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Un profilo caratterizzato dalle tante capacità, troppo spesso sottovalutate. Questo l’identikit del geografo, secondo Manuela Piasentin, professionista appassionata e certa del valore di questa figura professionale “in grado di promuovere, salvaguardare e pianificare il territorio con una visione che non è ridotta a puri calcoli tecnici ma che considera la cultura e le esigenze di chi vive il territorio”. Fortemente convinta della propria scelta formativa, Manuela analizza lucidamente le prospettive, amareggiata di fronte alla situazione: “persiste la mancanza di riconoscimento della professione nei vari albi; in Italia il sistema è ancora fermo e incentrato sulle professioni classiche, come ad esempio architetti ed ingegneri”. Nonostante “la scarsa importanza che viene data all’ambiente in generale”, il proposito è riuscire sempre a sottolineare che “Il geografo è in grado di studiare gli aspetti più profondi della cultura e della psicologia di chi vive le città per cercare di renderle più vicine alle esigenze di chi le abita”. E se l’Italia non è ancora pronta, perché aspettare senza guardare avanti? “Anche se è triste il fatto che si debba andare altrove per cercare un lavoro adeguato ai propri studi”, Manuela Piasentin si è rimboccata le maniche, cercando nuove strade nel Regno Unito dove “esistono anche siti per la ricerca di lavoro specifici per geografi perché, per fortuna, la situazione non è la stessa in tutto il mondo”.

Chi è il geografo oggi e cosa fa?
Il geografo è una figura che studia la relazione tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Possiede delle competenze tecniche in campo ambientale, anche se più generiche rispetto ad altre figure professionali, soprattutto nel campo della cartografia e GIS. Quello che contraddistingue la figura del geografo è, però, il lato più umanistico, storico e culturale dello studio dell’ambiente. Ha il compito di promuovere, salvaguardare e pianificare il territorio con una visione che non è ridotta a puri calcoli tecnici ma che considera soprattutto la cultura e le esigenze di chi vive il territorio. Il geografo è anche un esperto di politiche ambientali e di turismo sostenibile.

Lei si rivede in questo profilo?
Mi rivedo in questo profilo poiché è ciò che ho studiato e mi ha appassionato durante il corso di laurea però purtroppo, al momento, non ho avuto l’occasione di svolgere il ruolo di geografo come avrei sperato.

Perché secondo lei questa professione non è molto diffusa?
Si tratta di una nuova figura nata con le lauree del nuovo ordinamento (Prima della riforma Geografia era una parte del corso di laurea in Lettere). Inoltre, non bisogna sottovalutare il fatto che persiste la mancanza di riconoscimento della professione nei vari albi e soprattutto nell’elenco delle lauree ammesse alla selezione per concorsi pubblici. Anche nel settore privato questa specializzazione non è conosciuta. Il sistema presente oggi in Italia è ancora fermo e incentrato sulle professioni classiche come ad esempio architetti ed ingegneri. Un altro motivo molto importante è la scarsa importanza che viene data prima di tutto all’ambiente in generale e soprattutto alla parte più culturale e psicologica della pianificazione del territorio o della politica ambientale. La comunicazione ambientale e la funzione di tramite tra cittadini e tecnici viene ancora svolta soprattutto a livello politico o tramite le associazioni. Senza contare che, come in molti altri settori, più che le competenze sembrano essere più importanti le conoscenze per lavorare.

Che ruolo può assumere un geografo nella pianificazione del territorio e nella progettazione delle smart cities?
Il geografo può essere il tramite tra addetti ai lavori e i cittadini. Possiede competenze tecniche sufficienti a capire il linguaggio dei tecnici e a partecipare alla progettazione e, allo stesso tempo, ha una visione più ampia e, grazie alle sue doti comunicative, è in grado di rendere partecipi i cittadini “non addetti ai lavori” alla progettazione delle loro città. Il geografo è in grado di studiare gli aspetti più profondi della cultura e della psicologia di chi vive le città per cercare di renderle più vivibili e più vicine alle esigenze di chi vi abita, evitando progetti che non siano in armonia con il contesto che li circonda.

Come spiegherebbe ai “non addetti ai lavori” i punti chiave dei suoi lavori e delle sue attività professionali?
Fortunatamente ho avuto l’occasione di svolgere alcune attività lavorative inerenti alla professione. Ho collaborato con un’azienda di topografia e cartografia per la creazione di database topografici di vari comuni della Lombardia utilizzando programmi specifici e GIS. Questo è forse lo sbocco più tecnico della Geografia, la cartografia. In poche parole? Si trattava di aggiornare in modo digitale la cartografia dei comuni. Un’altra esperienza è legata alla tesi di laurea, continuata poi in una collaborazione con l’istituto di Ingegneria Agraria dell’Università degli Studi di Milano e Regione Lombardia. Il progetto si chiamava “FonTe” (Sistema per la tutela e la valorizzazione dei fontanili del territorio lombardo). Nello specifico mi sono occupata del censimento dei fontanili rimasti sul territorio lombardo, raccogliendo i dati sul campo e inserendoli in un database GIS. Sono attività molto interessanti ed appassionanti, ma sempre della durata di un progetto specifico, purtroppo senza prospettive di continuità.

Manuela Piasentin

Manuela Piasentin

Che aspettative ha sulla futura applicazione della “professione geografo” nella società contemporanea?
Purtroppo le aspettative non sono molto positive: la considerazione e l’attenzione per questa professione è a livelli troppo bassi, mi riferisco all’Italia ovviamente. Nel nostro paese i cambiamenti sono sempre molto lenti e soprattutto è molto difficile inserire nuove figure professionali tra quelle più tradizionali e consolidate. Anche nelle professioni che potrebbero avere un taglio più umanistico, come ad esempio esperti in Corporate Social Responsibility e rapporti di sostenibilità, vengono piuttosto scelte figure come psicologi o sociologi. Inoltre, una delle difficoltà più grandi è, quando ci si vuole candidare per un nuovo lavoro, far rientrare la laurea in Geografia nelle categorie proposte nei vari application form. Nella maggior parte dei casi non è menzionata per nulla e bisogna decidere tra “Scienze ambientali” e “Lettere” che non riflettono le competenze del geografo. Fortunatamente ora che sto vivendo e cercando nuove strade nel Regno Unito e questo non è più un problema, addirittura esistono siti per la ricerca di lavoro specifici per geografi. Per fortuna la situazione non è la stessa in tutto il mondo, ma è triste il fatto che una persona debba recarsi altrove per cercare un lavoro adeguato ai propri studi.

Qual è la domanda più strana che le è stata fatta in merito alla sua professione?
In Italia la domanda più strana quando dico di essere laureata in Geografia è: “Quindi tu conosci tutte le capitali del mondo?” e quella più ricorrente è semplicemente “Che cosa sarebbe? Che lavoro puoi fare?”. All’estero chiedono che tipo di lavoro potresti o vorresti fare esattamente, ho notato che la laurea in Geografia è conosciuta e più diffusa.

La capitale del Liechtenstein?
Vaduz? Finché si tratta di Europa me la cavo, però devo sfatare il mito che un laureato in geografia conosca tutte le capitali del mondo. Non è questo che si studia durante il corso di laurea, questa è cultura personale che dovrebbe venire dalla scuola, dove spesso la geografia è una materia lasciata in disparte, nonostante la sua importanza.

di Monica Di Maio 

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