ECOMAFIE D’ITALIA

16,7 miliardi di euro di fatturato
34.120 reati accertati
302 clan 
28.132 persone denunciate
8.286 sequestri effettuati
161 ordinanze di custodia cautelare

Sono numeri preoccupanti e in crescita quelli che emergono dal Rapporto sulle Ecomafie presentato da Legambiente.
La classifica delle illegalità vede primeggiare quattro regioni del Sud già maltrattate da anni di malgoverno, corruzione e scempi ambientali. E così, le prime della classe sono ancora Campania (4.777 infrazioni accertate), Sicilia (4.021), Calabria (3.455) e Puglia (3.331). Il triste primato fra le regioni del nord spetta invece alla Liguria (1.597 reati, +9,1% rispetto al 2011). Se loro sono le peggiori, le restanti regioni italiane non è che se la passino tanto meglio: dal Veneto all’Umbria gli illeciti aumentano un po’ dovunque.
Quello delle attività ecocriminali è un mondo molto articolato, di dimensione globale e con un altissimo grado di diversificazione nelle attività a danno dell’ambiente. Vediamo quali sono.

Animali e piante da salvare
La media è di 22 reati al giorno. Sono quelli contro animali, fauna selvatica e boschi che in totale sfiorano quota 8.000 con un incremento rispetto al 2011 del 4,6%.
La peggiore è la Campania.

Una colata di cemento abusivo
I dati ci dicono che dal 2003 al 2012 sono state 283.000 le nuove case illegali, con un fatturato complessivo di circa 19,4 miliardi di euro. Un mercato, quello dell’edilizia abusiva, che soffoca le costruzioni legali crollate da 305.000 a 122.000.
Male Puglia e Lombardia. Balzo in avanti anche per Basilicata e Trentino Alto Adige.

Il riciclo è servito
I cascami, materiali che dovrebbero essere utilizzati nell’economia legale del riciclo, vengono invece spediti in Corea del Sud (è il caso dei cascami di gomma), Cina e Hong Kong (cascami e avanzi di materie plastiche, destinati al riciclo o alla combustione), Indonesia e di nuovo Cina per carta e cartone, Turchia e India per i metalli. A scoprirlo, l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane che segnala che i quantitativi di questi materiali nei porti italiani sono raddoppiati rispetto al 2011 passando dalle 7.000 alle 14.000 tonnellate.
Il risultato è: imprese oneste in difficoltà e contributi ecologici in fumo.

I corrotti inquinano
La corruzione va a braccetto con le attività ecocriminali. Dal primo gennaio 2010 al 10 maggio 2013, il rapporto segnala che sono state ben 135 le inchieste relative alla corruzione ambientale.
Un mare di tangenti in cambio di appalti e concessioni edilizie, varianti urbanistiche e discariche.
La Calabria è, per numero di arresti eseguiti (280), la prima regione d’Italia, ma a guidare la classifica per numero d’inchieste il primato va alla Lombardia (20).
Un ultimo confronto che fa riflettere: nel 2011 i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa sono stati 6, nel 2012 sono diventati 25. La fragilità della macchina amministrativa offre un terreno fertile per la criminalità organizzata che diventa libera di arricchirsi sporcando il territorio.

Made in Italy contaminato
Anche il settore agroalimentare non viene risparmiato dalle mani criminali. Rientrano in questa categoria ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre a 78 milioni di euro. Il controllo è su tutta la filiera: dalle campagne, al trasporto e al controllo dei mercati ortofrutticoli all’ingrosso, si arriva alla grande distribuzione organizzata. E ancora nella ristorazione, dove i soldi vengono riciclati in ristoranti, alberghi, pizzerie e bar.

Predoni di cultura
Secondo l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche, la perdita del patrimonio culturale ci costa circa un punto percentuale del Pil, calcolando il solo valore economico e tralasciando quello culturale che non può essere calcolato. Nel corso del 2012 le forze dell’ordine hanno accertato 1.026 furti di opere d’arte, quasi tre al giorno, con 1.245 persone indagate e 48 arrestate; e ancora 17.338 oggetti trafugati e ben 93.253 reperti paleontologici e archeologici recuperati, per un totale di oltre 267 milioni di euro di valore dei beni culturali sequestrati.

Ingredienti per uscirne
Di certo non esiste la bacchetta magica per cancellare in un attimo questo intreccio ingarbugliato di “imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss” che anzi continuano a vivere e tessere reti intorno a noi. “Quella delle Ecomafie – continua il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale”.
Di certo, aiuterebbe parecchio che i reati ambientali fossero puniti in maniera più severa e puntuale di quanto lo siano oggi.
In attesa di efficaci azioni legislative, teniamo tutti gli occhi ben aperti.

di Stefania Mancuso

In copertina: l’ecomostro di Casalecchio di Reno, © Marco Monetti

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