GEOGRAFI: IN VIAGGIO TRA RICERCA E FLESSIBILITÀ

Samuele Toia, laureato in geografia e professionista nell’analisi delle situazioni con conseguente sviluppo e individuazione delle fasi nel piano strategico del progetto, ha messo a frutto il valore di un percorso formativo che gli ha permesso di acquisire e padroneggiare un approccio multidisciplinare di fronte alla maggior parte delle problematiche, anche in campo culturale, ambientale, economico e politico. “Con una visione a 360 gradi delle dinamiche mondiali” – spiega Toia – “il geografo è il ruolo più completo nella nostra società contemporanea”.
Consapevole che la professione potrebbe avere un ruolo chiave nella pianificazione urbanistica ed infrastrutturale, ma anche nello sviluppo di piani energetici, turistici, di salvaguardia ambientale o culturale, mette lucidamente a fuoco le problematiche nazionali – “in Italia gli addetti ai lavori sono spesso costretti a sacrificare le loro competenze e i loro valori sull’altare delle logiche di una politica ancora legata alla speculazione edilizia e alla cementificazione del territorio”. Perché non vi siano dubbi in merito, Samuele Toia tiene a sottolineare il valore aggiunto della disciplina e ribadisce con convinzione che, nonostante si tratti di un professione complessa,“la geografia può (e dovrebbe) essere applicata, in un campo di analisi inizialmente, in fase di elaborazione e di sviluppo strategico successivamente, in ogni tipo di settore professionale ed economico”.

1. Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Il geografo è il ruolo più completo sia in ambito accademico che professionale, dal mio punto di vista, nella nostra società contemporanea. Con una visione a 360 gradi delle dinamiche mondiali riesce ad analizzare, grazie ad un approccio multidisciplinare, la maggior parte delle problematiche, non solo in campo geografico o culturale ma anche ambientale, economico e politico.

2. Lei si rivede in questo profilo?
Pur non avendo un’esperienza diretta a livello professionale, credo che, anche solamente riferendomi alla preparazione accademica, la flessibilità mentale, qualità tipica e distintiva di un buon geografo, sia una delle mie migliori qualità.

3. Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Diciamo che è una professione talmente complessa e non totalmente definita che anche il ruolo “geografo” tout court non può essere delineato al 100%. Credo che in tutte le professioni – dal manager, al politico, all’architetto, al designer, all’urbanista – essere dei buoni geografi, o perlomeno riuscire a comprendere una dinamica sotto un punto di vista geografico, riesca a “dare una marcia in più”. Cosa intendo? In poche parole, la geografia può essere applicata a ogni tipo di professione, in un campo di analisi inizialmente, in fase di elaborazione e di sviluppo strategico successivamente, il tutto in ogni tipo di settore professionale ed economico.

4. Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Un ruolo fondamentale, al pari di architetti, urbanisti, accademici! Questo sta avvenendo in tutte le nazioni dove la “civilizzazione” e i processi di sviluppo sono chiari e trasparenti. Purtroppo in Italia questi addetti ai lavori devono, la maggior parte delle volte, sacrificare le loro competenze e i loro valori sull’altare delle logiche di una politica clientelistica, corrotta ed ancora legata ad uno sviluppo economico “vecchio” dove la speculazione edilizia e la cementificazione del territorio la fanno da padrone.

5. Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
I tre punti fondamentali del mio lavoro sono:
1. Analisi della situazione, con individuazione di relativi punti di forza e svantaggi;
2. Elaborazione di una strategia, con individuazione di obiettivi da raggiungere e di problematiche da annullare o ridurre;
3. Sviluppo e individuazione delle fasi nel piano strategico con analisi degli operatori che interverranno nel progetto, fase per fase.

4. Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Il geografo è una persona così flessibile che può trovare applicazione in ogni campo. Credo però che un ruolo fondamentale possa ricoprirlo nella pianificazione urbanistica ed infrastrutturale del paese, ma anche in uno sviluppo di piani energetici o turistici, senza tralasciare la salvaguardia ambientale o culturale.

5. Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Quando lavoravo come guida turistica in Egitto mi è stato domandato: “Dov’è il punto preciso in cui si sono aperte le acque sul Mar Rosso?”

6. La capitale del Laos?
Facile!!!! Vientiane. L’ho googlato ..ahahah! Però utilizzo questo spunto per cercare di far cadere un mito sulla geografia: non è la sola conoscenza di dati fisici o politici! Come afferma Umberto Eco, “l’uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma quello che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti.” Ecco per me questo è il geografo.

di Monica Di Maio 

In copertina: Girl in rice field in lao © Daniel Dutkowski

One thought on “GEOGRAFI: IN VIAGGIO TRA RICERCA E FLESSIBILITÀ

  1. Serena Nascimben 4 giugno 2014 at 4:39 pm - Reply

    La flessibilità del geografo va bene, ma non basta. Serve anche la flessibilità di chi al geografo dovrebbe affidarsi professionalmente e spesso non lo sa nemmeno. Ma siamo qui a parlarne proprio per questo, per far intravvedere scenari migliori di quelli attuali. Serena Nascimben

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