EMISSIONI DI CO2 IN EUROPA: IL REPORT

Il Protocollo di Kyoto stabilisce che le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte del 20% entro il 2020.
Considerando il nostro vecchio continente gli Stati aderenti al protocollo hanno promesso di impegnarsi a raggiungere questo obiettivo attraverso una serie di azioni: dal monitoraggio delle emissioni, alla valutazione dei progressi ottenuti e ancora all’implementazione puntuale degli obblighi del protocollo all’interno dei singoli programmi nazionali.
Come sta andando nel concreto il processo verso la riduzione delle emissioni? A fare il punto della situazione ci ha pensato il report annuale dell’Unione Europea che ha analizzato l’andamento tra il 1990 e il 2011.

Il report analizza i dati considerando tutti gli Stati membri (EU-27) con un particolare focus sui “vecchi” (EU-15) rappresentati da Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito.
Considerando la situazione dei 27, le emissioni [1] sono diminuite del 18,4% dal 1990 al 2011 e del 3,3% tra il 2010 e il 2011.
In generale il decremento è avvenuto nella maggior parte dei settori chiave (energia, agricoltura e industria) e in particolare nel campo dei combustibili fossili che complessivamente sono diminuiti del 5%.
Il contributo delle rinnovabili non è stato significativo come negli anni precedenti: si è avuto un lieve incremento dei combustibili a biomassa [2] che rappresentano però meno dell’1% nel 2011 mentre la produzione idroelettrica si è contratta del 16% nel 2011.

Considerando le situazioni dei singoli stati, appaiono casi e dati molto diversi tra loro. In classifica, i primi della classe sono Germania e Regno Unito che in coppia producono una bella fetta di emissioni: circa 1/3 sul totale dei 27.
Nel 2011 riducono però le proprie emissioni di ben 549 milioni di tonnellate di CO2.

Le ragioni di questo trend positivo sono date per la Germania dalla maggiore potenza ed efficienza degli impianti di riscaldamento e nell’attuazione di politiche economiche a favore dei cinque nuovi länd che sono entrati a fare parte della Germania in seguito alla caduta del muro.
Anche le scelte politiche riescono a cambiare lo scenario. Proprio la Germania ha deciso di invertire la rotta non affidandosi più esclusivamente all’energia nucleare. L’apertura verso nuove forme di energia alternativa ha decretato la netta diminuzione del consumo da nucleare nel 2011.
Nel Regno Unito, invece, la riduzione è data dalla liberalizzazione del mercato dell’energia, e della riduzione del monossido di azoto nei cicli produttvi.

Francia e Italia risultano terza e quarta in classifica. Rispetto al 1990 le emissioni italiane sono diminuite del 5,8% nel 2011. Dopo l’incremento dei primi anni novanta causato da trasporto stradale, elettricità, riscaldamento e raffinazione di petrolio, dal 2004 le emissioni sono diminuite in maniera significativa.
Bene anche per le emissioni francesi che sono diminuite del 12,7%, soprattutto grazie al minore utilizzo dell’azoto nei cicli produttivi e del minor consumo di idrocarburi e del trasporto su strada.

La Spagna, che ha diminuito le sue emissioni del 7,7%, mostra caratteristiche simili al nostro paese. La Polonia, invece, con una percentuale dell’8,8% deve la gran parte della riduzione di CO2 al declino delle industrie pesanti e alla ristrutturazione del proprio sistema economico-produttivo con la caduta dell’Unione Sovietica. Unica eccezione risulta l’incremento del trasporto su strada.

Se consideriamo solo i 15 “vecchi” notiamo che la riduzione risulta più significativa.
Ammonta al 4,2% e corrisponde a 159,6 milioni di tonnellate.

Quali sono stati i fattori determinanti?

  • La notevole riduzione del consumo energetico a uso domestico (-15,3%) è causata da condizioni climatiche più miti che si sono verificate nel 2011;
  • riduzione della produzione di elettricità in particolare nel Regno Unito e in Francia (-3,2%), causato da un maggior ricorso al nucleare e al carbone;
  • diminuzione dei trasporti stradali per la riduzione dei passeggeri e del trasporto di merci (-1,2%);
  • calo delle emissioni dalle industrie di acciaio e ferro in Grecia, Italia, Portogallo Spagna e Regno Unito. Questo è dovuto principalmente al declino della produzione in campo edilizio. Novità introdotte in alcune fasi di produzione, hanno portato a un notevole calo delle emissioni  nell’industria manifatturiera del Regno Unito (-2,8%);
  • Il sostanziale decremento (40%) nelle emissioni da produzione di acido nitrico (utilizzato per fertilizzanti, coloranti, prodotti farmaceutici, profumi, ecc.) avvenuto soprattutto in Belgio, Francia e Regno Unito.

Il report ci mostra un quadro complessivamente positivo, anche se la strada verso la riduzione delle emissioni CO2 è una sfida ancora tutta da vincere.

 

Note

[1]Emissioni: le categorie considerate per la ricerca sono idrocarburi alogenati, trasporti stradali, produzione di cemento, gas metano, combustibili solidi, manufatti industriali, elettricità, energia e produzione di calore, usi domestici.

[2]Biomassa: è la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.

In copertina: CO2 emissions © Ian Britton

 

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