GEOGRAFI: INTERPRETI DELLA VARIETÀ DEL MONDO

Professionista DOC, laurea in geografia – triennale e specialistica – e un master a Shangai in Environmental Assessment and Integrated Management in Urban Areas, Samuele Falcone definisce il geografo come un interprete della bellezza e della varietà del mondo che connette le persone con la natura di cui inevitabilmente fanno parte”.
Alle prese con la sua agenzia di tour operator nelle Filippine, Falcone è ben consapevole della responsabilità professionale del geografo, un compito non facile in un mondo in continua evoluzione, che può essere realizzato solo con dedizione e studio continuo: “perché non è qualcosa di acquisito per sempre, il mondo si trasforma continuamente e così deve fare il geografo”.
S
amuele Falcone ha interpretato direttamente il profilo poliedrico della disciplina, reinventandosi come professionista di un turismo diverso, con percorsi educativi e policy di sostenibilità, cosciente del fatto che non esiste una sola professione perché “la definizione del percorso è lasciata al singolo, alla capacità di comprendere le proprie attitudini e un po’ anche alle opportunità che si presentano. Per questo motivo è importante che un geografo, portando sempre con sé il suo bagaglio di analisi generale, trovi uno o più percorsi di specializzazione che possano dargli un’identità”.
Identità che potrebbero essere preziose anche nella progettazione delle smart cities, contribuendo a “progettare il luogo antropizzato per eccellenza  – l’emblema massimo del rapporto uomo-ambiente – a misura uomo, ricercando e proponendo soluzioni equilibrate nel presente e sostenibili per il futuro, nella speranza che le potenzialità della disciplina diventino più conosciute e che il geografo possa vedere più riconosciuto il suo status professionale.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Ci sono tanti tipi di “geografi” ma, dovendo dare una definizione univoca, vedo il geografo come un interprete della bellezza e della varietà del mondo, dei suoi ecosistemi, dei paesaggi, delle culture, del cibo, degli usi e costumi. È colui che aiuta il dialogo fra le diverse discipline applicate all’ambiente, al territorio e al paesaggio; un professionista che connette le persone con la natura di cui inevitabilmente fanno parte, nonché le persone fra di loro. Nella mia visione il geografo può proporre azioni e progetti per l’armonico sviluppo di tutto questo. Si tratta indubbiamente di un compito arduo che può essere realizzato solo con dedizione e studio continuo, per tutta la vita.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Mi ci rivedo ma so che non è qualcosa di acquisito per sempre: il mondo si trasforma continuamente e così deve fare il geografo.

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
È vero che la geografia come materia è poco conosciuta, forse in Italia più che in altri paesi, e di conseguenza anche la professione non si diffonde come potrebbe. Dobbiamo lavorare perché diventi più conosciuta.
La geografia può e deve occupare tutti quegli spazi interdisciplinari della tematica ambiente-territorio che non possono essere incasellati nelle materie tradizionali (quali ingegneria, architettura, scienze naturali). Per fare questo c’è però bisogno di metodo: la complessità altrimenti diventa difficile da gestire.  Per questo motivo una cosa che reputo importante è che un geografo, portando sempre con sé il suo bagaglio di analisi generale, trovi anche uno o più percorsi di specializzazione particolare che possano dargli un’identità. La specializzazione può essere in uno o più campi come quello della pianificazione territoriale, della green economy, dell’economia dell’ambiente, del turismo, dei sistemi informativi geografici, dell’antropologia culturale e così via. Spesso si è costretti a riferirsi al proprio campo di specializzazione quando si parla della propria figura professionale, specificando poi il proprio specifico background geografico. È anche una cosa comprensibile pensando semplicemente che i campi d’applicazione della geografia sono tantissimi. Ne sanno qualcosa i miei colleghi di università che, dopo l’acquisizione del titolo accademico, hanno intrapreso tutti percorsi diversissimi.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?

S-FalconeLa città è l’emblema massimo del rapporto uomo-ambiente, il luogo antropizzato per eccellenza, quindi la geografia ha e deve avere un ruolo chiave nella progettazione delle smart cities. Il ruolo del geografo può essere “smart” nel contribuire a progettare una città che sia davvero a misura uomo, ricercando e proponendo soluzioni equilibrate nel presente e sostenibili per il futuro.
Ci sono molte opzioni: il geografo esperto di GIS può dare una dimensione spaziale a queste analisi e fornire sintesi visive, quello esperto di green economy potrebbe occuparsi di sostenibilità dei consumi (concentratissimi nelle aree urbane), quello specializzato in turismo potrebbe pensare a come rendere la città facile e godibile per i turisti proteggendo l’ecosistema urbano dal loro impatto e così via. Il geografo è una figura professionale di grande successo quando è in grado di “agganciare” tematiche “particolari” al contesto generale.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Ho studiato geografia sia alla triennale che alla specialitica. Ho cominciato il mio percorso professionale come stagista durante i primi anni di università, dedicandomi a una Agenda 21 Locale. Successivamente ho fatto una bellissima esperienza lavorando con una società di consulenza ambientale, con la quale ho viaggiato in lungo e in largo per l’Italia curando progetti di sostenibilità con una grande attenzione verso la green economy. Ho interrotto questa attività nel 2010, avendo avuto l’opportunità di andare a Shanghai per 2 anni con una borsa di studio, dove ho ottenuto un Master in Environmental Assessment and Integrated Management in Urban Areas. Per tutta una serie di motivi, da circa un anno gestisco un tour operator localizzato nelle Filippine (www.vieninellefilippine.com). Credo che questo sia il lavoro più da geografo che abbia mai fatto. Ricerco luoghi e la loro bellezza, definisco itinerari di viaggio, spiego ambiente e cultura locali ai viaggiatori. Abbiamo inoltre definito una policy di sostenibilità e percorsi educativi dedicati al turismo sostenibile. Mi piace l’idea che la nostra attività non sia solo una fabbrica di vacanze impacchetta-turisti ma che sia parte di un progetto di sviluppo sostenibile che porta benefici agli attori locali e di scambio culturale. Certamente devo anche occuparmi di classici lavori d’ufficio come prenotazioni, stesura di contratti, ricerche, burocrazia, telefonate e tutto quello che una piccola azienda richiede.

6. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Credo ci siano tante “professioni geografo”. La definizione del proprio percorso è lasciata al singolo, alla sua capacità di comprendere le proprie attitudini e, come per tutte le carriere, un po’ anche in base alle opportunità che si presentano. Nel futuro spero che il geografo possa vedere più riconosciuto il suo status in quanto tale e che, quindi, chi si trova all’inizio del suo percorso possa trovare, se non già degli itinerari fra cui scegliere, almeno le mappe per definirli da sé.

7. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Ora che lavoro nel turismo in un paese tropicale molti mi chiedono se passo il tempo dormicchiando su una spiaggia sorseggiando da una noce di cocco (è capitato, ma non così spesso!).

8. La capitale del Ciad?
N’Djamena. Mi ricordavo solo l’inizio per N’D, quindi sì, ho dovuto usare Internet!

di Monica di Maio

In copertina: lanterne © John Martinez Pavliga; nel testo: © Samuele Falcone

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