GEOGRAFI: LEGGERE IL TERRITORIO

Elisa Ambrosini lo sa, la prima reazione di chi ti sente definirti geografo di professione è una faccia perplessa, con l’espressione incredula di chi sta pensando: “ Maaa, esattamente cosa fai?”. Eppure il geografo esiste, è colui che sa “leggere” il luogo in cui si trova, sa capirne le esigenze e, animato dalla voglia di contribuire alla sua crescita, vuole portare a termine una missione speciale: restituire al territorio la sua dignità. Elisa Ambrosini lo sa, non esiste una sola definizione per ogni cosa e la geografia è proprio così: la multidisciplinarietà del mestiere è il tratto caratteristico di questa passione. Anche se un denominatore comune c’è, “la curiosità di scoprire le innumerevoli sfaccettature celate dietro a un territorio; parlarci, ascoltarlo, capirne le esigenze e contribuire al suo sviluppo sostenibile”. Eppure, le possibilità lavorative scarseggiano. Come spiega la geografa esperta in paesaggio terrazzato, traccia della storia dell’uomo e espressione di una vera e propria cultura,“il limite è l’incapacità di comprendere le diverse interconnessioni di una disciplina così vasta. Basta guardare i bandi pubblici per figure professionali assimilate al mestiere del geografo, la nostra classe di laurea in geografia non è minimamente menzionata”. E anche se le potenzialità del professionista non sono sufficientemente conosciute, Ambrosini non demorde “io vorrei fare questo nella vita! E allora? Cerco di far conoscere a più persone possibili, in più ambiti possibili, questo mondo purtroppo a troppi sconosciuto”.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Lo devo ammettere, alle volte mi pongo la domanda, non del chi sia ma se esista il geografo!
Oggi posso dire che l’animo del geografo esiste, ne sono la prova le innumerevoli interviste che ho letto in questo magazine e che mettono in luce la multidisciplinarietà di questo mestiere, scoprendo risvolti molto particolari.
Il geografo è colui che ha gli occhi per leggere il territorio, l’animo per capirne le esigenze, la voglia di contribuire alla sua crescita culturale, sociale, economica, turistica, urbana, rurale, attribuendo o ri-consegnando (qualora si parli di recupero) al territorio la sua dignità.
Qualsiasi geografo “umano” o scienziato del paesaggio ha un denominatore comune: la curiosità di scoprire le innumerevoli sfaccettature celate dietro ad un territorio attraverso l’analisi e la pianificazione degli interventi; dalla promozione e tutela di un territorio alla creazione di itinerari culturali e percorsi turistici, dallo sviluppo dell’educazione ambientale all’analisi degli aspetti storici legati soprattutto alle tradizioni, dalla conoscenza dell’ambiente e degli ecosistemi che ci vivono allo sviluppo della funzionalità/sostenibilità a cui il territorio vuole tendere.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Eccome se mi ci rivedo! In questo mestiere, vorrei riconoscermi tutti i giorni, vorrei fare questo nella vita. Mio malgrado devo utilizzare un condizionale… perché è molto difficile renderlo un lavoro a tutti gli effetti! E allora, cosa si può fare? A modo mio non demordo, cerco di interessarmi e far conoscere a più persone possibili, in più ambiti possibili, questo mondo di infinite interconnessioni, purtroppo a troppi sconosciuto.

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
La geografia è per definizione multidisciplinare ma la nostra società le attribuisce un unico aggettivo: “Fisica”. Cito Antoine de Saint-Exupéry che raccontava di un vecchio signore che scriveva enormi libri e abitava il sesto pianeta esplorato dal piccolo principe:
“…Che cos’e’ questo grosso libro?” disse il piccolo principe. “Che cosa fate qui?”
“Sono un geografo”, disse il vecchio signore.
“Che cos’e’ un geografo?”
“E’ un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le citta’, le montagne e i deserti”…(tratto da Il piccolo principe (Le Petit Prince) di Antoine de Saint-Exupéry).
Ecco, questa è l’unica applicazione, monodisciplinare, della geografia conosciuta e che si è radicata nel pensiero comune della nostra società! La prova? Quando affermi di essere un geografo, la domanda è sempre la stessa: “Quindi, Conosci tutte le capitali del mondo?”E la mia risposta rimane sempre: “Assolutamente No!”
Purtroppo non è un mestiere diffuso perché le sue potenzialità non sono sufficientemente conosciute e di conseguenza non gli viene attribuita la sua reale dignità.
Basti pensare che i corsi di studio universitari si sono adeguati (solo nella forma), per necessità, a quelli europei ma il mondo del lavoro si è fermato, comprese le professionalità che sono rimaste sempre le stesse; il risultato di tutto ciò è che la nostra società rimane ancorata alle vecchie professioni con l’incapacità di guardare al futuro e al cambiamento.
Ne sono un esempio i bandi pubblici, là dove si richiedono figure professionali assimilate al mestiere del geografo, nei requisiti di accesso la classe di laurea in geografia e comunque in discipline simili non è minimamente menzionata! Conclusione? Venendo meno i requisiti di accesso la partecipazione e la relativa possibilità di svolgere il lavoro sono pressoché nulle!

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Il ruolo è quello di parlare con il territorio, di capirne le esigenze e di contribuire al suo sviluppo sostenibile; il geografo è mediatore tra le richieste del territorio e la realizzazione delle reali modifiche del contesto territoriale. La comunicazione con i cittadini, con le comunità, con le amministrazioni, con le scuole, con tutti gli stakeholders inseriti in un contesto territoriale diviene uno degli strumenti principali per il lavoro del geografo.

Ambrosini

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Posso raccontarvi le mie esperienze sui paesaggi terrazzati sia in Liguria che sulle sponde del Garda. Sono state due esperienze diverse ma profondamente soddisfacenti e molto costruttive in cui la Tutela e la Conservazione del paesaggio sono divenute le parole d’ordine delle attività sviluppate in campo. In entrambi i casi l’analisi riguardava la tipologia di sfruttamento di un territorio di difficile accesso e gli interventi sviluppati o da sviluppare dal punto di vista turistico, economico e di educazione ambientale. Il recupero avviene quando c’è persistenza del bene da recuperare, la sua conoscenza, la coscienza del valore da tutelare e la volontà di conservarlo nel tempo. Il paesaggio terrazzato ha una valenza culturale di grandissimo rilievo, legata a un insieme di aspetti riconducibili alle tecniche – sia di coltivazione che di costruzione delle strutture architettoniche -, all’artigianato tipico, alle produzioni agroalimentari. Si tratta di un motore trainante per lo sviluppo di un turismo non di “massa” ma culturale. I terrazzamenti sono tracce indelebili della storia dell’uomo, tramandarne le tradizioni diviene la parola d’ordine per la sopravvivenza di questi luoghi. Se si perdesse tutto ciò, il paesaggio terrazzato, espressione di una cultura, di un tempo di fatiche umane, fisiche e non solo, cesserebbe di esistere, verrebbe completamente cancellato dalla natura che prosegue inesorabile il suo cammino.

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Non voglio perdere la speranza che un domani questo mestiere abbia pari dignità di altri. Di certo, ciò che deve cambiare è il valore di alcuni temi di governance territoriale e l’importanza di preventive analisi e pianificazioni volte a migliorare il nostro modo di vivere, di gestire l’ambiente e valorizzarlo, il tutto in ottica di vera sostenibilità.

7. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Tendenzialmente la prima reazione è una faccia alquanto perplessa e poi la fatidica domanda: Ma esattamente cosa fai? Come se esistesse una sola ed univoca definizione per ogni cosa. Questo è il limite di cui parlo, l’incapacità di non riuscire a guardare un po’ più in là, il non riuscire a comprendere le diverse interconnessioni di una disciplina così vasta.

8. La capitale del Belize?
….ho la chiamata a casa??? Devo chiedere al mio ragazzo…! OK, ecco, lui sì che sa che Belmopan è la capitale del Belize!

di Monica Di Maio

One thought on “GEOGRAFI: LEGGERE IL TERRITORIO

  1. Un mio amico e collega all’università si è laureato (triennale) con una tesi sui paesaggi terrazzati del trevigiano. Se Elisa Ambrosini è interessata le passerei la tesi…

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