GEOGRAFI, ESPLORATORI MODERNI

L’esploratore moderno delle interdipendenze. Questo, in estrema sintesi, è l’identikit del geografo secondo Daysi Locatelli, che ha iniziato dal supporto a gruppi di co-housing per passare a un impiego come consulente della pubblica amministrazione fino all’attuale ruolo di coordinatrice di progetti in un’associazione di sviluppo territoriale locale. E proprio la sua esperienza sul campo testimonia e dimostra il fascino del mestiere: nessun limite definito, competenze preziose in molteplici ambiti e, non meno importante, “la capacità di prendere in considerazione, nelle sue analisi, gli aspetti umani oltreché fisici dei fenomeni terrestri, da un punto di vista dinamico e non statico”. Daysi Locatelli, da sempre impegnata professionalmente in Francia, sa di essere fortunata: “qui fare il geografo non sembra essere così strano. In altri paesi, nella maggior parte dei casi, si semplifica il mestiere immaginando che si conoscano tutte le capitali del mondo o ci si limiti a produrre mappe”, eppure solo questo profilo di competenze, in costante equilibro tra vari ambiti di ricerca, può essere lo strumento perfetto per coordinare i vari professionisti che intervengono in ogni processo di pianificazione territoriale. Perché, spiega la geografa Locatelli, anche se “non ci sono più posti inesplorati della terra da scoprire e mappare, restano ancora da conoscere infinite relazioni tra umanità e territorio che interessano – e sempre interesseranno – il nostro pianeta”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Normalmente mi diverto a definire il geografo come l’esploratore moderno delle interdipendenze! Ormai non ci sono più posti inesplorati della terra da scoprire e mappare, ma restano ancora da conoscere infinite relazioni umanità/territorio. Più precisamente per me un geografo è un professionista che concentra la sua attività su tutti i fenomeni che interessano il nostro pianeta e si caratterizza per il fatto di essere in costante equilibro tra vari ambiti di ricerca. Infatti, in funzione delle sue attività e delle sue specializzazioni, può avvicinarsi al mestiere di sociologo, oppure di cartografo, di urbanista, o ancora al mestiere di storico o di economista, per capire certe dinamiche e interpretare evoluzioni di alcuni fenomeni. Ed è proprio questo l’aspetto interessante del mestiere: la capacità di prendere in considerazione, nelle sue analisi, gli aspetti umani oltreché fisici dei fenomeni terrestri, da un punto di vista dinamico e non statico. Vista questa introduzione, è davvero difficile dare una definizione omogenea: credo che ogni persona laureata in geografia abbia degli ambiti di intervento diversi, sempre fermo restando l’equilibrio e la dinamicità tra tutte le sue competenze.

Lei si rivede in questo profilo?
Di certo mi riconosco, perché è la mia concezione del lavoro di geografo, una concezione basata sulla mia esperienza e sui miei interessi. Le mie esperienze professionali, infatti, mi hanno portato ad avere un approccio più vicino all’ecologia in alcuni casi, all’urbanistica in altri, all’economia in altri ancora.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Jan Vermeer ha addirittura dedicato un dipinto al geografo, ma non è stato sufficiente per rendere questa professione diffusa. Perché? Per prima cosa credo che la difficoltà nel descrivere ciò che fa un geografo sia spesso il problema principale. Nella maggior parte dei casi si semplifica il mestiere immaginando che un geografo conosca tutte le capitali del mondo a memoria oppure che il geografo si limiti a produrre mappe (non sono molto brava né nell’una né nell’altra cosa..). Il fatto che le ore di geografia siano pochissine nei programmi scolastici non aiuta certo a capire, e soprattutto ad apprezzare, questo mestiere estremamente complesso.

Un immagine di Daysi Locatelli

Un immagine di Daysi Locatelli

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Amo immaginare il geografo come coordinatore dei vari professionisti che intervengono in un processo di pianificazione territoriale. Quando si pensa ad un territorio bisogna tenere conto che è costituito da natura (studiata da naturalisti), edifici (progettati da architetti), quartieri (pianificati da urbanisti), strade (progettate da ingegneri), persone (studiate da sociologi). Potremmo andare avanti, descrivendo una complessità indiscussa. Ecco che, allora, sembra fondamentale avere a disposizione un professionista che sappia fare la sintesi di tutto ciò e tradurre dei concetti complessi in informazioni utili a favorire i processi partecipativi. Quel professionista è proprio il geografo! Questa capacità di analizzare sinteticamente i vari aspetti costitutivi di un territorio è estremamente importante nel caso delle smart cities, città in cui gli spazi urbani sono organizzati al meglio, prendendo in considerazione i comportamenti e i bisogni degli abitanti, per offrire qualità di vita ottimale. È indispensabile saper interpretare e tradurre le interrelazioni tra le diverse componenti, fisiche e umane, di una città.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Mentre frequentavo l’ultimo anno di università ho cominciato a lavorare in un’associazione che fa da supporto a dei gruppi di co-housing per facilitare la realizzazione dei loro progetti. Concretamente? Organizzavamo vari tipi di attività per sensibilizzare i gruppi sulle nozioni di costruzione ecologica e di ecoquartiere, ma anche per permettere loro di incontrare avvocati, architetti, esperti immobiliari… per trovare concretamente delle soluzioni ai loro problemi. Oltre a tutto ciò l’associazione svolgeva un lavoro importante di lobbying presso le istituzioni locali e nazionali per far sì che questo modo di costruire e vivere insieme fosse riconosciuto e sostenuto. In seguito ho lavorato nella pubblica amministrazione come consulente nella redazione dei pgt. Attualmente, invece, lavoro in un’associazione di sviluppo territoriale locale come coordinatrice di progetti che hanno come obiettivo il facilitare la formazione degli adulti e favorire la creazione di posti di lavoro sul territorio. Come si può notare, le mie attività professionali sono state molto diverse tra di loro. È il fascino di mestieri come quello del geografo che non hanno limiti ben definiti: è difficile darne una definizione precisa, ma é facile dimostrare che le nostre competenze di geografi possono essere molto utili in svariati ambiti.

Sviluppo territoriale

La copertina della pubblicazione sul progetto di formazione adulti

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
È ovvio che vorrei che si riconoscesse al geografo l’importanza del suo ruolo! I concetti che sono stati sviluppati nel corso degli ultimi anni, a partire dalle famose 3 dimensioni dello sviluppo sostenibile fino alle green o smart cities, sottolineano sempre le interdipendenze tra tutti gli aspetti inerenti ad un processo. E il geografo è l’esploratore per eccellenza di queste interdipendenze. Le applicazioni della professione dovrebbero quindi essere innumerevoli.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
Niente di particolare da segnalare. Devo però dire che ho sempre lavorato, e lavoro tutt’oggi, in Francia, un paese dove, forse grazie alla famosa scuola di geografia francese, il mestiere di geografo non sembra essere così strano.

La capitale del Ciad?
Arrivata alla fine di questa intervista mi sono detta che scrivere la risposta (dopo averla verificata su wikipedia) sarebbe troppo facile! Propongo allora di comporre voi la risposta formando la parola usando la prima lettera di ogni mia risposta…

di Monica Di Maio 

In copertina: Francia – Normandia © Maurizio Montanaro
Nel testo: © Daysi Locatelli

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