progettazione di banche dati geografiche, produzione di cartografie tematiche e di scenario, ecomusei, docenza in corsi di aggiornamento professionale, atlanti cartografici, studi di fattibilità per la mobilità lenta, pianificazione territoriale, governo del territorio e gestione associata delle funzioni fondamentali dei comuni.
In molte occasioni è risultato importante l’aver approfondito lo studio legato ai GIS, ovvero quei sistemi informativi geografici che consentono la gestione, l’analisi e la rappresentazione (ad esempio cartografica) delle informazioni geografiche. In tutte è stata decisiva la passione per il proprio lavoro.

Materiali di progetto

Materiali di progetto

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Di sicuro interesse è il tema del paesaggio, sintesi perfetta dei fatti naturali e antropici. Per quanto riguarda invece il futuro della professione, auspico che a un numero sempre maggiore di geografi sia data la possibilità di fornire il proprio contributo. Affinché questo avvenga, il lavoro svolto dai professionisti del settore deve essere riconosciuto per l’elevata qualità. Un rigoroso percorso di studi universitari, arricchito da momenti di lavoro professionalizzanti sono la chiave di volta, una conditio sine qua non.

7. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Domande del tipo, “La capitale dell’Armenia”?

8. La capitale dell’Armenia?
Non mi sono mai occupato della regione caucasica e la mia passione per la Geografia non mi ha mai portato ad imparare a memoria tutte le capitali del mondo.

di Monica Di Maio

In copertina: Armenia 2013 © Marko Moudrak

One thought on “GEOGRAFI: MAI UGUALI, SEMPRE DIVERSI

  1. Serena Nascimben 29 marzo 2014 at 5:29 pm - Reply

    Ho apprezzato particolarmente l’affermazione: “A differenza di altri profili professionali, un geografo, quando emerge, lo fa come singolo e non come categoria”; vorrei aggiungere che un geografo (anche se non emerge) può fare il geografo solo come singolo, non come categoria. Senza nulla togliere alla categoria ovviamente. Questo doverebbe far riflettere le diverse organizzazioni che per quanto meritevoli e giustamente intente a far progredire il ruolo dei geografi e il riconoscimento dell’importanza della geografia, rischiano di dimenticare il fascino dell’interpretazione delle dinamiche del mondo. Così nella preoccupazione per il raggiungimento di traguardi professionali mediamente degni di nota, si finisce con l’annegare il vero geografo, quello”spiazzante”, per natura. Serena Nascimben

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